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INTERVISTA A DON DIEGOH & ICE ONE, IL RAP CHE SA PRENDERSI CURA DI SE STESSO

In occasione del raduno di Chiamarsi MC che si terrà il 29 Aprile a Roma, e in cui Don Diegoh sarà nostro ospite, abbiamo deciso di intervistare gli autori di Latte & Sangue, uno dei prodotti più interessanti e spessi degli ultimi anni.

 Partiamo da Latte & Sangue, il frutto della vostra  collaborazione. Fra le molte tematiche affrontate nel disco, c’è anche un rimando al passato, alle esperienze che hanno formato Don Diegoh. La mia domanda quindi è questa: cosa vi manca di più del periodo antecedente all’ inizio della vostra collaborazione e degli esordi della carriera, e cosa avete acquisito con questa esperienza?

 

  • Ice One: In un album rap ci sono sempre due livelli di lettura: ciò che racconta l’ mc e il racconto sonoro. Per quello che riguarda Diego la narrazione si rifà alla sua vita e alle esperienze personali che prendono forma di testo attraverso un processo necessario di universalizzazione, per permettere a chi segue le storie di trovare l’empatia giusta nell’ascolto, ed in molti casi potersi identificare, ma non è un lavoro fatto a tavolino.Diego compone mentalmente le rime che formano i suoi testi catturando con la sua memoria il flusso di coscienza che passa attraverso di lui. Io invece dal canto mio mi focalizzo in piena libertà su un’ ispirazione che viene dalle zone più profonde di me stesso, cercando di volta in volta di confrontarmi con gli altri linguaggi sonori, ed assorbendo ogni cosa che considero positiva. Detto questo, non mi manca niente delle mie vite precedenti. Sono sempre con me…
  • Don Diegoh: Credo di aver trovato, lavorando con Seby, la via che cercavo da molti anni. Pertanto, considero il passato come una preparazione al percorso attuale.
Sempre in Latte & Sangue, si può sentire un forte attaccamento a Crotone, quanto è stato difficile uscire da quella realtà musicalmente parlando, riuscendo a conquistarsi anche il pubblico nel resto d’ Italia? Cosa vi hanno dato le vostre città nell’ambito dell’Hip Hop che non si potrebbe trovare altrove?
  • Ice One: Nel caso di Diego l’attaccamento alla sua città di provenienza percepito nell’album, l’ho sempre visto come il tentativo ben riuscito di mettere Crotone in risalto sulla mappa dell’ Hip Hop nazionale. La Calabria in generale ha avuto ed ha i suoi eroi vivi, vegeti ed attivi (Macro Marco, Lugi, Turi, Kiave etc.). Diego ha dato una manifestazione di rispetto alle figure che hanno spinto in alto il nome della Calabria, proseguendo nel suo quest’azione. Io sono nato a Torino da genitori napoletani, che poi si sono trasferiti a Roma.Mi sono sempre sentito un cosmopolita, anche se a tratti, specialmente nell’adolescenza, non riuscivo ad identificarmi con niente. A Roma per me è cominciato tutto, e quello che ho fatto ha avuto un effetto in tutta Italia, per cui personalmente mi sento a casa un po’ dappertutto. La cosa di cui vado fiero di Roma, è che gente che fa musica di merda è poca. Roma è molto underground come spirito.. ma non quell’underground piagnone, sempre in guerra contro i mulini a vento… ma un underground sano, che sa prendersi cura di se stesso.
  • Don Diegoh: Crotone è la mia seconda pelle. Oltre a essere un punto di partenza per me è sempre stato un punto di arrivo. Il posto in cui tornare per rifiatare o per mettere in pratica ciò che ho imparato altrove. La mia città mi ha dato amici e punti di riferimento che porto con me come foto nel portafoglio quando sto in giro, cercando di rappresentarla/i nel mio piccolo.
Entrambi avete alle spalle un background importante, c’è un vostro prodotto a cui siete particolarmente affezionati e perché? 
  • Ice One: I dischi su cui ho lavorato, o che ho prodotto, non si contano; se poi parliamo delle pubblicazioni non ufficiali, allora li lo scenario si fa ancora più affollato. Io faccio musica per darla agli altri. Non ti puoi affezionare a qualcosa che diventerà proprietà di tutti. Amo allo stesso modo tutte le cose che faccio e che ho fatto.
  • Don Diegoh: C’è sempre un momento in cui smetto di ascoltare tutto ciò che ho fatto nel passato, nel tentativo di ‘resettare’ e concentrarmi sul presente con tutte le energie possibili senza rifarmi a questo o quel mood. Un distacco che trovo necessario, anche per apprezzare in futuro con serenità le cose realizzate. Mi becchi proprio in un momento in cui sono proiettato nel domani, dal punto di vista artistico, e mi sento come uno che sta scrivendo una pagina nuova della propria vita senza riguardare quelle precedenti.
Immagino che fare un disco in coppia debba essere abbastanza difficile, come lavorate/avete lavorato di solito? Di solito su cosa siete più d’ accordo e come avete trovato la sintonia giusta?
