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Sette anni fa, Death USB di Salmo

Il 15 Febbraio 2012, esattamente sette anni fa, Maurizio Pisciottu, in arte Salmo pubblicava sotto Tanta Roba il suo secondo disco ufficiale dopo il fortunato The Island Chainsaw Massacre. Questo disco, che leggenda vuole che sia stato prodotto in una sola settimana, porta un nome che è tutto un programma: Death USB.

A risentirlo oggi, esattamente come allora, appare molto atipico come disco rap, lo stesso Salmo in alcune interviste lo definisce un disco sperimentale frutto di una non totale consapevolezza di quello che stava facendo. Eppure credo che molti di coloro che stanno leggendo, compreso il sottoscritto, si siano avvicinati alla musica del rapper Olbiese proprio tramite questo disco. Che cosa rende quindi Death USB un album tanto apprezzato? E come ha influito sulla produzione musicale successiva?

Ci troviamo in degli anni di transizione, tra gli anni bui del rap post golden age e l’alba di una nuova rinascita del genere con i primi ritorni del rap nelle parti alte delle classifiche, basti pensare che l’anno prima Marracash pubblicava King Del Rap e poco più di un mese dopo l’uscita di Death USB sarebbe uscita la hit romantica di Emis Killa Parole Di Ghiaccio destinata a monopolizzare il mercato di quell’anno.

Death USB si colloca quindi come un prodotto atipico, caratterizzato da sonorità vicine alla dubstep e all’hardcore adatte quindi a vendere il prodotto non solo agli appassionati di rap ma anche a fare girare il pezzo nei club e ad organizzare i primi dj-set dei rapper che in quegli anni cominciavano a vedere la luce. Salmo tuttavia non dimentica le origini rap del suo prodotto e all’interno del disco troviamo anche una produzione in stile più classico di Fritz Da Cat nel brano Demons to Diamonds (l’attore protagonista del video di questo brano tra l’altro è Gabriele Mainetti, futuro regista alcuni anni dopo del film Lo Chiamavano Jeeg Robot) e la partecipazione di pilastri del rap nostrano come Primo Brown e Ensi. Questi ultimi, oltre ad ad Enigma, sono gli unici ospiti del disco.

Il disco fu inoltre uno dei primi prodotti di successo della Tanta Roba, neonata etichetta di Guè Pequeno e DJ Harsh che al tempo vedeva nel suo roster Salmo, Ensi e Fedez. In seguito l’etichetta avrebbe anche prodotto i progetti dei Troupe D’Elite (da cui sarebbero poi nati Ernia e Ghali) e avrebbe, dopo la loro uscita da Honiro, preso sotto la sua ala Gemitaiz e Madman.

Death USB non è tuttavia il primo esperimento di Salmo con questo genere di sonorità. Esse erano già state tastate pochissimi mesi prima con uno dei progetti più iconici di Salmo e della sua crew: i Machete Mixtape. Nel primo Machete Mixtape, uscito in freedownload, l’influenza “dubstep” era già molto forte. Grazie anche al grande eco che questi due lavori ebbero tra gli appassionati del genere si riuscì a cominciare a sdoganare all’interno delle produzioni musicali rap determinati suoni considerati poco canonici se non addirittura eretici per il genere.

Con questo secondo disco Salmo mostrava il suo primo mutamento di pelle artistico che da lì in avanti avrebbe caratterizzato la sua carriera facendo di lui uno dei rapper più apprezzati e di successo della penisola.

La cover di Death USB

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Filippo Montanari

Filippo Montanari

Cinema, hip- hop, football americano e internet sono i quattro ingredienti principali della mia giornata. Amo il sano dibattito e sogno un internet in cui si possano avere discussioni che non necessitino subito un reportage sulle abitudini serali delle proprie madri.

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