Autore: Nicola Los Simonutti

Born and Raised nelle periferie della Brianza. Da anni mi cibo di musica Rap e pallacanestro, con una passione smodata per la Dogo Gang e i Boston Celtics. Durante il giorno frequento l' Università di Scienze della Comunicazione a Bergamo.

Questa recensione è in realtà la storia di un dilemma. È possibile valutare, soppesare, e addirittura giudicare in modo severo Persona, l’ultima agognata fatica discografica di Fabio Bartolo Rizzo, uomo ed artista, senza andarsi a schiantare contro l’aura di intoccabilità super partes ed il timore reverenziale che il rapper Marracash ha saputo catalizzare intorno a sé nel corso della sua carriera?

In altre parole, come scindere una Persona dal suo Status, all’interno della scena e del mercato discografico di riferimento?

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Se c’è una certezza nel business della musica è che non esistono leggi per prevedere il punto di svolta della carriera di un’artista: alcuni ci arrivano con il disco di debuto, altri dopo anni di carriera, certi persino lo passano senza accorgersene, chiedendosi di continuo quale sia la ricetta giusta per sfondare.

NLE Choppa ha visto concretizzarsi la possibilità di avere successo alla veneranda età di 16 anni, riuscendo incredibilmente ad azzeccare fin’ora tutte le mosse possibili. La domanda che tutti si stanno ponendo in questo momento è: cosa abbiamo davanti? Un fenomeno momentaneo o la nuova promessa del futuro del rap game?

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Esiste una logica decisamente imprescindibile quando si parla del mercato odierno: per sopravvivere nel mondo della musica bisogna restare sempre sulla cresta dell’onda pubblicando il numero maggiore di singoli, featuring, album, possibili. Il rischio per un artista, rimanendo in silenzio, è che il pubblico si dimentichi di lui, rimpiazzandolo senza troppi problemi con il rapper del momento, reduce da un paio di hit da playlist e subito additato come la next big thing. Passano pochi mesi ed ecco che il ciclo si ripete.

Capita a volte, tuttavia, che qualcuno riesca a sfuggire alla macchina, inserendosi nelle pieghe del tempo e fluttuando al di sotto del mercato. Aspettando, attendendo qualcosa che dia lo slancio per tornare in superficie. Questo è esattamente quello che ha fatto Vaz Te, facendo crescere poco a poco l’hype intorno alla sua figura senza seguire alcuna tattica, senza retoriche volte a dilatare le tempistiche: l’attesa era il prezzo da pagare per studiarsi, per trovare la propria dimensione e sconfiggere gli spettri.

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Non lo capisco. Non ho mai visto nessuno muoversi così su un campo“. Andre Agassi rievoca così nella sua autobiografia il primo incontro con un esordiente Rafael Nadal, in procinto di cominciare la propria scalata all’Olimpo del tennis. Nell’ormai distante 2015, parole analoghe venivano sussurrate dagli appassionati di rap italiano per commentare “Julian Ross“, il mixtape con cui un ancora implume Izi varcava per la prima volta la soglia della fama locale  e cominciava ad imporre il proprio nome sull’intero territorio nazionale.

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