  • Ice One: Io faccio il producer da anni, non solo il beatmaker, o il musicista. Per quanto mi riguarda, nel lavorare insieme, cerco sempre di trasferire la mia conoscenza a quelli con cui lavoro in maniera tale che possano diventare produttori di se stessi, dato che in Italia l’aspetto amatoriale ha sempre preso il sopravvento. Cerco sempre di scardinare quel meccanismo che poi allontana tutti dalla vera creatività. Sono ingredienti principali del mio modo di essere quando produco musica e cerco di distruggere l’autocompiacimento, per lasciare il posto ad un forte senso di autostima costruito con una seria autovalutazione.Poi c’è la conoscenza tecnica della materia, ci sono tanti che pur non sapendo niente di musica pontificano pensando che si possa fare a meno del passato, o altri che con la mancanza di senso esplorativo si nascondono nel passato ed abbaiano contro il futuro. Con Diego abbiamo sviluppato una forte sintonia, in cui i contrasti ed i confronti, qualora ci fossero, devono sempre essere uno stimolo per migliorarsi. E questo riguarda anche me… Ci siamo divisi i compiti nella maniera più naturale. Io faccio i beats e la musica. Poi Diego ha sempre la prima scelta: quando lui individua cose che gli piacciono o lo stimolano a scrivere diventano sue/nostre… Lui incide le voci e sceglie i featuring, poi la palla ritorna a me che in base ai testi e alle metriche vado a rimodellare nei particolari il tutto, in funzione del prodotto finito. Diego sta anche crescendo molto dal punto di vista della direzione artistica di un progetto e piano piano sta diventando un artista sempre più completo.. ed anche io grazie a lui.
  • Don Diegoh: Ha detto tutto lui, eheh. Aggiungo solo che lavorare con Seby è una roba divertentissima, perché fondamentalmente anche se facciamo tutto con estrema serietà riusciamo anche a ritagliare dei momenti in cui sorridiamo e ci prendiamo in giro. Sul palco e in studio.
Immaginate per un attimo di avere l’ opportunità incontrare gli Ice One e Don Diegoh di una decina di anni fa. Cosa direste loro? Sarebbero felici di ciò che fate adesso?
  • Ice One: Io se incontrassi il me stesso di 10 anni fa gli chiederei “A bello, che c’hai na cartina lunga???”.
  • Don Diegoh: Io se incontrassi il me stesso di 10 anni fa gli direi di non fare lo scemo con le ragazze.
Nel disco ci sono un bel po’ di citazioni più o meno esplicite ai grandi di questo genere, da Kaos a Lou-X. Possiamo quindi dire che sono state figure importanti per Don Diegoh. Per Ice One invece chi sono stati i punti di riferimento?
  • Ice One: A differenza di Diego che nasce in periodo in cui il rap italiano aveva già detto molto, io vengo da un’altra formazione. I punti di riferimento erano sicuramente stranieri: Marley Marl (di cui colsi subito l’essenzialità e gli aspetti rivoluzionari della sua musica), i Run Dmc, gli EPMD, Stetsasonic, Boogie Boys, Whodini, GM Flash… e, anche se non mi fa più piacere nominarlo, Bambaataa.
L’iniziativa di Diegoh per quanto riguarda il tape degli emergenti calabresi sta prendendo vita? Che progetti avete per il futuro?
  • Ice One: Il mixtape degli emergenti calabresi è un bel viaggio ideato da Diego e, come dicevo prima, questo nasce anche dalla sua voglia di imparare la produzione artistica. Per quanto mi riguarda sto lavorando insieme a lui al nostro album nuovo ed ho in programma di far uscire prestissimo il primo di una nuova serie di vinili per dj, mc’s e producers, il cui contenuto sarà una sorpresa, soprattutto per quanto riguarda gli effetti per lo scratch.. non dico altro. Per il resto vedremo.. usciranno anche tante tracce dotate di miei beats in album di altri artisti amici e fratelli.
  •  Don Diegoh: Il tape prende forma, a breve ci saranno news. Quanto a noi, ti ha già detto tutto Seby!
Fate un saluto a Chiamarsi MC? Avete qualche consiglio da dare agli emergenti che leggeranno quest’intervista? 
  • Don Diegoh: Fate i bravi.
  • Ice One: Saluto tutti con un abbraccio circolare infinito. Come consiglio mi permetto di esprimere una serie di considerazioni. Non siate il vostro bastone tra le ruote più grosso, non abbiate paura del successo, non c’è niente di peggio del boicottarsi da soli. Aspirate a diventare pro e ad un certo punto abbandonate la zona comfort del dilettantismo. L’underground è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Il mainstream fa cacare perché tutti sono preoccupati di autocompiacersi ottenendo il compiacimento facile degli altri. L’obiettivo di fare musica è la musica in se. I soldi devono essere una cosa scontata, non possono mai diventare il fine ultimo di un progetto artistico ma non possono neppure venire demonizzati; anche perché chi lo fa o non ne ha bisogno, o fa un altro lavoro per mantenersi, e fare il duro e puro sull’Hip Hop. Cercate di arrivare a campare della vostra musica, offrendo il meglio di voi stessi. Un’ultima cosa: il pubblico ignorante è un’ invenzione dei falliti. Se fai una cosa per gli altri la gente la riconosce. Se fai una cosa per te stesso e degli atri non ti frega niente, allora rimani nella tua cameretta a farti le pugnette. Peace.

 

By Gaia di Paola

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Emma Chiavacci

Emma Chiavacci

Disagiata e nullafacente che risponde al nome di Emma. Sono un mix di musica, sushi, voglia di vivere e nicotina.

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