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BROCKHAMPTON, la boyband nata su Internet che sta sconvolgendo il mondo del rap americano

Cosa succede quando 14 amici tra performer, produttori e creativi decidono di formare un progetto musicale insieme in cui ognuno ha il suo ruolo nel processo creativo? Ecco la storia di Brockhampton, il collettivo più fresh esploso nel 2017.

Non necessariamente qualcosa di buono, fortunatamente non è questo il caso, perché oggi parliamo della Brockhampton, una delle novità più interessanti del panorama rap americano (ma non solo). Immaginate dei ragazzi che si conoscono sul gruppo di Chiamarsi MC: qualcuno rappa, qualcuno canta e suona, qualcuno produce, qualcuno si occupa di outfit, qualcun altro fa video, o grafiche, e immaginate che questi ragazzi decidano di formare un gruppo e in poco tempo riescano a raggiungere il successo in Italia con un prodotto interamente autoprodotto.

Questo è quello che è successo con la BROCKHAMPTON.

Questo collettivo infatti nasce nel forum dedicato a Kanye West, KanyeToThe.com, quando alcuni fan di quest’ultimo, provenienti principalmente dal Texas, ma anche da altre parti d’America e del mondo cominciano a scambiarsi file audio, video e immagini. E’ l’inizio di quella che oggi possiamo considerare la prima creatura musicale che si è generata interamente su internet.

 

Già dai primi demo la chimica tra di loro è impressionante, e le loro potenzialità incredibili, all’interno del collettivo coesistono in totale armonia artisti brillanti che migliorano pezzo dopo pezzo e una squadra di producer che ama sperimentare con l’idea di fondere insieme più generi musicali, ma c’è un problema. La base operativa della band inizialmente è in Texas, per una questione di comodità visto che la maggior parte dei membri abitano lì, ma non tutti e perciò in una prima fase internet è ancora fondamentale per la creazione della loro musica causando degli ovvi problemi logistici. Inoltre il Texas non offre molte possibilità ad un gruppo di giovani ragazzi che cerca di ritagliarsi uno spazio nel panorama musicale americano con idee innovative che in Texas non riscuotono il successo che potrebbero riscuotere altrove.
E’ per questo che i membri capiscono che vale la pena andare all-in, di rischiare il tutto per tutto, mettere insieme i primi guadagni per trasferirsi tutti in una casa a South Central, Los Angeles.

Un rischio che pagherà alti dividendi.

Infatti è proprio in questa casa, in quella che loro chiamano la BROCKHAMPTON Factory, che gli artisti cominciano a mettere a punto la loro opera prima, condividendo la quotidianità oltre che il lavoro sul disco, diventando in breve tempo ben più di un gruppo di ragazzi che fanno musica assieme, trasformandosi in qualcosa di simile ad una grande famiglia.

Nel 2016 la BROCKHAMPTON fa uscire il primo mixtape, All American Trash, un buon esordio che però evidenzia anche alcune lacune e mancanze di maturità artistica da parte del collettivo, eppure nonostante ciò attirano l’attenzione di Viceland, divisione televisiva del colosso dei media Vice, che decide di realizzare una serie-documentario su di loro.

I ragazzi di certo non si adagiano sugli allori, tornano subito al lavoro producendo una mole impressionante di pezzi seguendo un processo di crescita costante. Il 9 giugno 2017 la BROCKHAMPTON è pronta per tornare sul mercato, esce SATURATION, il primo di tre album che usciranno nel 2017, la trilogia di SATURATION, 72 brani pubblicati in 6 mesi che hanno stupito tutti.  Il primo video estratto da SATURATION è HEAT con cui subito la BROCKHAMPTON sperimenta un successo mai avuto fino ad allora.

La proposta musicale della BROCKHAMPTON è qualcosa che unisce mondi diversi, opposti, la loro stessa formazione mista si riflette sulla loro musica, allo stesso tempo bianca e nera, allo stesso tempo tematicamente impegnata ma anche scanzonata e ironica, nella quale elementi di novità e di tradizione si mescolano perfettamente, una musica in cui possiamo riscontrare i riferimenti più svariati, partendo ovviamente da Kanye West, passando per il G-Funk angeleno degli anni ’90 andando a finire addirittura nel pop più spudorato degli NSYNC, il tutto all’insegna della sperimentazione musicale.
Dal primo SATURATION al terzo possiamo riscontrare una crescita artistica che di solito si riscontra in anni invece che in mesi con un miglioramento costante di qualità del suono e dei testi, inizialmente tacciati di essere troppo adolescienziali nel primo disco, gradualmente più maturi nel secondo e poi nel terzo album, il tutto aggiunto ad una versatilità che non sembra avere confini.

