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Fruit Joint è l’arcobaleno dopo la tempesta The Waiter: intervista a Dani Faiv

Dani Faiv, artista ligure di casa Machete, ha pubblicato oggi il suo secondo album, Fruit Joint.
Lunedì scorso, lui stesso ci ha raccontato la sua nuova creatura e il suo nuovo viaggio.

Nel press day dedicato al suo secondo album, Fruit Joint, ci siamo recati in Sony Music per intervistare il giovane rapper spezzino Dani Faiv. Con tutti gli interrogativi e i dubbi del caso, non lo neghiamo; il cambiamento estetico e musicale post-Gameboy Color ha seminato perplessità sulle cause e persino scoraggiato una fetta di pubblico che lo aveva invece incensato con The Waiter.

Nonostante la carriera ancora giovane e in via di maturazione, su di lui si è aperto il tema classico che si presenta soggetto per soggetto all’incombere del successo: quello del cambiamento, e la disputa sulla presunta artificiosità che si cela dietro. Chi vede ragioni di etichetta, chi parla di esigenza di allargare il pubblico a scapito dello stile originale, chi invece accoglie come naturale questa trasformazione.

Per andare a fondo di questa storia, siamo andati dal diretto interessato per capire che cos’è Fruit Joint e se esiste davvero un vecchio e un nuovo Dani Faiv.

CMC: Partiamo col botto. Raccontaci Fruit Joint, la sua genesi e le scelte che hai compiuto per realizzarlo.

Dani Faiv: Ho chiamato i producer che stimo di più, LowKidd, ThaSupreme, Kanesh che è il mio socio da sempre e Strage con cui collaboro da tempo. I produttori sono stati scelti tutti sulla base della stima tra noi. Per i featuring, c’è Lexotan in La La La La La, che era già uscita, mentre con G.Bit ci siamo conosciuti meglio ultimamente, c’è stata questa sorta di “unione”, lui è di La Spezia, ci siamo trovati sulla stessa onda e abbiamo detto: “Fanculo, facciamo una roba figa”.
Il disco invece è un’unione tra quello che chiamate il vecchio Dani e il nuovo Dani, anche se per me io sono sempre lo stesso. Ho ripreso tematiche, punchline, modi di esprimere concetti vecchi ma maturati, quindi migliorati, e mantenuto il viaggio a presabbene perchè vorrei rimanere coerente: sono preso bene, sono in Machete, faccio i miei live, che cazzo mi devo lamentare, sono triste? No.

CMC: Cosa comporta affidarsi ad una realtà strutturata, forte, decisa come Machete? I vantaggi bilanciano bene quelli che sono gli oneri e le dipendenze che derivano dall’affiliazione con un’etichetta? Molti “complottisti” parlano di “cambiamento imposto”.

Dani: Non c’è niente di imposto, anzi. Mi avevano preso prima di The Waiter, con il vecchio Dani, il mio nuovo percorso l’ho proposto, è piaciuto: si ascolta prima la volontà dell’artista poi insieme si valuta se è giusto o sbagliato. Non c’è quella mentalità da etichetta “No, devi fare quello che ti diciamo” perché se no mi sarei tirato fuori. C’è grande positività, è una realtà competitiva che sicuramente mi aiuta.

CMC: Tu sei cresciuto a La Spezia e sei esploso mentre risiedevi a Monza: due realtà periferiche, una rispetto a Genova e una rispetto a Milano. Internet ha azzerato le distanze o è ancora tosta venire fuori da una scena più decentrata?

Dani: Nel 2018, con le mosse giuste e il giusto contatto puoi rappare anche da Cerignola. Capo Plaza è l’esempio: lui stava in una piccola città in provincia di Salerno, ha incontrato Ghali e ha avuto quello slancio. Serve una persona che ci crede, ma se sei bravo oggi non devi temere niente. Io mi sono trasferito ma ai tempi la realtà era diversa, le cose erano diverse.

CMC: Molti tuoi fan sono rimasti shockati dal cambiamento tra The Waiter e i lavori che stai facendo adesso. Cosa c’è di diverso in te oggi che non c’era un anno fa?

