Autore: Matteo Carena

Ho vent'anni, studio psicologia e strimpello la chitarra. Tra una puntata di South Park e l'ennesimo replay di In Rainbows mi metto a scrivere articoli e storie.

In queste ultime settimane, Tory Lanez è stato indiscutibilmente al centro dell’attenzione di chi segue la scena rap d’oltreoceano. La sua “Quarantine Radio” sta avendo un ottimo successo su Instagram, arrivando addirittura a rompere il precedente record di spettatori in una sola live grazie all’apparizione come ospite di Drake. L’artista canadese ha prontamente colto l’occasione giusta per annunciare ufficialmente The New Toronto III, rilasciato poi la settimana seguente. E il nuovo capitolo della saga non ha deluso le aspettative.

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Nonostante sia passato circa un anno e mezzo dalla dipartita di Mac Miller, pseudonimo di Malcolm McCormick, la sua stella continua tuttora a brillare. L’album postumo Circles – del quale abbiamo scritto la recensione – è sicuramente uno dei migliori progetti usciti in questo complesso 2020.
La carriera di Mac si è impennata grazie al mixtape Best Day Ever, che esamineremo oggi nella nuova puntata del “Discovery Album”.

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After Hours, ultima fatica di Abel Tesfaye, in arte The Weeknd, era sicuramente uno degli album più attesi del 2020. Il cantante canadese era a secco da due anni ormai, quando l’EP My Dear Melancholy colpì pubblico e critica grazie alle sue atmosfere cupe e malinconiche, che rimandavano ai fasti della Trilogy.
I primi tre estratti del nuovo progetto – Heartless, Blinding Lights e After Hours – hanno riscosso un ottimo successo, alimentando la fiamma della curiosità verso l’imminente disco.
Perciò, sono state rispettate le sempre più alte aspettative?
Si può rispondere già ora: sì, eccome. Perché, con buona probabilità, ci troviamo di fronte al lavoro più maturo, curato e personale che The Weeknd abbia mai composto.

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Descrivere Heaven Or Hell, il primo album di Don Toliver, potrebbe sembrare un gioco da ragazzi. Ad un primo ascolto, magari poco attento, si rischierebbe di giungere ad una conclusione sbrigativa e superficiale, giudicando il rapper di Houston come una versione 2.0 del mentore Travis Scott. In realtà non è così: Toliver ha creato Heaven Or Hell a sua immagine e somiglianza.

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