• Jaden non è soltanto il figlio di Will Smith

    Jaden non è soltanto il figlio di Will Smith

    Non dev’essere facile costruirsi un’identità propria quando sei il figlio di uno dei personaggi più ricordati e amati della generazione cresciuta tra gli anni ’90 e 2000: un vero e proprio simbolo, un cult di quegli anni. Stiamo parlando di Will Smith, tra le altre cose attore e rapper, e del figlio Jaden, il suo secondo genito.

    Leggi tutto...

  • The Big Day: la gioia di Chance the Rapper non convince

    The Big Day: la gioia di Chance the Rapper non convince

    Lo scorso 26 Luglio Chance The Rapper ha rilasciato il suo album d’esordio The Big Day: un progetto tanto impegnato quanto carico di perplessità.

    Leggi tutto...

  • Genova porta il rap sulla Luna con il GoaBoa Festival

    Genova porta il rap sulla Luna con il GoaBoa Festival

    Il GoaBoa Festival di Genova è giunto quest’anno alla sua 22esima edizione e, come prevedibile, non ha assolutamente deluso le aspettative. Lanciato dallo slogan “GoaBoa sulla Luna“, per celebrare i 50 anni dell’allunaggio e organizzato dall’associazione Psyco, in collaborazione con il Comune di Genova e la Regione Liguria, il festival si è svolto tra il 5 e il 21 luglio, nella bellissima location dell’Arena del Mare, in pieno Porto Antico. Ospiti del festival sono stati artisti di tutti i generi, da Calcutta e Gazzelle, a Steve Hackett e Jethro Tull, passando per Fast Animals and Slow Kids e Carl Brave, fino ad arrivare a Salmo e Izi.

    Leggi tutto...

  • The Lost Boy segna la strada verso la redenzione di YBN Cordae

    The Lost Boy segna la strada verso la redenzione di YBN Cordae

    Il 26 luglio YBN Cordae ha pubblicato The Lost Boy, il suo primo disco ufficiale, che segue il mixtape della sua crew Young Boss Niggaz del settembre scorso. Non si tratta del suo primo lavoro solista poiché, tra il 2014 e il 2017, il classe ’97 aveva già rilasciato tre mixtape sotto il nome di Entendre.

    Leggi tutto...

  • Home
  • Value Gap: il problema delle royalties di Youtube ha i mesi contati

Value Gap: il problema delle royalties di Youtube ha i mesi contati

Secondo i dati riportati dal Music Consumer Insight Report 2018, l’86% dei consumatori ascolta musica attraverso servizi streaming on-demand – che siano essi audio o video; nonostante la sempre maggiore diffusione delle piattaforme di audio streaming come Spotify, Apple Music e Tidal, il 47% del tempo trascorso ad ascoltare musica è speso su YouTube – su un 52% totale delle piattaforme video.

Un dato che sorprende è quello relativo al 35% degli ascoltatori che ammette di non sottoscrivere un abbonamento premium ai servizi di audio streaming perché può facilmente trovare i contenuti cercati su Youtube.

Ciò che spinge gli ascoltatori a trascurare gli abbonamenti premium a servizi di audio streaming a favore dell’ascolto su Youtube, è la gratuità del servizio da sempre offerto dalla piattaforma di casa Google, e al quale gli ascoltatori più occasionali e superficiali si affidano, ormai abituati a sopportare le fastidiose inserzioni pubblicitarie e la scomoda assenza della possibilità di ascoltare i brani con il cellulare in modalità background. È comunque disponibile da quasi un anno in Italia il servizio Youtube Music Premium, che permette agli ascoltatori più ambiziosi di poter scaricare i video musicali, senza ovviamente inserzioni pubblicitarie e offrendo il tanto ambito ascolto in background.

Ma proprio Youtube è causa di uno dei principali problemi dell’industria discografica odierna: il Value Gap, ovvero il divario tra quanti ricavi effettivamente generano i prodotti degli artisti e le remunerazioni versate agli stessi, ben maggiori quando sono erogate dalle piattaforme di servizi di audio rispetto a quelle di video streaming.

Nel 2016, i 900 milioni di utenti che in quell’anno hanno ascoltato musica su YouTube & co. hanno macinato ricavi per 553 milioni di dollari, mentre i 212 milioni di ascoltatori di streaming audio hanno contribuito a creare ricavi per 3,9 miliardi di dollari; i proventi stimati per utente che derivano, per esempio, da Spotify sono 20 volte più grandi di quelli di Youtube.

 

Al riguardo, Enzo Mazza – Ceo della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) – spiega che: “YouTube paga poco perché un baco normativo permette a Google di non avere alcuna responsabilità sui contenuti pubblicati sul portale. Il sito viene considerato un semplice intermediario di prodotti caricati dagli utenti e se la cava con la promessa di cancellare i brani protetti da copyright”; dall’altra parte, Spotify & co. acquistano il diritto a trasmettere musica attraverso delle trattative con le case discografiche, generando delle royalties ben più importanti.

 

Mentre negli USA la battaglia al Value Gap è data per persa, in Europa, già da qualche anno, la Commissione Europea ha individuato il fenomeno come un problema che crea distorsione del mercato e concorrenza sleale, pratiche che contrastano con i principi dell’Unione Europea stessa; iniziano così nel 2016 i lavori per un aggiornamento delle regole sulla protezione del diritto d’autore, dato che il precedente testo del 2001 si presentava oramai come obsoleto.

È di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio dell’UE ha approvato la nuova direttiva sul copyright, che ha finalmente avuto l’approvazione del Parlamento Europeo il 26 marzo, dopo più di tre anni di lavori. La direttiva, in quanto tale, sarà recepita dai diversi Stati membri, seguendo le linee generali dettate dall’UE, nei prossimi due anni: sarà interessante vedere come si evolverà la situazione nei diversi Stati.

Per quanto concerne il problema del Value Gap, la Direttiva concede agli artisti il diritto di chiedere alle piattaforme un adattamento della remunerazione originariamente pattuita, qualora sia ritenuta troppo bassa rispetto ai benefici che ne derivano, sulla base di una valutazione di tutti i ricavi pertinenti al caso, considerati anche gli eventuali ricavi provenienti dal merchandising. Viene inoltre sancito il diritto degli artisti a ricevere almeno annualmente un resoconto contenente informazioni aggiornate, pertinenti e complete sullo sfruttamento delle loro opere ed esecuzioni.

Il problema rimane quindi irrisolto in attesa del recepimento della direttiva e degli sviluppi pratici che essa avrà sul mercato, ma l’azione dell’UE segna un importante passo avanti verso una soluzione definitiva che renda onore in termini di remunerazione all’operato degli artisti.

Tag: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici