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Discovery Album: Days Before Rodeo

Travis Scott è uno dei nomi più altisonanti del panorama musicale odierno. A seguito dell’uscita di Astroworld, la vita del rapper classe ‘92 è diventata un caotico parco divertimenti ben più di quanto già non fosse: l’esibizione alla finale di Superbowl, la candidatura ai grammy, l’Astroworld Festival e il documentario Netflix Look Mom I Can Fly sono solo alcune delle vicende che hanno visto protagonista Scott. Tutto questo nel giro di un solo anno.
Ma quando ha avuto inizio questa strepitosa scalata?
Per rispondere a questa domanda occorre fare non uno, non due, ma ben tre passi indietro. In questa puntata del Discovery Album analizzeremo Days Before Rodeo, il mixtape che ha premunito al mondo l’arrivo di una nuova era.

 

Rodeo, il primo album di Travis Scott, viene annunciato nel 2014. Per celebrare l’avvento del disco, il quale vedrà la luce solo un anno dopo, Webster regala ai suoi fan un mixtape chiamato Days Before Rodeo. Questo progetto è lo stato embrionale di Rodeo: in esso troviamo solo parte delle atmosfere notturne e stranianti che contraddistingueranno il suo successore, mentre la componente psichedelica introdotta vagamente in Owl Pharoh viene levigata, seppur non alla perfezione. Proprio per questi fattori, Days Before Rodeoall’interno della nostra personale visione degli album di Scott – è il tramonto: esso precede il calare della notte (Rodeo), la quale lascerà poi spazio al giorno (Astroworld).

Days Before Rodeo racconta la metamorfosi di Jacques Webster in Travis Scott. È la storia di un ragazzo che ha vissuto nella povertà di South Park, una zona suburbana di Houston, ed ha dovuto compiere diversi sacrifici per portare avanti l’accesa passione per la musica. Jacques sceglie di aprire il disco con The Prayer, brano che potrebbe tranquillamente stare in Yeezus di Kanye West: un riff d’organo introduce una traccia colma di frustrazione, la quale si manifesta a pieno titolo nel ritornello.

 

“Jesus, Jesus, Jesus
Man, I might fuck ‘round, lose my mind, I gotta break out
I’m on a stakeout, on a farm or your lakehouse”

 

Questo sentimento logorante nasce da eventi antecedenti al tape. Qualche anno prima, dopo aver abbandonato il college, Jacques usò i soldi dei genitori – destinati alla sua istruzione – per perseguire il progetto musicale. Una volta scoperto venne sbattuto fuori casa; decise quindi di recarsi a Los Angeles in cerca di opportunità, che gli verrà concessa da T.I.
Il rapper di Atlanta – nonché futuro narratore di Rodeo – e La Flame creano Quintana Pt.2, lo strabiliante seguito di Quintana. Scott ci ipnotizza a colpi di finessin’, T.I. lo segue spezzando l’armonia del brano con una strofa esplosiva.

 

 

Mamacita e Don’t Play sono i singoli di traino dell’album. Laddove il primo assume in tutto e per tutto la forma di un banger, grazie soprattutto alle ottime prove di Rich Homie Quan e Metro Boomin, il secondo si distingue per la presenza del gruppo pop The 1975 e di Big Sean. Infatti, in origine il brano doveva essere un remix di M.O.N.E.Y della band britannica, salvo poi utilizzare la medesima traccia come sample per l’intro.

 

 

Lo stile psichedelico di Travis inizia a palesarsi in Drugs You Should Try It, considerata dai fan la vera perla di Days Before Rodeo. Una rilassante produzione ci immerge immediatamente nel mood del pezzo, che vede l’autore in preda ad un trip allucinogeno. In questo stato, il confine tra realtà e immaginazione diventa un filo sottilissimo. La mente di Jacques lo porta a ripensare ad una ragazza ormai perduta e distante da lui. Ma lo spazio e il tempo, ormai, non sono altro che una mera illusione; per questo motivo, Scott sente ancora la voce della ragazza chiamare il suo nome, anche a chilometri di distanza (Through the hills/I hear you callin’, miles and miles away).

 

 

A metà del viaggio ci troviamo di fronte a Skyfall e Zombies. Entrambe sono legate da un tema comune: l’insofferenza verso l’attuale scena rap americana. In Skyfall, il messaggio viene nascosto all’interno del ritornello, dato che La Flame pone maggiormente la propria attenzione all’apparato musicale. Il risultato è una canzone cupa e misteriosa, per atmosfera molto simile ad alcune tracce di Rodeo.

 

“I don’t wanna buy no more
Your shit ain’t gettin’ me high no more”

 

Al contrario, in Zombies il discorso sale a galla in maniera esplicita.

 

“We will understand, if they don’t
We don’t want their bullshit no more”

 

Travis parla a nome di tutti quegli artisti che, assieme a lui, evolveranno il concetto della musica trap salendo ai vertici del mercato: Young Thug, i Migos, Lil Uzi Vert e molti altri. Non a caso, sia Thugga che il trio di Atlanta presenziano nel tape (il primo in Mamacita e Skyfall, i secondi in Sloppy Toppy).

 

L’ultimo highlight del disco lo regala Grey. Dedicato all’amico DeAndre Harrison, finito in carcere, si tratta di un pezzo chill le cui vibes ricordano molto quelle di Kid Cudi. La droga torna nuovamente protagonista, e con lei lo stesso effetto di straniamento conosciuto in Drugs You Should Try It. “The sky is grey”, il cielo è grigio, non importa che tempo faccia o che ore siano. Ovunque si trovi Jacques, quello è ora il suo mondo. E ciò che si cela fuori non esiste più.

 

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Matteo Carena

Ho 20 anni e sono un perfezionista maniacale. Se non siete d'accordo su qualcosa, troviamoci al pub e discutiamone tra un boccale di birra e l'altro.

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