• La Bella Musica: Vegas Jones presenta il suo nuovo disco

    La Bella Musica: Vegas Jones presenta il suo nuovo disco

    Lunedì 4 Novembre siamo stati alla conferenza di presentazione del nuovo disco di Vegas Jones, il secondo in carriera: La Bella Musica. Un disco in cui, oltre ai ben noti temi del riscatto e della voglia di raggiungere i propri obiettivi, la musica – in tutta la sua essenza – ha un ruolo fondamentale.

    Leggi tutto...

  • Persona di Marracash: Vivisezione Aurea

    Persona di Marracash: Vivisezione Aurea

    Questa recensione è in realtà la storia di un dilemma. È possibile valutare, soppesare, e addirittura giudicare in modo severo Persona, l’ultima agognata fatica discografica di Fabio Bartolo Rizzo, uomo ed artista, senza andarsi a schiantare contro l’aura di intoccabilità super partes ed il timore reverenziale che il rapper Marracash ha saputo catalizzare intorno a sé nel corso della sua carriera?

    In altre parole, come scindere una Persona dal suo Status, all’interno della scena e del mercato discografico di riferimento?

    Leggi tutto...

  • Dalle Vele all’Italia: Enzo Dong si è preso la sua vendetta

    Dalle Vele all’Italia: Enzo Dong si è preso la sua vendetta

    Il 26 ottobre scorso è uscito, dopo una lunga attesa, Dio perdona io no, il primo album del rapper napoletano Enzo Dong.
    Tra grandi presenze nei featuring e un viaggio nei luoghi che hanno caratterizzato la gestazione della sua prima fatica musicale, Enzo si dimostra pronto a prendersi non solo le Vele, ma anche l’Italia intera, vendicandosi di tutti coloro che non credevano nelle sue capacità, dagli ex produttori alle ex ragazze.

    Leggi tutto...

  • Money Dance: Intervista a Oro Bianco

    Money Dance: Intervista a Oro Bianco

    Negli scorsi giorni, Oro Bianco ha pubblicato il suo ultimo singolo Money Dance, prodotto dal beatmaker croato Gezin, affiliato al supergruppo di produttori chiamato 808 Mafia e accreditato in molti brani di artisti mainstream in America. Per questo abbiamo voluto fargli qualche domanda in vista dei prossimi passi, dando anche uno sguardo al passato recente.

    Leggi tutto...

  • Home
  • Cos’hanno in comune Game of Thrones e la Dark Polo Gang?

Cos’hanno in comune Game of Thrones e la Dark Polo Gang?

Da icone di rottura dell’immaginario pop, la Dark Polo Gang e Game of Thrones hanno subito un costante declino, andando incontro a un destino deludente Come è potuto succedere questo?

Ci troviamo nel 2011: il Trono di Spade esordisce in tv, agli albori di un’epoca, gli anni ’10, destinata a cambiare per sempre il concetto di intrattenimento tra i consumatori. E la serie HBO possiede un ruolo di punta in questa cambio radicale.

L’utilizzo dei social media ha un boost incredibile, nascono i meme, le evoluzioni dei meme, internet ritaglia sempre più tempo nella routine dello spettatore medio. In aggiunta, nascono i servizi streaming, che rendono molto più accessibile la fruizione di prodotti come serie tv e film.

All’interno di questo scenario, nasce e cresce, stagione dopo stagione, Game of Thrones. Una serie tv che, grazie a un sapiente combinazione di sceneggiatura (presa dalla saga di George R. Martin) e regia, ha avuto il merito di adunare in tempo reale milioni di spettatori sparsi per il globo, di qualsiasi estrazione e tipologia, beneficiando delle barriere ormai abbattute dal web.

Un prodotto d’intrattenimento che a gamba tesa è entrato nell’immaginario pop mondiale; tutti parlano di Game of Thrones, anche chi non lo guarda, se non altro per ribadire il suo “essere l’unico che non guarda Game of Thrones”. E se ormai guardare serie tv è considerato cool, è anche grazie al ruolo unificatore di Game of Thrones.

Una delle sigle più belle della storia delle serie TV

 

Spostiamoci in Italia: siamo nel 2015, e la scena hip hop dello stivale sta inconsapevolmente attendendo una botta di terremoto mai vista prima. Sta arrivando la famigerata trap, uno schiaffo in faccia alla scena del momento, in termini di sonorità, di contenuti, di tecnica, di immagine vera e propria dell’artista. Un genere totalmente nuovo, che inizialmente l’Italia, cullatasi per anni in un hip hop che deve “avere il messaggio”, fatica a digerire e ad assimilare.

La Dark Polo Gang con il suo produttore Sick Luke è senza dubbio tra i pionieri di questo maremoto: è loro il merito di aver creato un immaginario completamente nuovo, che non dice nulla e dice tutto, che davanti all’indignazione che genera alza in maniera strafottente le spallucce. L’innovazione della Dark non interessa solo il lato musicale, ma in maniera olistica coinvolge l’immagine e l’attitudine dell’artista. Tony Effe, il triplo sette, che piacciano o no, sono immagini familiari a chiunque.

