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Con Truman Shade non ha paura di puntare al pubblico generalista

Abbiamo ascoltato e recensito il nuovo album di Shade dal titolo Truman, uscito lo scorso 16 novembre per Warner Music Italy dopo il successo commerciale di numerosi singoli e la pubblicazione di alcuni freestyle anticipatori, spesso carichi di frecciatine non nascoste verso la trap.

Sono passati anni dal suo esordio nel mondo del rap, Vito Ventura, in arte Shade, oggi ha scelto a tutti gli effetti cosa (e sopratutto cosa non) vuole essere all’interno di questo panorama musicale italiano.

“Shade odia la trap fa musica commerciale”, non proprio: possiamo dire che il rapper piemontese abbia preso una strada ben precisa e in un certo senso coerente con il proprio percorso, pur non avendo mai dichiarato di odio pieno verso la tendenza della new wave italiana (di recente ha ammesso di apprezzare Tedua tra gli esponenti della nuova scuola), ha spesso giocato sul dualismo rap / trap  come nelle numerose frecciatine lanciate nei vari freestyle pubblicati prima dell’album, schierandosi apertamente contro certi atteggiamenti tipici del genere etichettato spesso come privo di contenuti.

Non tanto new school vs old school, quanto varie forme di interpretazione di nuova scuola: da una parte tutti quegli artisti volenterosi di puntare sulla costruzione di un pubblico giovane ma che abbia le fondamenta nella ricerca di un genere specifico e caratterizzante (nel bene e nel male) e dall’altra Shade e numerosi altri artisti che individuano il proprio target in un pubblico più generalista, probabilmente più ampio ma anche difficilmente fidelizzabile.

Dopo due album etichettati da molti come carichi di alcuni spunti interessanti ma non totalmente convincenti e soprattutto non chiari dal punto di vista della direzione musicale da intraprendere, ecco che Truman si presenta come il manifesto perfetto delle intenzioni del rapper e non può lasciar scampo ad interpretazioni sbagliate.

Shade non ha paura di essere definito commerciale e dopo il successo degli ultimi singoli (intelligentemente infilati nel disco), viaggia spedito verso una comunicazione studiata e lanciata verso ad un target specifico, ovvero quello da tendenza di YouTube e classifica di Spotify.

Non è quindi un caso che Shade venga definito “rapper da prima serata”, che sia corteggiato dai network televisivi e radiofonici, che venga scelto da Cristina D’Avena per duettare nel suo nuovo disco, che peschi dal mondo talent o da YouTube stesso (come nel caso della cantante marocchina Bouchra) le voci per i suoi ritornelli e ancora che utilizzi il proprio canale YouTube allo stesso modo di un classico youtuber.

Prendiamo come caso esempio la traccia Severo ma giusto e chiediamoci: cos’ha di poi così diverso da un classico pezzo di Fabio Rovazzi? Base che strizza l’occhio all’EDM, melodia orecchiabile e ripetizione continua di un tormentone giovanile. Basterà aggiungere un video ben fatto magari con qualche citazione ben marcata ed ecco che il cocktail perfetto per un brano dai grandi numeri sulle varie piattaforme online è servito.

Discorso identico che potrebbe essere fatto per le già note Bene ma non benissimo e Amore a prima insta, Shade si mostra furbo ma anche attento, con questo album non abbandona assolutamente il rap e le sue classiche punchline, ma le carica di argomenti o tormentoni pop.

Dal punto di vista prettamente musicale il disco si appoggia a due filoni, il primo che prevede basi sostenute da una marcata vena dance, contrapposte invece ad un filone più soft, in cui anche il flow dell’artista vincitore di MTV SPIT 2013 risulta più lento e moderato e vicino al cantato.

E così, all’interno di un prodotto confezionato (ancor di più nella cornice che ruota attorno che nell’esecuzione vera e propria) come un disco pop, sorprende di più per certi aspetti la presenza di un integralista del genere come Nitro nel pezzo Le cose peggiori, che non ha caso risulta come uno dei punti più “rap” dell’album, rispetto al duo fraterno J-Ax – Grido (più abituato rispetto al rapper vicentino della crew Machete a lavorare su questo tipo di prodotti) o al cantato dell’ex concorrente di Amici Emma Muscat nel nuovo singolo mega radiofonico Figurati noi, praticamente la versione 2.0 della precedente Irraggiungibile (insieme a Federica Carta).

In conclusione quello che Shade vuol fare con questo album è chiaro, come è chiaro che chi ha apprezzato un album come Rockstar faticherà a digerire un lavoro del genere, un disco perfettamente confezionato, impacchettato e pronto a raggiungere il maggior pubblico possibile, tra tormentoni e ritornelli orecchiabili, tra storytelling autobiografici e brani che strizzano più che un occhio al (giovane) pubblico femminile.

Truman è un album che mira senza vergogna e senza nascondersi verso la faccia più “pulita” de rap italiano, quella che piace anche alle famiglie e che spesso sconfina nel pop, una dichiarazione più che di esistenza, di intenti, provare per credere…

 

 

 

 

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