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Trezzano in tre atti: Trauma non è più quello di Cessih

Luca Galimi, in arte Trauma, è stato un pioniere del rap nella scena Milanese, e un profeta della sua sfaccettatura trash. Oggi però, dopo un periodo di pausa, caratterizzata da riflessioni sulla sua vita privata e dall’assenza dei social, Calabria è tornato più forte di prima, tentando di dare una nuova immagine di sè stesso.



Per chi come me abita o è cresciuto a Milano e dintorni, il nome di Trauma non sarà di certo una sorpresa. Molti però lo ricordano sopratutto per uno dei suoi brani più famosi, Cessih.  Ripercorriamo dunque le fasi più importanti della sua carriera per ricostruire la personalità di uno degli artisti più controversi della scena.

Trauma nasce a Reggio Calabria nel 1992 e si trasferisce con la famiglia a Milano, inizialmente a Lorenteggio, ospitati da uno zio, verso la fine degli anni 90′, cambiando dimora più volte fino a stabilizzarsi in provincia, precisamente a Trezzano sul Naviglio. Qui, in base anche a quanto riportato da Trauma stesso, le cose non sono esattamente facili, è spesso oggetto di scherno da parte dei coetanei, non riuscendo ad identificarsi nè come calabrese, contesto che ha abbandonato molto presto, nè come milanese, problema frequente tra molti ragazzi di provincia. Proprio per queste iniziali difficoltà, “Cala”, come i suoi amici sono soliti definirlo, si avvicina al rap, visto come rivalsa sociale verso un mondo che lo esclude, ma che lui vuole comunque cambiare.

Si appassiona inizialmente al writing, poi, come molti ragazzi appartenenti a quella generazione, si reca spesso e volentieri al Muretto, ad assistere e partecipare ai vari freestyle che dominavano incontrastati le giornate dei giovani aspiranti rapper. Il movimento inizia ad espandersi sempre di più, arrivando anche a portare alcuni esponenti, tra cui figurava un giovanissimo Nerone, a presenziare ad una puntata di Occupy Deejay che trattava l’argomento

Proprio in questi anni Trauma inizia a costruire la sua fortuna come freestyler arrivando addirittura a trionfare in un edizione del “Honiro Freestyle Battle” nel 2012, contest dominato dall sua crew, l’incognita click, dato che lui si classificò primo e il suo socio, Tiaz Rocker, arrivò secondo.

Il freestyle è stata sempre una costante nella vita artistica e non di Trauma, sia come concorrente, ne sono una testimonianza le partecipazione al “Tecniche Perfette”, sia come presentatore/organizzatore dato che Trauma e il suo collettivo , Ya Know Tha Name,sono sempre stati attivissimi nel organizzare battle per premiare la bravura di rapper anche emergenti che volevano affermarsi con le loro doti da freestyler o con i loro testi.

Facciamo un balzo temporale che ci porta dritti dritti al 2015, anno in cui Trauma si afferma anche con i pezzi, oltre che con il freestyle. In quest’anno escono Non ci sto dentro,uscito in realtà l’anno prima, e il suo brano simbolo, Cessih.Con questi due pezzi infatti, in particolare, Trauma risquote un discreto successo presso il pubblico, imponendosi come profeta del trash capace di comunicare all’ascoltatore una sorta di empatia verso la sua “ignoranza” e verso il suo modo di vivere sopra le righe.

Sempre nello stesso anno esce il suo primo album ufficiale, Try Gin, dove tratta anche tematiche un po’ più impegnate, cosa che in realtà ha sempre fatto anche con freestyle publicati sul suo profilo, ma con Cessih è entrato nell’Olimpo del Trash, posto che gli spetta di diritto dopo l’instore dal Kebabbaro, dove sembrava destinato a rimane per sempre.

In seguito al raggiungimento di questa fama le cose però cambiano, Trauma si sente oppresso e limitato dal suo personaggio, attraversa una dura fase di crisi da cui riesce ad uscire grazie alla sua forza di volontà e alla consapevolezza dei suoi mezzi. In tempi più recenti infatti, pur non avendo abbandonando il personaggio del freestyler trash, come testimonia una sua epica performance al Mic Tyson, ha provato, con risultati quasi sorprendenti, a mostrare una diversa sfaccettatura della sua personalità.

Ha dunque deciso di scrivere un romanzo, dal nome molto evocativo, Tarantelle, pubblicando sul suo profilo facebook alcune anticipazioni.

In questi scritti, Trauma, affronta diverse tematiche, ma sempre in modo reale e diretto, raccontando senza mezzi termini storie di vita quotidiana, spesso all’insegna dell’illegalità. Partendo dal primo fino ad arrivare al terzo, e per ora ultimo, capitolo si può notare un evoluzione della tecnica di scrittura di Trauma, ottimo liricista, ma ancora inizialmente acerbo come scrittore in prosa. Il secondo capitolo, per esempio, che contiene un’analisi dello slang di provincia, introduce un sapiente utilizzo del “to be continued”, ignorato nel primo capitolo della saga, lasciando il lettore con la curiosità di sapere come si evolverà la vicenda. Trauma riesce ad evocare nel lettore un’immagine vivida e sentita del soggetto del racconto e delle tarantelle in cui è coinvolto, riuscendo a dare un’immagine del reale non semplice da realizzare e riprodurre.

Già da questo si può dedurre come, pur mantenendo alcuni elementi di contatto con il suo personaggio precedente, Trauma voglia dare un colpo di spugna alla concezione che gli altri hanno di lui, e persegue questo scopo, anche con la pubblicazione di 20090, un cortometraggio in tre atti, palese richiamo alla letteratura, che incorpora parte del racconto, che uscirà integralmente sotto casa editrice, per rappresentare pienamente la sua Trezzano.

Ultima, ma non di certo per importanza, è la pubblicazione di un singolo, Interstellar, sulla fisica quantistica che Trauma ha affrontato da autodidatta.

Trauma ha quindi dimostrato di essere un artista estremamente versatile, capace di spaziare dal trash di Cessih a pezzi più sentiti e profondi, ma capace di adattarsi anche ad una realtà che sta cambiando velocemente e che non ti permette di rimanere indietro. E voi, cosa vi aspettate dal 2019 di Trauma? Probabilmente farà uscire altro materiale, ma, indipendentemente dai gusti, sappiamo per certo che non sarà qualcosa di banale, in pieno stile Calabria.


Christian Mandile

Milanese d'adozione ma con il cuore rivolto alla mia CA, ero un ragazzo normale ma poi "il rap mi ha rapito e su di me ha fatto sindrome di Stoccolma"

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