Il filo rosso che unisce tutti e tre i lavori è lo spirito collettivo, ogni pezzo è il risultato della collaborazione di tutti, di un processo creativo condiviso in tutto e per tutto, in cui nessuno sembra escluso. Idee diverse che si fondano in un connubio che è allo stesso tempo il ritratto e l’utopia di quello che l’America oggi dovrebbe essere.

Quello della BROCKHAMPTON è chiaramente un lavoro di squadra, non è un caso infatti che il loro prossimo lavoro che arriverà a breve si chiamerà TEAM EFFORT, e questa della collettività è la principale differenza tra loro e un’altra crew a cui viene spesso accostata, la Odd Future, con cui condividono il management illuminato nella figura di un professionista del settore come Chris Clancy. Nella Odd Future le personalità di Frank Ocean, Tyler The Creator ed Earl Sweatshirt per forza di cose uscivano fuori prevalicando gli altri, cosa che non avviene mai con la BROCKHAMPTON.
Tyler The Creator tra l’altro è uno dei più grandi fan del collettivo di South Central, e ha anche riservato per loro uno spazio nel suo Camp, l’evento musicale che ha reso celebre, ma non è certo l’unica figura del settore ad essersi affezionato alle gesta di questo collettivo.

E allora andiamo a conoscere questa squadra così coesa, cercheremo di introdurvi brevemente i membri della BROCKHAMPTON:

Kevin Abstract

Il leader, una delle personalità più forti all’interno del collettivo ma nonostante questo per nulla accentrante, anzi, è molto attento a far sì che questo non avvenga, levando spazio a se stesso piuttosto che agli altri. Ha già un album da solista all’attivo, American Boyfriend, e la sua aspirazione è essere riconosciuto come uno dei migliori artisti emergenti allo stesso tempo nel rap e della musica pop.
Kevin è gay, questo per forza di cose lo caratterizza all’interno di un mondo come quello della doppia H che non è mai stato gay-friendly, e lui stesso non fa nulla per evitarlo, non perde mai occasione per parlarne nelle canzoni, perché citando Kevin stesso in un celebre passo di JUNKY da SATURATION II “Not enough niggas rap and be gay”. L’idea di Kevin è quella di essere nel rap quello che altri artisti gay sono stati per esempio nel rock o nel pop cercando di portare un messaggio chiaro: la musica non può essere caratterizzata dall’orientamento sessuale, non importa a quale genere appartenga.
Kevin Abstract è riconducibile per certi versi ad un altro artista della scena musicale americana come Childish Gambino, per il combinato di Hip Hop e R&B/Soul che lo identificano e soprattutto per l’eclettismo e la poliedricità che sono un tratto distintivo di entrambi gli artisti. Oltre ad essere un rapper e cantante di talento Kevin dimostra anche una spiccata predisposizione per le arti visive, è il regista dei suoi video da solista e dei video della BROCKHAMPTON, tutti pieni di spunti originali e ottimi in quanto a qualità, nonostante siano realizzati con budget non certo hollywoodiani.

Recentemente ha anche postato un suo cortometraggio su youtube, che si chiama Billy Star.

Ameer Vann

Ameer è senza dubbio l’OG della compagnia, sembra nato e cresciuto a South Central invece che in Texas ed è un rapper dallo stile molto diretto che sembra uscito direttamente dagli anni 90, ma al contempo per le tematiche che tratta è forse il rapper più vicino all’immaginario trap/rap attuale. Non mancano nelle sue barre riferimenti allo spaccio e all’abuso di droghe, lontano però dalla glorificazione delle stesse, a differenza di molti altri artisti del rap game americano odierno che sull’apologia del consumo di tali sostanze stanno costruendo le proprie fortune, come Travis Scott, Future e 21Savage.
Ameer Vann però nasconde anche un lato nerd, è un appassionato di manga come possiamo capire dal suo tatuaggio ispirato a Bleach, manga che da il titolo anche a uno dei migliori pezzi all’interno di SATURATION III. E’ il suo il volto che campeggia sulle copertine di tutti gli album della trilogia, aspetto che contribuisce a renderlo uno dei più apprezzati dal pubblico all’interno del collettivo, anche se alcuni tra gli addetti ai lavori molti sostengono che abbia un solo flow… come se non ci fossero fior fior di artisti che hanno costruito carriere su un solo flow.

