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  • MATTONI: IL GIOCO DI SKINNY

MATTONI: IL GIOCO DI SKINNY

Quando nel ’99 uscì il lungometraggio di South Park, la tag line non lasciava adito a dubbi: “PIÙ GROSSO, PIÙ LUNGO E TUTTO INTERO”. Lo stesso slogan non stonerebbe se applicato a “Mattoni“, esordio in major di Night Skinny, celebrato producer molisano già autore di “Pezzi“, il diretto prequel di questo disco.

L’impressione che si ricava dall’ascolto dell’album (e dall’ampio battage mediatico che ne ha preceduto la pubblicazione) infatti, è che ci si trovi di fronte al medesimo concept che animava il suo predecessore, tuttavia elevato all’ennesima potenza.

Il meccanismo è noto e ben rodato nell’ambioto dello show business. Content creator di talento riescono ad imporsi nella propria nicchia grazie alla potenza della loro visione.  Appena fiutato il sangue nell’acqua, gli squali dell’industria accorrono numerosi sul luogo del delitto e sono ben lieti di sganciare assegni in bianco al suddetto creativo, affinché riproponga la stessa visione ad un più ampio pubblico, dopo un accurato e dispendioso lavoro di cosmesi.

 

Quello di Peter Jackson è un esempio di scuola: il regista autore di kolossal per antonomasia come il “Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit“, ha esordito con piccole produzioni semiamatoriali, in cui però erano già evidenti il suo sguardo autoriale e l’innata capacità di costruire la suspense.

Allo stesso modo, nel 2017 lo stesso Night Skinny aveva assemblato l’ordigno artigianale noto come “Pezzi” nella solitudine della ex-stalla dove risiede il suo EdenGarden Studio, forse inconsapevole dell’ottimo riscontro di pubblico e critica che avrebbe suscitato.

Due anni dopo, lo troviamo a capo del Progetto Manhattan finanziato da Island Records: 26 tra le teste di serie del rap game italiano (tra venerati maestri, brillanti promesse e soliti stronzi) riuniti  nelle 13 tracce di un unico producer album.

Cambiano le dimensioni e la potenza della bomba, ma l’obiettivo rimane lo stesso: sparare in tutte le direzioni per colpire tutte le nicchie di mercato, attraverso una variegata alchimia di featuring e sonorità. Un’intuizione seminale quella di Skinny, che già all’epoca si era rivelato profondamente conscio delle dinamiche attraverso cui la musica viene fruita dal pubblico nell’era dello streaming.

Anche l’approccio alle produzioni non è poi cambiato molto: la fa da padrone il campionamento, lo stratagemma grazie al quale il produttore riesce ad infondere alla sua opera tutto lo spessore della propria cultura musicale, senza tuttavia rimanere intrappolato nelle sabbie mobili del citazionismo. Grazie al sapiente uso del sampler, Skinny riesce a stendere tappeti dal gusto contemporaneo che non mettono a disagio gli ospiti che dovranno camminarci sopra, senza però rinunciare ad una strizzata d’occhio a conaisseur e addetti ai lavori.

Ormai lo conosciamo bene.  È Skinny, e il suo stile di gioco è rimasto lo stesso, ma il campo è molto più grande e la posta in gioco più alta. Per questo TNS ha scelto di fare l’unica scelta sensata per beffare ancora una volta la rete di aspettative che gli si stringeva intorno: non prende

rsi troppo sul serio.

 

Non a caso, la strategia di comunicazione legata all’album è stata tutta giocata sulla sottile linea tra il serio e il faceto.  La cover art  quasi punk nel suo minimalismo. Gli sticker di Whatsapp che immortalano i protagonisti del disco in pose più o meno eroiche. Il torneo di Tetris tramite cui sono stati selezionati gli ascoltatori che hanno potuto ascoltare l’album in anteprima.

Tutto grida lo stesso messaggio: qui il momento è solenne, sdrammatizziamo.

In questo modo, quello che avrebbe potuto trasformarsi facilmente in un ingessato museo delle cere del rap italiano, ecco che diventa una sala giochi arcade, con grandi cabinati colorati che troneggiano in ogni angolo, ciascuno con la sua diversa proposta, ciascuno con il proprio mood. Spetta solo a noi ascoltatori scegliere dove spendere i gettoni che ci tintinnano in tasca.

E allora va bene Skinny, vuoi divertirti? Dacci le chiavi della sala giochi in mano, che questa volta ci divertiamo.

CHADIA RODRIGUEZ

La scelta di Skinny di affidarle una traccia in solitaria è stata accolta dall’internet con un grosso sospiro di sollievo. In realtà, Chadia, a livello puramente musicale, fa meglio di quanto si potesse pensare. Tuttavia non regge il confronto con gli altri ospiti del progetto: Chadia vorrebbe apparire come una Samus Aran con tanto di Tuta Energia, ma finisce per assomigliare più alla Peach di Super Mario. O forse, ad una Bowsette attorniate da detrattori.

COCO

La difficoltà ancora non aumenta: Coco è il livello in cui bisogna soltanto mettere in pratica quello che si è imparato nel tutorial. Per quanto Corrado non stoni assolutamente all’interno di “Life Style“, il fidato collaboratore di Luchè dà prova di poca ispirazione e non riesce a replicare né i fasti di “Acquario” né quelli della strofa in “10 Anni Fa“.

VALE LAMBO

È il ritornellaro della posse napoletana, e manco a dirlo svolge ottimamente il compito aseegnatogli. Se il fratello Lele Blade sceglie di trafiggere l’ascoltatore con una strofa arrogante e decisa, Lambo preferisce martellargli dolcemente la testa con un ritornello tanto orecchiabile quanto zarro.

LELE BLADE

Il gioco inizia a salire di difficoltà con la buona prestazione di Lele Blade che sfrutta bene l’occasione concessagli da Skinny e si comporta al meglio sul beat, scegliendo di non usare il dialetto come già fatto in alcuni pezzi precedenti. Bravo a restare dentro il tema del pezzo e a non cadere nelle trappole di barre banali che in una traccia del genere sono sempre dietro l’angolo.

LUCHÈ

Se il suo ruolo si fosse limitato ad una sola canzone, come accaduto in “Pezzi”, il risultato sarebbe stato sicuramente più positivo. Il rapper napoletano ripropone all’ascoltatore il miglior lato di “Potere” tramite “Attraverso Me”, un bellissimo componimento introspettivo, che spazia dal tema del sogno di diventare immortale attraverso la musica fino al ricordo degli amici (e fratelli) perduti. Per sfortuna, in “Prometto” tenta un approccio più cantato, fallendo abbastanza miseramente e venendo superato, in termini di prestazione, da Rkomi. 

FABRI FIBRA

Il Fibroga, dopo un periodo caratterizzato da una serie di strofe dalla dubbia qualità, fa la voce grossa in “Saluti” e “Bad People”. La sua prestazione viene esaltata dalla presenza di mostri sacri quali Guè Pequeno e Noyz Narcos, rendendo i due brani tra i migliori dell’intero disco. Il problema arriva quando Mr. Simpatia viene messo a fianco di Side e Shiva in “Fumo 1etto”: il flow che sceglie risulta fastidioso e ridondante, mentre le barre sono piuttosto inconsistenti. In sostanza, il suo ruolo, come boss, è un po’ come quello di Bowser in Super Smash Bros Brawl: il giocatore si trova al cospetto di un’autentica leggenda tra i villain videoludici, credendo quindi di dover già affrontare il boss finale; tuttavia, capirà presto che andando avanti nel gioco ci sarà ben di peggio (o meglio, nel caso del disco).

LAZZA

Chi meglio di Zzala all’interno di una posse che definire spaccona è fin riduttivo? Le 12 di Lazzino vanno a segno e centrano l’obiettivo come il migliore dei cecchini in Sniper Elite. Sarebbe stato senza dubbio interessante sentirlo in più pezzi o con una traccia solista, come successo nel precedente disco di Skinny.

GEOLIER

Una delle piacevoli sorprese del disco. Prima chiude “Life Style” in maniera maledettamente sfrontata (“Parli tanto di camorra/ma poi di notte tu dormi in caserma/La tua ragazza gli riempi la bocca di belle parole/io solo di sp-“), poi aggredisce “Mattoni” con un flow incalzante e una mitragliata di barre in napoletano.

SIDE

Arturo è il colpo di scena che non ti aspetti, come quando stai giocando a “Heavy Rain” e scopri di aver utilizzato l’assassino dell’origami fin dall’inizio. Il segnale che Side lancia al giocatore è palese: da adesso in poi si inizia davvero a fare sul serio. L’ex membro della Dark è uscito in una versione remastered, che ha raffinato il suo flow e migliorato la sua capacità di creare immagini fortissime all’ascolto grazie ad un lessico ristretto, ma sempre azzeccato: non a caso, gli angeli lo proteggono, i demoni lo rispettano.

TAXI B

Ti ho mai detto qual è la definizione di follia? È fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi”. Questa citazione di Vaas, direttamente da Far Cry 3, è fatta su misura per descrivere la prova di Taxi B. Se guardiamo le altre strofe del singolare artista lucano, noteremo sicuramente una somiglianza con quella che chiude “Mattoni”, o quantomeno la ripetizione di uno schema. Ma a Taxi questo non interessa, perciò ripete ancora una volta ciò che meglio sa fare, creando il panico e definendosi un “fottuto Matrix”.

SPERANZA

Un mix letale di barre, flow, adrenalina, lingue: Speranza è il Most Wanted di “Need For Speed“, un’auto imprendibile sulla strada come sul beat. La facilità con cui il rapper casertano passa dall’italiano, al dialetto napoletano, fino al francese è disarmante. Per lui vale lo stesso discorso di Lazza: probabilmente avrebbe meritato ancora più spazio, ma la sua prestazione è sicuramente tra le migliori del disco.

IZI

Diego è da un po’ che è diventato grande, ma ribadirlo è sempre cosa buona e giusta. La sua performance è così forte e d’impatto che è impossibile non ritenerlo uno dei migliori, nonostante compaia solo in “Mille Strade”, a fianco di un Ketama anch’esso in grande spolvero. Il ragazzo della leva ‘95 dimostra ancora una volta le sue imprescindibili qualità, sia in termini di flow che di tecnica. “Ho mille strade da prendere, ma quella giusta è una sola”. Sembra proprio Izi l’abbia presa e sia già a buon punto del percorso.

RKOMI

Il pupillo di Skinny è il più presente del disco, e meno male. Il suo stile musicale, evolutosi nel tempo fino ad ottenere quell’impronta pop vista in “Dove Gli Occhi Non Arrivano”, gli permette di muoversi con una semplicità disarmante attraverso tutte le tracce, non stonando praticamente mai. In “Saluti” e “Fare Chiasso” le sue prove migliori, quando da vita a due ritornelli praticamente perfetti.

MARRACASH

Se la sua strofa fosse un videogioco sarebbe GTA. Me lo immagino un po’ come Micheal, uno dei protagonisti del quinto capitolo: dopo averne passate tante in strada e aver successivamente raggiunto il successo, racconta la street life con un differente punto di vista. Buono il ritornello in coppia con Capo Plaza ma il meglio arriva con la strofa: dopo un attacco bomba continua con diversi cambi di flow e giochi di parole a tratti geniali, primo tra tutti “Dei gemelli ma ascendente bilancino”. L’hype per il suo album non può che continuare a crescere.

MADAME

La ragazzina terribile lanciata da Arcade Army Records monopolizza la traccia con Rkomi: a lei 2 strofe e un ritornello potentissimo sia musicalmente sia concettualmente. Madame si conferma il “punto rosso tra la folla”, diversa dagli altri, ma soprattutto dalle altre. È la più giovane tra gli artisti chiamati da Skinny, ma come la Ellie di The Last of us, è tenace e senza paura, prende in mano la situazione e ne esce vincitrice.

CAPO PLAZA

Entra benissimo in “Street Advisor” incastrandosi alla perfezione nel ritornello con Marracash. Quando tocca a lui poi mantiene bene lo stile della traccia sebbene non aggiunga niente di particolare, se non un po’ di sana spacconeria. In questo periodo è davvero in forma e la sua comparsa in questo album ne è l’ennesima dimostrazione.

TEDUA

In “Novità” il rapper genovese racconta tramite uno storytelling i primi incontri con i suoi amici di vecchia data Ernia e Rkomi. Molto bella la sua strofa: suona particolarmente bene la serie di barre chiuse in passato remoto, merito anche del suo flow. Il problema è che non lascia un segno indelebile nel disco di Skinny: è stato un po’ come un personaggio secondario che, però, risulta essere fondamentale al fine di terminare una missione, in questo caso rendere Novità una splendida canzone nell’insieme.

ACHILLE LAURO

 Il suo bridge è come una cutscene all’interno di un videogioco, ovvero una sequenza animata che inframezza i momenti di azione. In questa traccia ha quindi lo scopo di spezzare i ritmi elevatissimi di Mattoni, la posse track del disco dalla durata di più di 6 minuti, e ci riesce davvero alla grande. Certo, sarebbe stato bello (o forse meglio?) risentire Achille in una strofa vecchio stile, ma ha comunque fatto un buon lavoro.

QUENTIN40

Vittorio gioca al meglio le sue carte nei due pezzi in cui ha preso parte. Continuando sull’ottima via tracciata dal suo disco d’esordio, Quentin non sfigura di fronte a due artisti già affermati come Ernia e Rkomi e cambia forma nel momento opportuno: è il Deoxys del disco, che passa dalla forma Attacco alla forma Difesa, rimanendo però sempre sé stesso.

ERNIA

Ernia in questo album ha di nuovo dimostrato ciò che già sapevamo, ovvero di saper comporre sia canzoni con contenuti, sia cafonate piene di autocelebrazione, e soprattutto di eccellere in entrambi i settori. Da un lato troviamo la sua strofa in “Novità“, insieme ai suoi amici e colleghi Tedua e Rkomi, con un bellissimo testo e una melodia altrettanto bella. Dall’altro, in “Numero10” e, soprattutto, in “Mattoni“, Ernia tira fuori tutta la spavalderia che spesso lo contraddistingue. Ne è un esempio tangibile la chiusura della sua strofa nella posse track: “Fra’, giro una serie su me stesso / che possa essere esempio per i raga /Ci metto il mio ego gigantesco / infatti la chiamo “Il premier-Papa“”. Tanto flow e tanta tecnica in tutti i pezzi in cui compare nell’album, sicuramente uno dei migliori.

SHIVA

Bene ma non benissimo. Il suo flow spacca, in particolar modo nell’attacco di “Fumo 1etto“, ma le strofe non sono niente di che. Il problema non è tanto la tecnica quanto le tematiche che sono sempre le stesse; oltretutto ci sono alcune barre che sembrano davvero esagerate (“Milano sembra Chicago“? Ma dove?) e in questi casi dà l’impressione di essere un Charmeleon che vuole fare il Charizard.

FRANCO126

Franco compare solo una volta in tutto l’album, ma la sua presenza in “Stay away” è fondamentale. In una delle canzoni più belle del disco, si trova a rappare coi vecchi compagni di scuola Ketama e Side dei tempi in cui ancora frequentavano il liceo Virgilio di Roma. Compone una strofa molto profonda con la sua caratteristica malinconia sempre un po’ velata che non può che impreziosire ulteriormente il brano.

JAKE LA FURIA

Per quanto riguarda Jake, prima che uscisse l’album la paura era quella che facesse un brano reggaeton, tenendo conto degli ultimi suoi lavori, ma così non è stato. Nel suo pezzo critica la nuova generazione di rapper insistendo sul fatto che si atteggino da criminali quando in realtà non lo sono per niente. Il ritorno al vecchio stile è l’ennesima conferma che la penna di Jake è una delle migliori che ci siano mai state in Italia, nonostante tutto anche se “facciamo 0 like, vi rompiamo sempre il culo frate ”.

KETAMA126

Il Piccolo Kety in questo 2019 non è stato molto presente, ma è innegabile che sia più in forma che mai. Compare in due pezzi, ma questo basta e avanza per renderli unici nell’album: se in “Stay Away” strofa e ritornello contribuiscono a far diventare il pezzo una delle hit del disco la coppia con Izi in Mille strade regala un pezzo intensissimo e di grande caratura che i due artisti hanno praticamente scritto col sangue. Ketama è la perfetta preparazione per quelli che saranno i due boss finali, un po’ come Ornstein e Smough di Dark Souls: non sei ancora alla fine del gioco ma sono già dannatamente forti.

 

NOYZ NARCOS

Lo Zombie romano è uno dei boss finali del disco,anche se bastano due canzoni in cima all’album per capirlo: “Street Advisor” e “Bad People”. Skinny cuce beat su misura, e Noyz ringrazia. Il rapper si muove come Ezio Auditore, assassinando le tracce già prima che arrivino Marra e Fibra. A dirla tutta, le sue strofe, concettualmente, non presentano nulla che non si sia già visto all’interno della sua discografia; eppure, suonano bene, sono coerenti con il brano e tecnicamente sono di ottima fattura, grazie anche all’incredibile delivery dello Zombie Bianco. 

GUÈ PEQUENO

Guè è un po’ il Ganondorf della situazione: sai già che, a scanso di equivoci, sarà il boss finale del gioco; avendo giocato i capitoli precedenti, più o meno sai già cosa aspettarti, nonostante ciò, è sempre dannatamente forte.Clamorosi i cambi di flow in Saluti che lo rendono il migliore sulla traccia, azzeccatissime le punchline nella posse track. Come Noyz, anche lui ripropone alcune delle migliori armi custodite nel suo arsenale, finendo per essere il migliore anche senza dare il 100%. 

Articolo a cura di Matteo Carena, Jacopo Gotti, Gabriele Pettinà, Nicola Simonutti e Alberto Coletti

Grafiche di Simone Fontana


Alberto Coletti

Alberto Coletti

Avvocato affetto da un'incontrollabile passione per il rap italiano. In questo mondo di numeri, sono finito a essere il Numero 2 di Chiamarsi MC. E sarà solo Dio a giudicarmi per questo.

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