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Discovery Album: Che Bello Essere Noi

Ad ottobre di quest’anno si festeggerà il decimo anniversario di Che Bello Essere Noi, quinto album dei Club Dogo. Nella nuova puntata del Discovery Album abbiamo deciso di raccontarvi questo disco, un disco dalla gente e per la gente, attraverso il quale il collettivo milanese ha espresso un concetto chiaro e tondo: voi non siete come noi, e non lo sarete mai (anche se non sono già più quelli di Mi Fist, come dice Jake aprendo il disco).

Io sono Jake e non sono mai stato un b-boy
Non sono più quello di Mi Fist, quindi? Cazzo vuoi?

Il titolo dell’opera è a suo modo ambiguo e, a detta degli stessi autori, può indurre a conclusioni errate. In realtà, i Dogo affermano tenacemente e in tutta felicità il proprio essere indipendenti, liberi di scrivere e cantare qualunque cosa passi per la loro testa senza pressione alcuna.
Che Bello Essere Noi – seguendo le orme dei quattro predecessori – offre un’ampia scelta ai propri ascoltatori: le hit da club come Spacco Tutto si alternano a spavalde autocelebrazioni (Ciao Proprio) e pezzi maggiormente impegnati, su tutti Anni Zero, Notte Prima Degli Esami – nel quale denunciano il problema della trasmissione delle malattie veneree tra le nuove generazioni, derivato dai rapporti non protetti – Qualcuno Pagherà e Cocaina con Noyz Narcos.

 

 

Per comprendere al meglio le critiche che Don, Jake e Guè riserbano ai molteplici bersagli è necessario partire dal periodo storico sotto accusa: il primo decennio degli anni 2000. I rapper di MI fanno molti riferimenti agli scandali più recenti e che hanno influenzato maggiormente la scrittura di alcuni pezzi, quali la morte di Stefano Cucchi e lo scandalo Ruby.

 

Tutto è possibile negli anni zero
Sbirri uccidono nel carcere, tu dici: “Non è vero

Io mi sento uno straniero negli anni zero
Questo vostro cavaliere non mi sembra un condottiero
Ruba e fotte e dà la colpa ai comunisti
I ministri vanno a troie e le troie fanno i ministri

L’Italia degli anni zero è un paese dove tutto sembra normale: Milano affonda nella cocaina, i preti vengono coinvolti in casi di pedofilia e lo stato è un covo di mafiosi che fotte la gente, la quale, non stupendosi più di nulla, si disinteressa completamente di qualsiasi problema.

 

Negli anni zero sono diventato grande
Ho smesso di correre dietro alle leggende
Da Gesù Cristo a Scarface ne ho viste tante
Sono sempre finite, poi, tutte nel sangue
Dacci oggi il nostro doping quotidiano
Che ci salvi dal governo e ci salvi dal Vaticano
Dacci oggi il nostro doping quotidiano che per oggi mi faccia scordare di essere italiano

 

Il ritornello di Guè è emblematico: chi è diventato adulto negli anni zero non crede più a niente, che siano le bugie dei politici o “le leggende”, quelle figure che sono state un punto di riferimento per diverso tempo. A chi vive negli anni zero, perciò, non resta altro che provare a dimenticare la decadente realtà, e per farlo si affida ad una speranza illusoria: la droga.

 

Cocaina è stata senza dubbio uno scandalo, specie dopo l’uscita del videoclip. Eppure, il brano non è un’esaltazione della coca, bensì il contrario: La Furia e Guè contestano il massiccio uso della sostanza che ha ridotto in schiavitù la loro città, delineando una serie di immagini molto forti, ad esempio la preghiera con cui si apre la traccia (e che funge da ritornello). La “bianca vergine pura” inganna i suoi fedeli, regalando loro una fantomatica sensazione di invincibilità e sicurezza solo per poi condannarli ad una spietata dipendenza. Jake in particolare si espone in prima persona, arrivando a citare la sua personale esperienza con la coca.

Merda mi hai rubato tutto, frà, fai una botta che fa brutto
Ed è sul letto all’ospedale che ho capito il trucco

 

Passando dalla sponda più “zarra” del disco, troviamo D.D.D. e Nuove Nike. Se la seconda è un inno sfrontato e sincero alle scarpe col baffo, nella seconda (il cui titolo sta per Dance Dance Dance) Jake e Guè sognano la vita di chi fa musica dance. I due si destreggiano sul beat di Don (che, per altro, presenta evidenti richiami alla musica elettronica, al pari di altri componimenti del disco) decantando grandi serate in disco circondati da donne e soldi.

C’è poi un lato maggiormente sentimentale, rappresentato al meglio da Il Sole e la Luna – una toccante dedica alle rispettive madri- e soprattutto All’Ultimo Respiro. Scelta come quarto ed ultimo singolo dell’album, la canzone racconta dell’amore per una ragazza che ha vissuto momenti difficili. Il legame tra lei e i due rapper è molto forte: entrambi gli artisti percepiscono il dolore dell’amata come il proprio, lasciando sfogare la loro parte più intima e nascosta.

L’album si chiude con una dichiarazione di peso, esattamente come all’inizio: Fino Alla Fine riprende nuovamente il pensiero dei Dogo, basato sulla coerenza e l’appartenenza al genere musicale che tanto ha dato loro.
In conclusione, per quanto siano passati quasi dieci anni da Che Bello Essere Noi, quest’ultimo resta un’esperienza molto piacevole da ascoltare. Un grande merito dell’album è di essere riuscito a trasporre perfettamente la fine degli anni duemila, sia per la cronaca dei fatti che per il sound.
Un disco che non sarà allo stesso livello dei più acclamati Mi Fist e Penna Capitale, ma che è entrato nel cuore della gente e, soprattutto, ha aiutato i Dogo a sfondare definitivamente nel mainstream.

 

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Matteo Carena

Ho 20 anni e sono un perfezionista maniacale. Se non siete d'accordo su qualcosa, troviamoci al pub e discutiamone tra un boccale di birra e l'altro.

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