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La scena rap della Tanzania ha qualcosa da dire

I rapper che fanno muovere il culo alla tua tipa in disco si son forse dimenticati dove tutto, e non la loro semplice, a tratti misera, carriera, ebbe inizio.


Il rap come voce dei deboli, degli emarginati, dei dimenticati.
Come s’addice ad un profeta, un uomo, un semplice uomo, rinuncia allo sfarzo, all’opulenza, ai macchinoni e alle griffe che probabilmente non si sarebbe potuto permettere in ogni caso per marciare scalzo tra valli desolate, ripidi vulcani e degradate periferie ponendosi domande amare dal carattere esistenzialista sul destino infausto della propria terra e dei suoi abitanti.
Ed ecco che il rap dalle pendici del remoto vulcano Oi Doinyo Lengai ai bassifondi di Arusha, che tanto fieramente ci vengono mostrati in seppur bassa risoluzione, rinasce come Bongo Flava, ed è spada degli oppressi, abilmente maneggiata dal prodigioso genio musicale di MC Faza, membro della celebre crew Tanzaniana X Plastaz.

Una denuncia a viso aperto contro le autorità, i privilegiati, i politici per ottenere equità, giustizia e attenzione da un governo corrotto.

Neri come non si vedevano dagli anni 90, RGB 0;0;0; senza discussioni o compromessi.
Uno sfregio da 755 ascoltatori mensili su Spotify: che sono molti se si considera la copertura internet e gli accessi al web in Tanzania.
Il loro pezzo più celebre, che vede appunto il nostro mc battersi per la causa e i diritti africani, s’intitola ‘Nini Dhambi kwa mwenye dhiki‘ (Sebbene diffuso come
Swahili rap‘ su youtube) e ha superato l’incredibile quota di un milione di ascolti. Pazzesco.

Ecco allora che Chiamarsi Mc si commuove davanti ad una battaglia tanto simile a quella combattuta nei ghetti statunitensi dai primi MC ormai 50 anni fa, ricordandoci le radici più autentiche di un genere che troppo spesso ormai viene preso alla leggera.
Gli X Plastaz hanno saputo coniugare l’innovazione occidentale con la profonda tradizione musicale swahili, riscuotendo un certo successo che li ha portati a collaborare con grandi major europee di cui però ignoravo l’esistenza, come la tedesca ‘Out Here Records‘ nel 2004.
Insomma, grandi risultati anche a livello internazionale.

Pazzesco, lo ripetiamo.

Nel 2006 la loro attività cessa quasi completamente a causa della tragica morte di Nelli, il membro più anziano del gruppo, accoltellato dal vicino di casa.
True Bongo flava.

Un altro esponente del rap est africano è Darassa.
Io sul pezzo “muzik” (Prodotto da Ben Pol che, no, non ti sforzare, non lo conosci) è di una freschezza inaudita e ha superato i 12 milioni di ascolti su youtube raga, pazzesco davvero.

La canzone nel 2017 è stata doppiamente candidata, così come Darassa per il gran talento sfoggiato, ai prestigiosi AFRIMA
(La versione africana degli MTV’s EMA per intenderci)

Non ho capito granché per quanto concerne i contenuti, ma fa un paio di cose fighe con le mani all’inizio del video.
Il resto del metraggio vede numerose mamacite che ballano, una piscina sul roof di un grattacielo e twerking in una discoteca, nulla che si discosti particolarmente da ciò a cui siamo abituati.
Bongo Flava con i controcazzi

Il terzo e ultimo artista spinge e strattona nella scena Tanzaniana da quando soffiò 14 candeline, per la East Coast afro è un guru ma, ancora ahimè, non so di cosa parlino le sue canzoni poichè non sono riuscito a trovare nemmeno una traduzione.

Non credo che importi il contenuto, dopotutto, l’esito resta apprezzabile lo stesso perché ci stiamo avvicinando ad un genere a noi famigliare: la trap.
Sto parlando di Quick Rocka a.k.a ‘Switcher‘, esponente della Switch Music Group di cui presumo sia proprietario (Dal nome, non ho prove a riguardo) che con il suo pezzo ‘STILL‘ potrebbe anche riuscire a farti ballare.

Scopri l’Africa che è in te.

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