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Faccia a Faccia con Muso, l’uomo dietro alle grafiche sul tuo rapper preferito

Qualche tempo fa, chiedendoci quale personaggio avremmo potuto intervistare, è saltato fuori il nome di Muso4.20, che i meno informati conosceranno grazie alla sua vittoria al web contest organizzato da Ensi in occasione del suo ultimo album, V (di cui abbiamo fatto la recensione). In realtà già da un bel po’ di tempo Muso si è fatto notare sui social per la sua bravura nel disegno, arrivando a collaborare con la Microfili Click. Abbiamo perciò deciso di fargli qualche domanda, per capire che direzione prenderà la sua carriera e quali consigli ha da dare ai giovani desiderosi di intraprendere un percorso simile al suo.

Partiamo dal principio: molti ragazzi disegnano già dai banchi di scuola, per esprimersi o semplicemente ingannare il tempo. Nel tuo caso, quando hai realizzato che la tua passione poteva trasformarsi in una attività a tempo pieno?                           

La passione mi ha sempre spinto a creare il mio stile, nel 2017 ho attuato il progetto che mi ha portato ai livelli di oggi, facendomi capire che dovevo mettermi in gioco e provarci. Perciò ho voluto dare peso a questa attività, con diverse collaborazioni anche esterne al mondo rap. Tutte queste iniziative hanno fatto diventare la mia passione un lavoro vero e proprio, occupandomi, in certi casi, moltissimo tempo.

Sei un autodidatta o hai seguito un corso di studi specifico? Quali disegnatori hanno influenzato maggiormente il tuo segno?   

Autodidatta al 100%. Purtroppo non ho mai seguito corsi o studiato arte in generale, avendo frequentato gli studi in amministrazione, finanza e marketing, un campo opposto alla mia passione (ride, ndr). Ho sempre ammirato i disegnatori dei cartoni animati che vengono trasmessi in Italia: Simpson, Griffin, American Dad, Bricklemberry, Rick and Morty eccetera. Quindi ho mischiato cartoni e artisti italiani, inserendo sempre un tocco di Muso.

Hai ritratto un gran numero dei maggiori esponenti del rap italiano. Da pochi mesi sei entrato a far parte dei Microfili, una delle crew di spicco del panorama milanese. Da dove nasce l’interesse per questo genere e in che circostanze hai avuto l’idea di coniugarlo con il disegno?                 

Sono cresciuto a pane e rap, mentre disegnavo avevo sempre in sottofondo i Club Dogo, Marracash, Fabri Fibra.. perciò ho pensato ai rapper come primi personaggi dei miei cartoon. Recentemente sono entrato in Microfili, loro mi stanno dando molti consigli, aiutandomi a crescere. Sono fantastici, mi sento come se li conoscessi davvero da una vita. L’interesse per il rap è nato dal nulla, è bastato ascoltare una canzone per poi diventarne dipendente (ride, ndr).

Gli ultimi soggetti da te ritratti sono spesso personaggi di animazione appartenenti a noti franchise come quello di Dragon Ball e dei Simpson, reinterpretati attraverso i canoni estetici della cultura urban. Da cosa hai tratto ispirazione per questa serie di illustrazioni?                                       

Con i Simpson e Dragon Ball volevo dimostrare le mie capacità dando l’ interpretazione, a volte anche comica, di personaggi che hanno fatto parte della nostra infanzia e non solo. E poi l’ho fatto perchè adoro donare un tocco del mio stile alle cose che mi piacciono.

 

Il tuo immaginario giocoso e spensierato, ricco di rimandi all’infanzia, ha notevoli punti di contatto con quello di molti dei rapper della Nuova Scuola. E’ un mondo molto diverso da quello crudo e minaccioso descritto nell’ambito dell’hip hop a cavallo tra i ’90 e il 2000. Secondo te cosa è cambiato nei gusti del pubblico (sia musicali che visivi), e per quale ragione?                                   

Ho molti punti di contatto con la nuova scuola, ho adattato i miei disegni all’onda della new school che ha colpito l’Italia. Ovviamente esistono sempre una vecchia guardia e una nuova leva in tutte le cose, io personalmente penso siano importanti entrambe le correnti. Il pubblico ha cambiato i suoi gusti musicali e non solo, predilige la vita lussuosa, marche ultra costose, arrivando a stimare un artista non più per quello che fa, ma per il personaggio che si è creato sul web. La nuova generazione è nata sotto i bombardamenti dei social, con la voglia di farsi conoscere ovunque, il desiderio di fama e lusso, come il rapper/trapper preferito. Sento questa “fame” di novità, spesso a discapito del passato degli artisti. Credo che questo sia dettato dall’ hype messo dall’uscita di qualsiasi prodotto, la gente aspetta cose nuove e si dimentica facilmente del vecchio. Ovviamente non faccio di tutta l’erba un fascio!

Benchè lo stile cartoon di abbia aiutato a costruirti un nome nella scena, hai la tentazione di esplorare nuovi territori e nuove modalità espressive nel futuro?

Il cartoon è ciò che ha dato vita a Muso4.20, ma non nascondo che realizzo ormai da quasi 3 mesi arti grafiche di ogni genere: dalle più complicate cover art per singoli o album alle più semplici personalizzazioni di biglietti da visita.
In futuro certe cose cambieranno, basta confrontare i post della mia pagina dagli inizi ad ora per vedere le modifiche che ho apportato e di sicuro apporterò prossimamente.

La componente visuale dell’hip hop è sempre stata storicamente accostata al writing, mentre ora i nomi più caldi in questo ambiente vengono dal web design, o impiegano una combinazione di disegno analogico e digitale. A tuo parere è in atto lo stesso meccanismo che ci ha portato dalle audiocassette pirata scambiate per strada a Spotify, o c’è una spiegazione diversa?

Secondo me tutti questi cambiamenti sono frutto dello sviluppo tecnologico.
La tecnologia si sta estendendo ovunque, si sapeva che prima o poi avrebbe preso il sopravvento anche nel campo artistico, coinvolgendo pure disegno, musica…
Amerei definirci i writer 2.0, ma nel cuore siamo sempre graffitari!

Quella dello streetwear è oggi una moda globale e trasversale, possiamo aspettarci una tua futura incursione in questo settore? Hai altri progetti per il futuro?

Per il futuro ci sono molti progetti in ballo. Per quanto riguarda lo streetwear bisognerà aspettare ancora un po’, anche se da tempo mi affascina il pensiero di un brand targato Muso4.20.

Per concludere, hai qualche suggerimento che ti senti di condividere con chi vorrebbe intraprendere un percorso simile al tuo?
Bisogna crederci sempre, lasciare il segno ovunque, variare e distinguersi.

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Gaia Di Paola

Gaia Di Paola

Mi chiamo Gaia, vivo a Milano e di milanese ho solo l' odio per la metro affollata e un paio di rapper nella mia playlist. Nel tempo libero adoro disegnare. Non sono brava con le presentazioni.

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