• Home
  • Intervista alle Threesome, da Doner Music alla collaborazione con Foot Locker

Intervista alle Threesome, da Doner Music alla collaborazione con Foot Locker

Yung Morocco, Sovltrippin e Tami: tre nomi emergenti che ancora devono entrare nell’immaginario collettivo, ma che di recente hanno attirato l’attenzione del pubblico internazionale. Chi sono le Threesome? Siamo andati a scoprirlo negli studi di Doner Music.

Foot Locker ha rilasciato da poco una capsule collection in collaborazione con le Threesome, trio urban composto dalla rapper Yung Morocco e dalle producer/dj Tami e Sovltrippin. Partite con la cover di Allenamento #1 di Capo Plaza, il loro primo vero singolo è stato Momo Salah, dedicato alla star del calcio africano. Curiosi di scoprire di più su questo collettivo, i cui segni particolari sono la proiezione internazionale del progetto (a differenza del target tipicamente autoctono del rap italiano) e l’influenza multietniche che, dalle protagoniste, si riflette sulla musica.

CMC: Quando parliamo di musica in Italia, tutte le strade portano a Milano: avendo voi origini diverse, ci piacerebbe sapere come vi siete conosciute e come è nato il progetto Threesome.

Tami: Io conoscevo Sovltrippin per nome visto che suona anche lei invece Yung Morocco l’ho conosciuta negli studi di Doner Music. Da lì è iniziata la collaborazione: avendo tre stili diversi abbiamo pensato di lavorare insieme anche perché possiamo mischiare diverse idee, culture e etnie.

CMC: Avete iniziato con la cover di Allenamento #1, per poi pubblicare il singolo ufficiale chiamato Momo Salah: che concept c’è dietro il singolo?

Yung Morocco: Momo Salah è uno dei giocatori arabi più forti che è riuscito a raggiungere la vetta in Europa, rappresenta il personaggio arabo che è riuscito a farcela.

Tami: L’abbiamo fatto uscire in contemporanea con i Mondiali.

CMC: Dopo è arrivata la collaborazione con Foot Locker con il pezzo Size7: com’è è nato il tutto? Vi hanno contattato loro?

Sovltrippin: Ci hanno contattato loro tramite Instagram: sono stati contattati diversi artisti, poi è stata fatta una selezione. Abbiamo mandato una proposta che avevamo già quasi pronta perché stavamo già lavorando a questo pezzo prima della proposta a Foot Locker. Abbiamo mandato subito la bozza di Size 7 che è piaciuta molto e ci hanno scelte.

CMC: Questo pezzo rappresenta sia la vostra musica sia un modo di esprimersi attraverso l’abbigliamento street: che rapporto avete con lo streetwear? C’è qualche capo di abbigliamento o marchio che vi rappresenta?

Yung Morocco: Sono molto street, è molto importante per me, cosa mi rappresenta? I Levis con le calze bianche.

Tami: Vesto street ma non sempre: mi vesto come mi sento, i capi che mi rappresentano di più sono la felpa col cappuccio e le calze.

Sovltrippin: Sono abbastanza versatile a livello di abbigliamento: mi piacciono tanti stili diversi, mi sento a mio agio in tanti mood.

CMC: I numeri, pian piano, dalla cover di Allenamento #1 fino a Size7 sono aumentati; di pari passo ci sono stati sempre più commenti, con due poli contrapposti che emergono: i commenti che vengono dall’estero, che sono spesso positivi, e i commenti italiani più critici, che criticano l’uso dell’autotune. Che percezione avete dei feedback che state ricevendo?

Yung Morocco: Molti mi inviano messaggi, per lo più francesi, spagnoli che mi dicono che spacchiamo.

Sovltrippin: Bisogna fare chiarezza sulla questione “autotune”, che è una caratteristica della Trap, può dare un aiuto in più ma usarlo è anche una scelta a livello di stile.

CMC: Voi rappresentate una realtà internazionale, e infatti state venendo apprezzati molto all’estero; in Italia per arrivare al pubblico c’è ancora qualcosa che manca. I prossimi pezzi che usciranno colmeranno questo gap o secondo voi ci sarà ancora molta strada per far capire il vostro percorso?

Tami: Che possa piacere o non piacere è normale, è una novità ed è più semplice commentare negativamente che positivamente.

Sovltrippin: In particolare tutti i progetti italiani che vanno benissimo in italia, all’estero non vanno. E’ difficile piacere a tutti e se dovessi scegliere preferisco piacere in Europa o all’estero piuttosto che solo in Italia. Se poi arriverà l’appoggio da parte del pubblico italiano ben venga, saremo solo che felici.

CMC: E’ difficile posizionarsi su un mercato internazionale parlando una lingua difficile da comprendere all’estero come l’italiano?

