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Ghali ha di nuovo stravolto il proprio DNA

Dopo due anni e mezzo dall’Album di esordio, il 20 Febbraio 2020, ha visto la luce il secondo album del ragazzo di 7ay Ettahrir in Tunisia, il ragazzo di Baggio Boulevard in Italia, più familiare a tutti come Ghali: DNA.

Ghali Amdouni, 26 anni
Come ci ha ben abituato il tunisino, per arrivare all’album ha compiuto un capolavoro di attesa mediatica: ancora una volta, senza una spinta discografica, Ghali è stato maestoso nell’autopromuoversi. Pochi messaggi per arrivare all’annuncio, (arrivato dentro al videoclip di Flashback), ma comunque criptici e carichi di hype. Di nuovo, nella partita a scacchi del media marketing, Ghali ne è uscito campione.

A differenza dell’album d’esordio, che non vedeva featuring nè altri produttori oltre a Charlie Charles, qui vediamo l’opposto. Ci sono 4 collaborazioni (Salmo, Tha Supreme, Soolking e Mr Eazi) e 13 produttori, tra i quali manca però il nome di Charliezard. Il connubio dantesco tra i due si è bruscamente interrotto: come nella Divina Commedia, Virgilio non accompagna Dante nell’Eden, e le motivazioni di questa assenza sono ad oggi sconosciute.

Partendo dall’analisi della cover, vediamo la testa di Ghali che si scompone tra la maschera, il suo volto, che guarda verso l’alto tra lo speranzoso e il curioso. Dietro di questa ci sono i suoi sogni e il paradiso terrestre, contenuti nella testa. Qui sceglie di rappresentare metaforicamente la sua fantasia tramite il drago, l’ignoto tramite l’ufo e un contrasto interiore dettato dal cielo sereno nel paradiso e da un cielo grigio, cupo e minaccioso dietro.

La copertina di DNA

Immaginiamo adesso di guardare la cover di un album e riuscire a sentirla dentro la sua musica. Tutto quello che Ghali ha rappresentato, lo si trova dentro i suoi pezzi: ad ogni progetto Ghali si spoglia sempre di più, si aliena dentro alla sua musica, e ad ogni passo che compie, rivela un’altro personaggio interiore, come una matrioska.

Ogni traccia sembra avere una sua destinazione precisa: Jennifer racconta di come provano, Ghali e Soolking, a corteggiare una ragazza occidentale, con la disapprovazione dei genitori di lei. Flashback invece, nomen omen, è il brano più introspettivo dell’album: mai come in questa traccia prima d’ora, Ghali aveva riflettuto davanti a noi ascoltatori su suo papà, sulla sua assenza per tutta l’infanzia. Si è messo a nudo sotto ogni punto di vista, ed è un successo quindi non solo musicale, ma anche lirico.

I nostalgici e i promotori del ritorno al primo Ghali, quello di Dende e delle trappate che pompano, rimarranno a bocca asciutta anche questa volta. Ghali non è più un ignavo, a metà tra sprazzi di rap e accenni di pop, ma ha imboccato con decisione la strada del pop, della musicalità accentuata, della varietà del sound. Ciononostante, è funzionale il binomio con Tha Supreme in Marymango per il throwback ai suoi primi passi nell’hip-hop da solista.

Proprio riguardo ai featuring, Ghali ha fatto scelte molto precise per portare a compimento il suo viaggio interiore: il featuring di Soolking in Jennifer ci riporta sul legame alla sua Tunisia, dove si parlano l’arabo e il francese, entrambe lingue nel suo DNA. Mr Eazi in Combo rappresenta il suo lato afro, mentre Salmo in Boogieman rappresenta un suono europeo, stile dance anni ’90, proprio perchè l’Europa è il locus amoenus di Ghali, il suo paradiso.

Ghali è riuscito a trovare la sua dimensione con DNA. Riesce ad affermarsi in pianta stabile come icona del nuovo terreno di gioco, il pop. I testi non cedono più il passo alla sola musicalità, spesso commerciale di brani come Habibi, ma si sposano perfettamente con un’introspezione mai cupa e piacevole, che non “distrugge il mood”. La maschera di Ghali, per chi riesce ad immedesimarsi, può scambiarsi con la propria.

In conclusione, DNA non piacerà a chi cerca un prodotto rap con metriche e sonorità crude. Sono ormai tempi lontani quelli dei freestyle sulla 91, oppure di freestyle Salvini, che purtroppo sono morti con l’uscita di Album, avvisaglia di un cambiamento drastico.

Mutamento che però non snatura il ragazzo di Baggio Boulevard, che si è inserito più di quanto già non fosse nel panorama musicale italiano e mondiale, portando un’ondata di freschezza che mancava da qualche tempo ormai. Ghali mischia perfettamente pop, dance hall e tormentoni con la chitarra spagnola che evocano il drago Shenron, e che ergono Dende a Dio della Terra.

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