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Al concerto di Lazza a Milano è nata la nuova Machete

Il concerto di Lazza ai Magazzini Generali non è stato solo un’esaltante performance del 333Mob, è stato anche (e soprattutto) il battesimo del nuovo corso artistico di Machete Crew.

Lazza ha chiuso con un sold-out la propria data ai Magazzini Generali

 

Citando Boris, il live di Lazza a Milano dello scorso venerdì è stato un evento dalla caldissima temperatura politica. Non fraintendiamoci, l’evento è stato colossale e probabilmente lo show più completo che una delle nuove leve possa offrire, ma c’è molto non-detto tra quello che è accaduto nella caldissima vetrina meneghina.

La serata, tutta all’insegna della sinergia tra Machete e la costola 333Mob (sottogruppo formato ad oggi da Slait, Low Kidd, Lazza e Zuno Mattia), ha dato sì la possibilità a Lazza di consacrare finalmente il proprio percorso con il primo tutto esaurito in uno dei templi del rap milanese, ma ha anche fornito innumerevoli spunti su cui riflettere.

L’impressione è che con questo concerto si sia delineato definitivamente il nuovo ciclo della Machete Crew, che sia stata ufficialmente inaugurata una Machete 2.0, mutata nei suoni, nell’immagine e nella struttura.

Nei suoni, perché nessun ascoltatore di rap italiano si sarebbe mai aspettato di ascoltare Lil Pump durante un break di un concerto Machete; nell’immagine, che si arricchisce dei nuovi canoni estetici della new wave, dai grills di Lazza al variopinto hairstyle di Dani Faiv; nella struttura, con il 333 Mob a fare da sotto-etichetta più sperimentale ma sempre interconnessa col mostro centrale, nel frattempo arricchitosi del talento di Axos e Dani Faiv.

E’ stato un anno molto intenso in casa Machete: dall’inevitabile scontro con le nuove leve (la querelle-Sfera Ebbasta, archiviata oggi ma caldissima ai tempi), all’uscita dalla band di En?gma, fino all’avallo del progetto 333Mob e le firme con Axos e Dani Faiv.

Dopo anni di collaborazioni con pilastri del rap più classico, che i fan medi hanno sicuramente inteso come una maggiore affiliazione al vecchio sound, la Machete si è ora schierata inequivocabilmente con la new wave.

Pensare che questo processo sia iniziato pochi mesi fa sarebbe quantomeno miope, viste le critiche prese da Nitro (grande speranza bianca dei “puristi” assieme a Mezzosangue) per aver utilizzato strumentali trap all’interno di Suicidol Post Mortem EP, senza voler tornare ancora al terzo mixtape in cui esordì, qualche mese prima di XDVR, un certo Charlie Charles.

Nel 2016 pareva però difficile immaginare che un king della scena come Salmo potesse approvare le nuovi correnti che da lì a poco avrebbero invaso il mainstream, da Sfera (con cui ebbe un breve beef presto risolto) alla Dark Polo Gang, che ha definito “I Sex Pistols del rap italiano”.

“Ci eravamo tanto odiati” (cit.)

Dall’uscita di scena di En?gma questo processo di rivoluzione ha subito un’impennata che ha portato alle due produzioni di punta del 2017 machetero: The Waiter di Dani Faiv e Zzala.

Il mantra è quello che ha sempre contraddistinto la crew sarda: farlo bene, indipendentemente dal suono. Era così ai tempi delle contaminazioni dubstep, dei campioni noise alla Tyler, The Creator, è così oggi che sotto Machete escono produzioni bubblegum trap come quella di Gameboy Color o singoli del Mob che strizzano l’occhio a Lil Pump.

Quindi la Machete ha rinnegato le sue radici? Assolutamente no, tranquillizziamo i fan di lunga data.

Il live di Lazza, nonostante i tanti volti inediti, ha mostrato ancora una volta quanto l’identità di Machete e affiliati sia forte e radicata.

Lo show, per quanto contaminato dalla zarrìa del frontliner di serata, è stato squisitamente rap; emblematico è stato il freestyle con Nerone ed Ensi, due pesi massimi dell’improvvisazione che si sono misurati con Lazza nella cornice dei Magazzini.

Lo spettacolo ha assunto quindi una sfumatura che nel 99% dei live della new school manca, quell’attaccamento alla scuola rap da cui tutti vengono ma di cui pochi si ricordano.

Lazzinho è il vero ponte tra due mondi che fino a pochi mesi fa sembravano incapaci di comunicare: i suoni, lo stile, il carisma delle nuovi correnti coniugati a un’attitudine che non si può debellare.

Il meglio che ci possiamo augurare, in una scena dove storicamente nuovi e vecchi si sono sempre pestati i piedi, è che l’esempio di Lazza ai Magazzini Generali non resti un caso isolato.


Michelangelo Arrigoni

Michelangelo Arrigoni

Responsabile della Redazione di Chiamarsi MC. Se abbiamo recensito male il disco del tuo artista preferito, devi incazzarti con me.

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