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Amill Leonardo prova ad allargare spazio e orizzonti con Matador

Se vi dicessimo Ali Amin Benameur? Rispondereste con tutta probabilità “Chi? Cosa? Perché?”: allora vi diciamo Amill Leonardo, rapper emergente classe 1992 di origini marocchine, nel comune di Milano che negli ultimi anni qualcosa sicuramente ha dato al rap italiano, ovvero Cinisello Balsamo.

Dal 2016 ha pubblicato numerosi progetti – EP, mixtape e singoli – tra i quali citiamo Lewandoski e Numero 9, arrivando venerdì scorso alla pubblicazione dell’album Matador distribuito da Da Vinci Group (etichetta indipendente fondata dallo stesso rapper) e Sony Music Italia, già anticipato dal singolo Leonardo e prodotto da Kermit Mattbeatz.

 

Matador è un disco che al primo ascolto disorienta. Innanzitutto bisognare dire che, in un momento storico dove la musica – anche e soprattutto quella rap – vive sempre più di ibridazioni e in cui le etichette alla fine sembrano venir create solo per futili scopi di classificazione necessaria al pubblico per non perdersi nel marasma infinito della musica italiana, questo album difficilmente si può definire trap, così come puramente rap. Matador non è disco trap, ma non è nemmeno troppo rap o pop -come lui stesso per altro ha dichiarato – eppure per forza di cose è un po’ l’insieme di tutto ciò, mischia suoni e caratteristiche differenti, scivolando durante l’ascolto da un genere all’altro e sconfinando qua e là senza problemi.

 

E nel complesso questo è ottimo, soprattutto dal punto di vista delle strumentali: il disco suona bene e convincente anche se alla fine dell’ascolto complessivo lascia probabilmente con la sensazione di aver ascoltato un buon lavoro, al quale però mancano quei 2/3 guizzi decisivi per convincere del tutto o comunque che riescano ad invogliare chi si è approcciato per la prima volta a questo album ad un nuovo ascolto.

L’impegno c’è e lo si sente tutto, c’è la volontà di parlare di sé e del modo in cui un ragazzo giovane si interfaccia con la musica e con la vita vera senza filtri e l’esempio perfetto è l’ultima traccia autobiografica dal titolo Non fotti, così come il singolo Leonardo, che insieme ad AC Milan e Wesh Zebby (nella quale troviamo i feat di Marue e Isi Noice), appare come il meglio del progetto.

 

Non ci sono brani che si presentano come riempitivi o di seconda mano, ma nemmeno hit clamorose, e questo alla fine può essere uno dei limiti del lavoro targato Amill. Se troviamo strumentali molto vicine a sound dance e che puntano a far muovere la testa, come la martellante Credimi in collaborazione con Eddy Veerus, ovvero uno che solitamente è abbastanza abituato a far muovere il culo alla gente, alla fine è anche vero che il risultato, specialmente in alcuni punti, è un po’ straniante, o almeno lo sarà certamente per un pubblico abituato a suoni e flow canonici al rap del 2019.

Di questo album è apprezzabile prima di tutto il tentativo di non omologarsi eccessivamente a qualcosa che probabilmente lo stesso artista per propria natura sente distante o non completamente suo: Matador non è un disco sperimentale in cui Amill non rappa e si inventa la luna; è un album sincero, che suona fresco pur senza decollare e mostrare guizzi da fuochi d’artificio.

Amill mischia influenze, o almeno prova a farlo in alcuni punti, sebbene il risultato non lo dimostri come probabilmente era nelle intenzioni iniziali, ci sono tanti spunti interessanti ai quali sembra mancare alla fine sempre quella spinta decisiva per colpire a fondo l’ascoltatore, che rimane sì interessato, ma non folgorato.

 

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