Autore: Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

Tra i pioneri del rap italiano, spesso citati anche dalle nuove leve, troviamo gruppi influenti e sicuramente determinanti per l’evoluzione del genere come i Club Dogo, i Sangue Misto, i Co’Sang, i Colle Der Fomento e il TruceKlan.

Uno dei membri fondatori del TKlan, insieme a Gel e Cole è Metal Carter, figura a volte ambigua e dal background non solo hip hop, come sottolinea il suo stesso nickname. Attorno al suo immaginario, cruento e spesso considerato folle, si sono costruite leggende, storie distorte e aloni di mistero che hanno contribuito alla costruzione di un personaggio distante anni luce dalla realtà.

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Una delle piacevoli novità nel panorama rap italiano riguarda quella sorta di “emancipazione femminile” che ha spinto – e sta spingendo – decine di ragazze ad approcciarsi a questo genere, da sempre chiuso in circuiti prettamente maschili. Tra le tante nuove proposte ci sono ovviamente indefiniti cloni di rapper americane, ma anche ragazze che cercano di trovare la propria strada non seguendo nessun trend nè tantomeno emulando lo stereotipo della classica trap girl: di quest’ultima “categoria” fa parte la protagonista di questo approfondimento, Madame.

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Una delle espressioni più frequenti tra i rapper è “Questo sarà il mio anno”, alludendo a grandi progetti in cantiere o a mosse di marketing tali da far emergere/confermare un artista nel rap game. Alcuni ci riescono, altri tradiscono le aspettative, altri ancora si approcciano per la prima volta in questa nuova dimensione cercando di dimostrare le proprie qualità al grande pubblico. La storia però ci insegna che un elemento fondamentale per emergere in questa scena rap così fitta e trafficata è la “spinta” di artisti già rinomati, i quali notano nelle giovani leve delle qualità uniche e determinanti tanto da promuoverli e puntare su di loro facendo quasi da garanti.

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Una delle piacevoli rivelazioni degli ultimi anni è sicuramente il duo Carl Brave x Franco126, sigla unica e indivisibile agli occhi di molti. Eppure la storia ci insegna che non esiste band che non si sciolga, aldilà degli screzi, semplicemente perchè ogni artista ha bisogno di dar luce al suo talento senza troppe interferenze. E così anche il binomio romano ha imboccato strade diverse, con sonorità e immaginari differenti.

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Oggi l’hip hop si guarda, non è più da ascoltare” cantava Guè in Come Se Fosse Normale. Mai una citazione si è rivelata così azzeccata: oggi dove l’omologazione nel rap regna sovrano, la peculiarità di un artista è di fatto un elemento indispensabile per emergere da quel calderone fatto di vestiti rosa, beveroni e tatuaggi in viso. Quentin40 oltre ad essere uno degli emergenti più promettenti del panorama italiano per indiscusse doti di scrittura, è riuscito a distinguersi dalla suddetta massa informe grazie al suo segno particolare per eccellenza: troncare le parole.

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