Tami: Il progetto partiva già dal presupposto di posizionarsi a livello internazionale, se avessimo voluto giocare solamente in casa non ci saremmo chiamate Threesome. La sponsorizzazione di Foot Locker ci aiuta a raggiungere più in fretta persone che vengono da altri paesi. Abbiamo in mente di fare grandi cose.

Sovltrippin: Togliendo Foot Locker, abbiamo avuto una proiezione internazionale fin da subito: Yung Morocco parla cinque lingue, le basi mie e di Tami sono arabeggianti, i presupposti ci son tutti anche per fare dei pezzi con delle parti in un’altra lingua.

CMC: Come avete iniziato a fare musica?

Sovltrippin: Anche nella musica come nell’abbigliamento sono abbastanza versatile, mi piacciono tanti generi: per un periodo ascoltavo molta dancehall, poi reggaeton a livello underground. Ho iniziato a suonare due anni fa con pochissima preparazione, fortunatamente ero già un po’ seguita e conosciuta e la gente si divertiva lo stesso. Quando sono entrata in Doner mi sono messa a studiare. Ho iniziato a produrre sempre in Doner partendo da dei remix poi sono arrivate le prime produzioni insieme a Tami per Threesome. Ho esordito con un singolo Dancehall chiamato All My Life.

Yung Morocco: Non avevo mai pensato di fare musica prima di entrare in Doner: ho sempre ascoltato tantissima musica dall’hip hop al rai che è un genere di musica del Nord Africa. Ho sempre fatto tutt’altro, mi è stata proposta questo progetto che ho trovato molto interessante e mi sono buttata. 

Tami: Io nasco come ballerina nei locali. Sempre nei locali due anni fa una persona che mi ha fatto conoscere Big Fish: avendo da sempre una forte passione per la musica, quando ti viene data un’occasione così grossa ho detto subito sì. Ho avuto la possibilità di studiare tutto il mixer poi da lì sono partita. Sono partita da Doner, come DJ suonando in giro ci si fa conoscere, ci sono sempre più possibilità lavorative. Nel frattempo è uscito il mio singolo Move On con influenze EDM e trap a Marzo di quest’anno. Io sono più sull’old school, sulla trap vecchio stile però ultimamente non mi dispiace neanche suonare le hit commerciali.

CMC: E’ stato difficile fare il passo da DJ a producer?

Sovltrippin: Non è stato difficile perchè fortunatamente c’è Kende che è molto bravo a insegnare, chiaramente si lavora sempre insieme, ancora non mi sento di produrre totalmente da sola. Non è stato difficile anche perchè ho le idee ben chiare a livello di sound.

CMC: La realtà di Doner Music cosa rappresenta per voi?.

Tami: Per me Doner è famiglia, prima di arrivare qui pensavo di fare un corso da DJ a parte che costa moltissimo, che è sì un investimento per il futuro ma non hai la certezza di andare a fare date. Attraverso Doner Music ho avuto la fortuna di risparmiare e avere una mano. Per me Doner è il punto di partenza, la base. E’ grazie a loro che sto diventando quello che sto diventando.

Yung Morocco: Per me è stato un punto di inizio, un qualcosa che mi ha dato la possibilità di fare altro oltre alla mia vita normale.

CMC C’è qualcosa che volete chiarire riguardo a questo progetto?

Yung Morocco: Una cosa che mi dà fastidio sui commenti fatti che dicono “Questa ragazzina fa questo perchè vuole sfondare, usa i soldi dei genitori per fare sta cosa” ma non è così.

CMC: Nel vostro inizio di carriera vi siete mai sentite stigmatizzate in quanto donne multietniche in un genere a prevalenza maschile? Avete l’impressione che la gente vi filtri attraverso “la vostra carta d’identità”?

Yung Morocco: Io sinceramente penso che non importi, ma sicuramente sono dettagli che possono condizionare chi ascolta.

Sovltrippin: non ostentiamo l’essere donne, anzi a me non piace neanche che si sottolinei che siamo donne. Tant’è che avremmo potuto vestirci in modo un po’ più femminile, “svestirci” e ammiccare in quel senso. Al contrario siamo vestite molto sportive in tutti i tre i video, non perché vogliamo fare gli uomini ma perché è l’esatto riflesso di ciò che siamo nella vita reale. Nei nostri progetti non c’è nessun riferimento di genere. Il fattore multietnico è una caratteristica intrinseca nostra, io ho sempre ascoltato world music e ho una passione per le sonorità arabe, Yung Morocco è marocchina, Tami non è italiana, vien da sé che il progetto che sia multietnico. Sono dei dati di fatto, non dei punti che vogliamo ostentare o esasperare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici