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No, il rap non è ritmo e poesia

Durante la seconda puntata delle audizioni di X-Factor, Sfera Ebbasta è caduto nel tranello nel quale sono inciampati molti prima di lui, ossia definire il rap come “ritmo e poesia”.

Andando con ordine, nella puntata trasmessa su SkyUno giovedì 19 settembre si son presentati due ragazzi, i TNL, che hanno presentato come brano una cover di Bella di Ernia. Al termine dell’esibizione si è scatenato l’ormai solito dibattito al tavolo dei giudici sulla difficoltà di giudicare chi porta brani di altri rapper perché troppo personali. Sfera si è fatto promotore di questa tesi mentre Malika Ayane difendeva la possibilità di reinterpretare anche una canzone rap. Nella difesa dalla sua posizione, il rapper di Cinisello Balsamo ha sollevato anche l’argomento, erroneo, del rap come ritmo e poesia.

Il rap NON è ritmo e poesia, e la parola rap non è l’acronimo di “rythm and poetry” come molti sostengono. Cerchiamo di fare chiarezza. Innanzitutto, in inglese esiste il verbo “to rap” da ben prima che la comunità nera newyorkese iniziasse a sputare rime improvvisate su delle basi musicali. Il verbo è traducibile in italiano con “colpire/bussare” e dato che vi sono testimonianze del termine in testi di Edgar Allan Poe risulta un po’ complicato che il termine sia un acronimo.

Ma, mettendo da parte i discorsi etimologici, qualcuno potrebbe comunque sostenere che “rap” inteso come tecnica canora venga dal binomio ritmo-poesia. Per confutare questa teoria, ci appelliamo alla storia. I primi rapper veri e propri appaiono nel finire degli Anni Settanta nel Bronx newyorkese. Ai tempi, il rap era una pura forma di intrattenimento. La comunità nera si riuniva in degli scantinati in cui un DJ metteva una base musicale e qualcuno improvvisava rime sulla base. Immortal Technique ha paragonato queste jam ai canti nelle piantagioni degli schiavi, un parallelo abbastanza calzante che mette in evidenza la totale assenza di intenti poetici nei primi rapper. La prima traccia a cui si potrebbe affibbiare questa ambizione è The Message di Grandmaster Flash che comunque è successiva di qualche anno (essendo pubblicata nel 1982) rispetto alla nascita del genere hip-hop. Inoltre, va anche detto che la Sugar Hill, etichetta di produzione della canzone, non era vista molto positivamente dalle jam perché, fra altre cose, accusata di copiare le rime improvvisate in esse.

E allora come nasce questo equivoco? Volendo abbiamo anche una data, il 26 agosto 1988. In quel giorno viene rilasciato Follow the Leader di Rakim & Eric B. e, nella titletrack, il rapper di Long Island afferma testualmente “rap is rythm and poetry”. Anche ammettendo che quella del newyorkese sia una definizione generale, ciò non trasformerebbe certo il significato del termine. Inoltre, è probabilmente più corretto interpretare la barra di Rakim come un’autocelebrazione delle proprie capacità, cioè che il suo rap è ritmo e poesia. Infine, creare acronimi alle parole era una tecnica abbastanza in voga nell’hip hop di quel periodo.

Quindi, lungi dal voler entrare nel dibattito sull’opportunità di portare cover rap a un talent, si può concludere che persino il buon Sfera è caduto in quel tranello in cui molti ascoltatori ed addetti ai lavori cadono da quel giorno estivo del 1988. No, il rap non è ritmo e poesia. E i rapper non sono poeti, ma di questo abbiamo già parlato.

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

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