Nonostante un pubblico piuttosto recalcitrante, la trap sfonda gagliardamente qualsiasi portone possibile con prepotenza e arroganza. Dopo anni di malcelate perplessità e fatica, finalmente l’hip hop ha affondato gli artigli nel mainstream italiano, macina dischi di platino e riempe palazzetti, non è più quel genere con un piede sempre nell’underground rivolto a una nicchia circoscritta. E questo anche grazie alla spinta della trap, capitanata dalla Dark Polo Gang.

Uno dei video più iconici della DPG…

Dove si incrociano allora i percorsi della serie più popolare degli ultimi anni e del collettivo più chiacchierato e imitato d’Italia? Entrambi sono stati protagonisti del cambiamento, su scale diverse, del gusto dello spettatore-ascoltatore medio. Entrambi hanno avuto il merito di raggiungere, direttamente o indirettamente, svariate tipologie di pubblico, molto diverse tra loro. Ed entrambi hanno subito, negli ultimi anni un visibile deterioramento che in Game of Thrones si è coniugato nella estremamente deludente ottava stagione, nella Dark nel, per usare un eufemismo, mediocre Trap Lovers.

Era davvero necessaria questa coppia?

In entrambi i casi, nel tempo sono venute meno quelle peculiarità che definivano ed identificavano rispettivamente il Trono di Spade e la Dark Polo Gang rispetto al resto delle serie tv e artisti musicali. Perché abbiamo tutti amato Game of Thrones? Per gli sviluppi inaspettati della trama, per l’introspezione dei personaggi, né completamente buoni né completamente cattivi, per i colpi di scena. Da quando la serie si è allontanata dagli efficaci e sicuri binari dei libri, tutte queste caratteristiche hanno iniziato a vacillare, fino a capitolare definitivamente con l’ottava stagione.

Allo stesso modo il collettivo di Roma ha perso negli anni quei tratti che l’hanno contraddistinta dal resto della scena italiana: l’immaginario dark, il linguaggio per metafore, il loro universo narrativo ha perso progressivamente mordente, sfociando quasi in una auto-parodia. Il cambio di sonorità e di target da raggiungere è sotto gli occhi di tutti, è una dark family friendly che strizza l’occhio a un pubblico inevitabilmente diverso da quello che ha apprezzato la Trilogy o Full Metal Dark. In aggiunta, uno dei loro punti forti era senz’altro la sinergia e la complementarietà tra i membri, caratteristiche indebolitesi con l’abbandono di Side del gruppo.

…e i video di adesso.

In entrambe le situazioni, ciò che manca davvero è la credibilità. Per quanto riguarda Game of Thrones, il pubblico non ha mai avuto chissà quali esigenze di trama, plot-twist e coup de théâtre. Parliamo del resto di un prodotto popolare nel vero senso del termine, che include nerd cinefili ma anche tanti spettatori da un gusto semplice e accontentabile. Ciò che è davvero necessario è scrivere una storia coerente con sé stessa e che cammini sulle proprie gambe, caratteristiche assenti nel finale del Trono di Spade. Gli episodi finali della serie HBO infatti sono un coacervo di buchi di trama, storylines non concluse, personaggi svuotati delle loro caratteristiche, un’accozzaglia di eventi collegati tra loro in maniera non consequenziale. E questo ha destato non poche perplessità.

Qualcuno sa giustificare il perché di questa scena?

Ugualmente per la DPG, nessuno vieta a Tony Effe e compagnia di abbracciare sonorità più radiofoniche e di cambiare contenuti. D’altronde, di acqua sotto i ponti ne è passata e senz’altro le cose da raccontare una volta arrivati in cima sono differenti dagli inizi. È necessario però essere capaci di fare pop, e non è cosa per tutti. La linea di demarcazione tra un prodotto che funziona e una plasticata che mette in imbarazzo l’ascoltatore è molto sottile e confondibile e sta all’artista saperla cogliere e comportarsi di conseguenza.

 

In ambo le situazioni, vi è la sensazione di un prodotto forzato e disorganico, non nelle proprie corde. Non è un casualità che l’episodio più memorabile delle ultime stagioni di Game of Thrones sia proprio l’indimenticabile Battaglia dei Bastardi e che la vere hit della Dark post-uscita di Side siano Che Bello Essere DarkTaki Taki. In entrambi i casi, vengono fuori due grandissimi risultati, segno che, se ci si applica in ciò che si sa fare bene, il prodotto finale che ne deriva è sicuramente meritevole.

Concludendo, per Game of Thrones rimane l’amarezza per un epilogo non all’altezza del livello globale della serie. La DPG senz’altro non tornerà “quella di Crack Musica”: la speranza tuttavia è che intraprenda un percorso che sappia esprimere il proprio stile di vita, senza però rinunciare alle peculiarità che l’hanno sempre contraddistinta.  Spes ultima dea.

Tag: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici