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Blackbear: storia di un perfetto (s)conosciuto

Il 26 Aprile 2019 è uscito ANONYMOUS, il quinto album di blackbear. Si tratta di un nome che alla maggior parte del pubblico probabilmente non dice nulla, ma forse non molti sanno che è la mano dietro alla maggior parte dei successi d’oltreoceano nel 2012: tantissimi avranno sicuramente ascoltato almeno una canzone scritta o prodotta da questo ragazzo senza nemmeno saperlo.

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Per fare un esempio Mat Musto (in arte blackbear) è la mano e la mente che ha scritto e prodotto hit del calibro di Boyfriend di Justin Bieber. Non solo: nel proprio palmarès l’autore e produttore di Los Angeles vanta anche collaborazioni nello stesso periodo con artisti del calibro di Pharrell Williams, MGK e Childish Gambino.

Dopo essersi fatto le ossa resistenti collaborando con nomi di grosso calibro, qualcosa cambia e Mat decide di mettersi in proprio scegliendo il nome d’arte blackbear. Genere musicale? Nulla di preciso, un connubio tra rap e R&B. Nel 2015, dopo una serie di EP rilasciati in sordina, esce Deadroses, il suo album di debutto.

Il disco riesce a riscuotere un discreto successo, tanto che Billboard inserisce il nome del giovane nella classifica degli artisti emergenti più interessanti. Complici di questo successo sono due pezzi in particolare dell’album: idfc (acronimo di I Don’t Fucking Care, il cui remix di Tarro porta il pezzo ad un pubblico mainstream) e 90210 che vanta la collaborazione di G-Eazy, collaborazione che si ripeterà anche nel disco del rapper nel brano Remember You.

Nello stesso anno blackbear rilascia anche Help, il suo secondo album: l’argomento principale è l’estrema difficoltà che l’artista riscontra nel tentativo di ambientarsi nel lusso dell’industria musicale. Mat infatti cresce con una madre adolescente e il padre lo abbandona appena nato: per trovare una via di fuga investe tutto sè stesso nella passione per la musica. Ma certe cicatrici, è risaputo, possono impiegare molto tempo per rimarginarsi.

Dopo due anni tra studio e tour esce il prodotto che svolta la carriera di blackbear: Digital Druglord, il terzo album. Oltre agli argomenti tanto cari al giovane artista – relazioni disastrate e le difficoltà della vita quotidiana – ciò che distingue questo album è il contesto in cui è stato scritto. Blackbear afferma infatti che il disco è stato creato mentre lui era ricoverato in ospedale in seguito ad una necrosi del pancreas derivata dallo stile di vita non proprio sano adottato dal ragazzo durante il tour. Digital Druglord esce il 21 Aprile 2017, preannunciato da un tweet contenente un titolo di una canzone del disco: hell is where i dreamt of u and woke up alone.

Il disco si guadagna una posizione nella top 10 Billboard degli album HipHop/R&B, ma è Do Re Mi la hit che porta blackbear ad un livello superiore con oltre 300 milioni di stream. Il brano riscuote così tanta attenzione mediatica che in breve tempo esce un remix: la struttura del pezzo rimane inalterata rispetto all’originale, con la ciliegina sulla torta rappresentata da una strofa di Gucci Mane.

Mat ormai è inarrestabile: sempre nel 2017 esce Cybersex, il suo quarto disco. Più che un album ufficiale, Cybersex ha le sembianze di un mixtape, frutto di un accordo milionario con Interscope. Cybersex è un prodotto innovativo per blackbear, al cui interno l’artistasi destreggia in molti generi collaborando anche con figure molto importanti della scena Hip Hop americana del calibro di 2 Chainz, Machine Gun Kelly, Rick Ross e molti altri.

Dopo aver ripercorso i tratti importanti della carriera di Mat, arriviamo ad oggi. Dopo due anni di riposo esce ANONYMOUS, il quinto disco ufficiale di blackbear. Il prodotto è – a differenza del predecessore – assolutamente privo di collaborazioni e distribuito da Interscope e beartrap, una succursale dell’etichetta di Santa Monica curata interamente da bear.

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Il disco è un buon prodotto, non eccelso e ben distante dall’exploit di Digital Druglord, ma si fa comunque ascoltare piacevolmente. Il problema principale di questo lavoro è la sua estrema omogeneità, forse eccessiva, che sembra precludere l’ascolto a chi non conosce blackbear per i suoi prodotti precedenti. Si tratta comunque di un album a cui dare una chance data la presenza di pezzi dal grande potenziale come Dead To Me, Swear To God, 1 Sided Love e Heartbroken, non senza però qualche remora.

Blackbear è una delle figure più presenti e allo stesso tempo sconosciute all’interno dell’industria musicale statunitense. È senza dubbio un profilo che merita attenzione sia per la discografia molto estesa sia per la sua versatilità e capacità di spaziare da un genere all’altro anche all’interno dello stesso prodotto.

Aggiungendo qualche particolare alla misterioso alone che avvolge questo personaggio, blackbear ha già dichiarato di voler concludere la propria carriera musicale al più presto: forse le luci della ribalta non sono adatte a chi ha gettato le basi del proprio successo nell’ombra.

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Leonardo Trinci

21 anni e sentirli fin troppo. Amo la musica, faccio musica, scrivo di musica.

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