 

 

Dom McLennon

In un certo senso è il personaggio con meno appeal all’interno della BROCKHAMPTON, ma da un punto di vista prettamente tecnico è sicuramente Dom il miglior rapper del gruppo. La sua capacità di adattarsi ad ogni beat alla perfezione portando una quantità impressionante di flow è incredibile, è anche lo scrittore più maturo del collettivo che riesce a trattare in maniera estremamente lucida e originale i temi più difficili da affrontare, questo forse per via della suo passato per nulla semplice. Quindi non stupitevi se inziando ad ascoltare la BROCKHAMPTON vi affezionerete di più agli altri membri ma non potrete mai fare a meno di rimanere colpiti dalle qualità innegabili di Dom come MC.

Matt Champion

Considerato attualmente tra i migliori rapper bianchi emergenti nella scena americana, è quello che ha mostrato la crescita più evidente a livello di flow e testi negli anni, per vederlo basta confrontare una sua strofa qualsiasi da All American Trash per esempio con le sue barre in SISTER/NATION, dell’ultimo album. Ma è nel penultimo di album, SATURATION II, che Matt ha attirato l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori, quando nel pezzo “JUNKY” si schiera apertamente contro la “rape culture” parlando di sessismo e violenze sessuali, argomento caldissimo in questi mesi in USA.

 

 

Joba

Per descriverlo in una parola: imprevedibile.

Non sai mai cosa farà nel prossimo pezzo, descritto dai suoi stessi amici come un pazzo scatenato, inconfondibili sono le sue vocals in falsetto presenti in tutti i dischi insieme alla sua celeberrima frase urlata nel brano “HEAT” di SATURATION “Fuck you, i can break your neck so you can watch your back” ripresa in uno degli ultimi pezzi, ripresa in  BOOGIE dove sbraita “Break necks, I’m the Chiropractor!”.

Colli rotti a parte, Joba è un tassello importantissimo nel processo creativo della BROCKHAMPTON.
Oltre ad essere un performer figura anche tra i produttori, è molto spesso lui a mettere quel suono in più, il tocco finale, la ciliegina sulla torta nella loro musica.

MERLYN WOOD

Merlyn è probabilmente il rapper meno bravo, sicuramente il performer con meno talento, ma allo stesso tempo è forse il personaggio che riscuote più successo, basta guardare un video di qualche live della BROCKHAMPTON per capirlo. Quando arriva il suo turno la folla impazzisce letteralmente, escono tutti fuori di testa e iniziano a saltare e urlare insieme a lui (come potrete vedere nel link sotto).
Prima di dedicarsi totalmente alla musica, Merlyn frequentava gli studi di architettura, ma la vita che volevano i suoi genitori per lui non era quella che lui voleva, e per questo abbandonò gli studi per inseguire insieme agli altri il suo sogno.
La storia di Merlyn è una storia comunissima non solo in America ma in tutto il mondo, sono tantissimi quelli che si rivedono in lui. Le sue origini ghanesi traspaiono dal suo accento africano che costituisce uno dei suoi punti di forza e delle sue peculiarità.

Bearface

Chitarrista e cantante nord-irlandese, rappresenta il valore aggiunto nella BROCKHAMPTON.

Le sue melodie dolci e romantiche chiudono tutti e tre i SATURATION con i brani WASTE, SUMMER e TEAM. Si potrebbe dire in un certo senso che Bearface è la risposta dell’Irlanda del Nord a Ed Sheeran (e che risposta!). L’idea che si posa alla base del collettivo è quella di fare musica che prevalichi i confini dei generi ma anche i confini nazionali, trattando temi generazionali che riguardano tutti in ogni parte del mondo, e la presenza di Bearface nella BROCKHAMPTON è l’esemplificazione di questo concetto.

 

Oltre ai performer da non dimenticare i producer e altre figure importanti all’interno del gruppo, come Romil Hemnani, il produttore principale dei pezzi della BROCKHAMPTON, affiancato da Jabari Manwa, Kiko Merlyn, e Robert Ontinient, web designer oltre che produttore e soprattutto la voce che si cimenta in monologhi in spagnolo presenti negli skit degli album e negli sketch all’inizio di ogni video che lo hanno reso un personaggio di culto per i fan. Poi abbiamo Nick Lenzini, stylist, Ashlan Grey, fotografo, HenockHKSilesh, direttore creativo e graphic designer, oltre a Jon Nunes, tour manager.

Ma alla fine cos’è la BROCKHAMPTON? Una crew? Una posse un po’ sui generis?

Assolutamente no.

Ai membri della BROCKHAMPTON stessa piace descriversi come una boyband,”Southside One Direction” per citarli, nell’intento di ridefinire il concetto stesso di boyband, visto sempre come un termine quasi dispregiativo al livello musicale.

Ci riusciranno? Per ora le premesse ci sono tutte.

 

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