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DISCOVERY ALBUM: DIO C’È

Seconda puntata di Discovery Album, in cui vi proponiamo un album da ascoltare, passando da lavori che hanno fatto la storia del genere fino a perle più nascoste. Questa settimana è il turno di un disco che ha descritto la vita e la realtà di strada in tutte le sue mille sfaccettature con una sensibilità rara nel panorama del rap italiano: stiamo parlando di Dio C’è di Achille Lauro.

Uscito il 25 maggio 2015 come primo lavoro ufficiale per Roccia Music, Dio C’è scava nei dettagli della vita di Achille, spaziando dalle esperienze nel mondo della criminalità, fino all’amore incontrato e perso per strada, il tutto all’interno di un quartiere in cui morire giovani è il miglior futuro.

Dio C’è è un disco concepito un po’ come un romanzo in cui Achille racconta e ricorda gli amici morti nei modi peggiori, vuoi per pochi euro, vuoi per colpa della droga, gli incontri che lo hanno segnato e cambiato irrimediabilmente, l’amore perso più volte a causa della vita che conduceva.

 

L’apertura trionfale di Young King è solo una potente anticipazione di quello che verrà dopo perché già dalla seconda traccia, Prega per noi, Achille si fa molto più riflessivo e racconta del suo primo impatto con il mondo dello spaccio e della criminalità, fino alla decisione di abbandonare determinati giri, chiedendo a Dio (a cui non crede, come più volte ha affermato) o ad un’entità superiore di benedire la sua vita da quel momento in poi.

Ghetto Dance e Bonnie Clyde cambiano totalmente il mood iniziale, che torna però molto più cupo e introspettivo nelle tracce seguenti, in cui Achille riprende a raccontare minuziosamente la sua storia, sia criminale sia romantica. Qui, notiamo uno dei punti forti del disco e di Lauro in generale, cioè la straordinaria capacità nello storytelling. Grazie ad un linguaggio fatto di liriche taglienti ed intense, di un citazionismo spinto, raffinato e mai fine a sé stesso, Achille tocca livelli altissimi, come nel racconto di una tormentata storia d’amore in Ora e per sempre e delle sue vicende criminali culminate con il primo arresto in Pusher.

 

La visione che Achille ha dell’esistenza in generale è fortemente negativa: la vita è un gioco in cui non riderai, è qualcosa che, per quanto si possa essere forti e preparati ad ogni evenienza, colpirà prima e lascerà un dolore sì temporaneo, ma per quanto? Un giorno, un anno, un’ora?

La solitudine e il dolore sono gli amici più fedeli di Lauro e lo accompagnano in qualsiasi occasione, ricordandogli che quello che si conquista si perde, soprattutto continuando a seguire una vita sregolata e pericolosa – ma necessaria – come la sua.

 

A tenere in vita il nostro protagonista e fargli provare ancora qualcosa di veramente forte è l’amore, come quello raccontato in Playground Love, perché come afferma lo stesso Achille non bisogna rifiutarsi di amare per paura di soffrire. Il sentimento più antico del mondo muove ancora il cuore di Lauro che, tuttavia, si renderà conto che l’amore che prova per la sua donna è destinato a finire nel peggiore dei modi.

Lo sguardo al passato e al presente domina invece la title track, con immancabili citazioni a musica, film, arte e mondo dello spettacolo che arricchiscono un pezzo in cui Achille riporta alla mente un’altra volta quello fatto in passato ai suoi amici, fino ad arrivare al successo ottenuto con la sua musica. Qui, troviamo alcune delle barre più significative di tutto il disco, che riassumono il pensiero di Achille e danno una sorta di giustificazione alla sua vita:

“Gli dei ci invidiano

Perché per sempre noi non vivremo, ogni minuto non potrai riviverlo

Ogni giorno è come sia l’ultima notte

Ogni cosa è la più bella per i condannati a morte”

In conclusione, cosa spinge ad ascoltare Dio C’è? Achille Lauro è un artista con una grande street credibility, il primo in Italia che quello che dice l’ha fatto, un rapper che a 25 anni ha scritto un disco intenso, originale, ma soprattutto vero. Dal punto di vista tecnico, Lauro sperimenta un’ottima varietà di flow, accompagnati da una scrittura dettagliata e coinvolgente, che si serve di citazioni e ripetizioni utili a rafforzare il contenuto del disco. Non è facile parlare di criminalità, di spaccio e di vite al limite senza cadere nel ridicolo o nell’esagerazione: Achille ci è riuscito restando sempre attento a non amplificare il mondo criminale e mostrando soprattutto i lati negativi di queste esperienze.


Jacopo Gotti

Jacopo Gotti

21 anni, genovese, di poche parole. Alla fine dei miei giorni suonate rap al funerale.

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