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Dal Crowdfunding alle Major: come arriva la musica al pubblico?

Ieri Egreen ha annunciato la messa in vendita di 400 copie de “Il Cuore e La Fame” riservata agli iscritti alla Newsletter, aperta in occasione del Crowdfunding di “Beats & Hate”. Mi sono dunque chiesta “Ma questo Crowdfunding esattamente cos’è? Quali sono i meccanismi che stanno alla base di esso?” 

Nel caso tu ti stia ponendo i medesimi quesiti, oggi è il tuo giorno fortunato! Mi sono occupata personalmente di scavare nel profondo di questo sistema apparentemente semplice così da cercare di dare delle risposte a questi interrogativi.

Crowdfunding

Il crowdfunding ( o finanziamento collettivo) consiste nella collaborazione di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per contribuire agli sforzi di persone e/o associazioni. Questa modalità è riconducibile ad ambiti quali l’arte, la ricerca scientifica, l’aiuto umanitario etc.. 

Anche nella musica assume oggi un ruolo sempre più centrale e caratterizza uno sbocco per artisti meno popolari.

In Italia questo fenomeno ha iniziato a consolidarsi in ambito musicale, in seguito al progressivo crollo delle Major, che erano le uniche realtà musicali che possedevano gli strumenti per portare un artista al successo. Artisti indipendenti cominciarono ad allontanarsi dalla loro corsa verso il contratto discografico e iniziarono a cercare finanziatori per le proprie opere. Il crowdfunding permette all’artista di gestire in totale libertà la propria attività ma richiede allo stesso tempo capacità organizzative e comunicative ben precise in modo da riuscire ad arrivare chiaramente al proprio pubblico.

In un età come questa, nella quale la cultura discografica si va perdendo e dunque la vendita di dischi non copre i costi di registrazione, i musicisti hanno dovuto adattarsi ad un’industria musicale antiquata e primordiale, che è rimasta indietro sotto molti punti di vista.

Fu così che nel 2012 si venne a creare la prima (ed unica) piattaforma Italiana di crowdfunding musicale: Musicraiser. 

Musicraiser

Musicraiser è una piattaforma online creata da Giovanni Gulino (frontman dei “Marta sui tubi”) che si occupa di promuovere e aiutare artisti sconosciuti ad arrivare al mercato musicale in modo chiaro e preciso. Il musicista infatti su musicraiser ha la piena autonomia e libertà sul suo progetto in modo da potersi presentare al pubblico in modo efficace e soddisfacente.

L’esempio più eclatante di crowdfunding nel rap italiano è proprio quello di Egreen che su Musicraiser riuscì a raccogliere 69mila euro su un obbiettivo iniziale di 20mila euro.

Il finanziamento collettivo essendo un modo per farsi conoscere dal pubblico porta spesso l’artista a livelli più alti, portando in seguito anche a possibili contratti discografici con Major o Label indipendenti.

Major o Label indipendente?

L’etichetta discografica è un marchio commerciale che si occupa di produrre, distribuire e promuovere musica. Nella branca delle case discografiche possiamo fare due principali distinzoni: le Major e le Label Indipendenti.

  • Major: Esse sono etichette che investono il loro denaro nella ricerca di nuovi talenti sui quali lavorare. Tra la major e l’artista vi è una sorta di simbiosi: l’uno non può procedere senza l’altro. Sebbene i due si trovino su due livelli apparentemente uguali la major ha sempre la meglio sull’artista, occupandosi di censurare e/o modificare i lavori dell’artista sotto contratto per renderli più appetibili al grande pubblico.
  • Label indipendenti: Nascono con l’etica DIY (do it yourself) proveniente dalla cultura punk negli anni ’90. Con la diffusione di studi privati di registrazione, di masterizzatori di CD e di Internet il costo della produzione musicale si abbassò notevolmente permettendo alle etichette indipendenti di diffondersi rapidamente. Esse sono spesso create da singoli artisti con lo scopo di liberarsi delle pressioni musicali esercitate dalla grande industria discografica. Pur essendo realtà ormai affermate e con un certo peso in ambiente musicale, queste label continuano ad avere meno visibilità radiofonica e televisiva, che sono tutt’ora monopolizzate dalle grandi industrie. Per queste ragioni, spesso, le label indipendenti sono costrette a stipulare contratti con major in modo da poter distribuire e promuovere al meglio la propri
    a musica.

 

 

 

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Emma Chiavacci

Emma Chiavacci

Disagiata e nullafacente che risponde al nome di Emma. Sono un mix di musica, sushi, voglia di vivere e nicotina.

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