Dani: Secondo me, niente. Purtroppo oggi si giudica un libro dalla copertina: oggi vedono i capelli colorati e allora iniziano a dire che sei diventato scarso, che sei cambiato. In America se Trippie Redd si fa i capelli rossi non gli dicono “sei Lil Yachty”, ognuno fa il cazzo che vuole perché se vali lo dimostri con le canzoni. Se volevo essere valutato per i miei capelli, mi mettevo a fare il parrucchiere. Non mi sono mai, mai, mai allontanato da quello che è il mio essere, da quello che è il mio modo di fare musica e scrivere pezzi. Poi, se il mio viaggio musicale è cambiato è perché voglio essere coerente con il mio umore e la mia vita di oggi. Nella credibilità c’è la coerenza.
Vi faccio una domanda: se voi faceste i rapper e il vostro sogno fosse entrare in una realtà come Machete, una volta entrati avreste continuato a fare i testi presi male? Avreste continuato a dire che la vita fa schifo, o sareste contenti perché vi alzate la mattina, potete andare a fare i concerti e andare in studio?

CMC: E’ giusto essere sinceri con sé stessi e con gli altri.

Dani: Io sono molto contento di fare questo lavoro, sbaglierei a lamentarmi di cose che non sento più. Però ho mantenuto le mie punchline, la mia personalità, il mio timbro vocale, qualsiasi cosa. Infatti con Giornale Freestyle ho messo quel paletto per far capire a tutti: “Raga, se voglio rappare e farvi stare zitti, vi faccio stare zitti” e il disco è metà e metà, sia quello che questo, ma sempre Dani Faiv. Prima portavo i piatti e mi giravano i coglioni, ora mi alzo la mattina, faccio rap e sono felice.

CMC: Tornare con un disco sui mood di The Waiter sarà possibile, secondo te?

Dani: Come ti ho detto prima, Giornale Freestyle è un’evoluzione matura di quello che addirittura poteva essere Heart, ancora prima di The Waiter. Ci sono incastri, punchline, rap a manetta, però fresco. Volete un’evoluzione o un’involuzione? Io cerco di evolvere, punto sempre a fare meglio, anche a livello tecnico o nella capacità vocale. Prima a livello tecnico non riuscivo a reggere il fiato per fare un extrabeat come quello in Giornale, ora riesco. In questo disco ti assicuro che trovi Gameboy Color e The Waiter, se lo vuoi veramente ascoltare. Ascoltare e sentire sono due cose totalmente diverse. Johnny Marsiglia ci fece un disco su sto concetto.
Oggi vedono i capelli diversi e pensano che sei cambiato da così a così.  Ho fatto un anno di live prima di Gameboy Color, portando in giro The Waiter con i capelli così, coperti dal cappello e non lo sapeva nessuno, molto prima che 6ix9ine spopolasse come artista ed era conosciuto solo come “meme”.

CMC: Hai nominato il nostro pane quotidiano, i meme. E’ importante avere un impatto “memetico” sulla gente, e riuscire a creare tormentoni non solo musicali ma anche dialettici e d’immagine?

Dani: Tanto. Oggi i meme, poi, li fanno anche su Capo Plaza che è un ragazzo normalissimo, con i capelli normali, non li fanno mica solo su Young Signorino o su di me.

CMC: Jack The Smoker è il tuo padre putativo. Ti ha svezzato lui, ti ha portato lui a RealTalk che è stato il tuo trampolino di lancio, però molti dicono che il nuovo Dani si sta allontanato in maniera decisa da quella che è la storia di Jack. Uccidere i propri padri è importante per un ragazzo che deve ancora completare la propria maturazione? Per levarsi l’etichetta di “Figlio di”, “creazione di”.

Dani: Nel mio percorso, almeno personalmente, nessuno mi aveva detto che assomigliavo a, o che ero figlio di. Con Jack non è cambiato il rapporto, quindi sfatiamo il mito di un eventuale allontanamento. Con Jack continuo a vedermi, ci lavoro assieme, continueremo a farlo e ha apprezzato anche le mie ultime cose uscite. Poi che non sia in questo viaggio, è sacrosanto che sia così, sono robe molto diverse e ci sta che sia più “dentro” un rap più crudo.

CMC: Quali sono le tue speranze riguardo Fruit Joint? E’ venuta fuori un’indiscrezione secondo la quale tu a breve lancerai un altro progetto, quidni sarai molto attivo nel futuro immediato. Mi chiedo quindi se dietro alla scelta di uscire con un disco corto, di sole 8 tracce, rientri in una strategia ben definita.

Dani: C’è una strategia e faccio a proposito un annuncio: aspettatevi di tutto, vi dico di aspettare settembre o ottobre, vi dico che ci saranno la copia fisica e un sacco di sorprese.

Ascolta Fruit Joint, il nuovo album di Dani Faiv, su Spotify:


Michelangelo Arrigoni

Michelangelo Arrigoni

Responsabile della Redazione di Chiamarsi MC. Se abbiamo recensito male il disco del tuo artista preferito, devi incazzarti con me.

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