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All You Can Eat: Nerone presenta Entertainer

Domani sarà il giorno del nuovo album di Nerone, Entertainer. Lo abbiamo ascoltato in anteprima esclusiva per raccontarvelo.

Una decina di anni or sono, in un disco che grondava senso di appartenenza a Milano e a i suoi costumi già a partire dal titolo, gli Afterhours cantavano “è dura se sei Silvan”. La lezione implicita in quello slogan è che quando il pubblico impara a riconoscere nella tua immagine pubblica quella di un intrattenitore votato a portare spirito e magia nella altrimenti monotona vita di chiunque gli si accosta, rischia di rimanere intrappolato nel suo stesso ruolo.

Perché essere sempre divertenti cessa molto presto di essere divertente. Perché il peso delle aspettative che convergono sul tuo carisma spesso può risultare oberante. Perché, in fin dei conti, il destino di un animatore è quello di accogliere i propri ospiti con il sorriso e poi fare di tutto per contagiarli con lo stesso sorriso, distrarli per qualche giorno dalle angosce e dai problemi che li attendono a casa, solo per vederli ripartire alla fine della vacanza, sereni e rilassati. Mentre tu rimani lì, bloccato su quell’isola, in quel villaggio, con le tue angosce e i tuoi problemi a farti compagnia, che loro non vanno in vacanza mai.

Per questo motivo, dopo aver ascoltato “Entertainer”, secondo progetto ufficiale di Nerone, ed essersi soffermati sulle molte sfumature di sentimento che i suoi dodici pezzi contengono, l’unico commento possibile per chi ambisce a recensirlo può essere solo: “è dura se sei Max”.

Chi ha seguito la sua carriera da vicino fino ad adesso, lo ha probabilmente visto crescere dentro i cerchi del freestyle, e uscirne solo per fare altro freestyle. Oppure scendere dal palco di un live, o dalla porta di un instore, e trattenersi a parlare con chi era lì per sentirlo, mitragliando ulteriori battute, opinioni, consigli, rollando un nuovo joint mentre quello vecchio ancora gli bruciava in bocca.

La prima impressione che Nerone ispira nel prossimo è infatti proprio questa, quella di essere inesauribile, larger than life in ogni possibile accezione. Ma, ancora una volta, alimentare nel prossimo l’illusione di essere inesauribile è il modo migliore per coltivare al proprio interno il terrore di esaurirsi.

Chi domani ascolterà il suo nuovo disco, troverà questo conflitto interiore perfettamente esemplificato nella sua title track, che racchiude in sé la principale chiave interpretativa dell’intero progetto. “Sono un entertainer, mi alimento con la tua energia”, esclama Nerone, rivendicando il suo ruolo e il rapporto simbiotico con il pubblico che lo stesso comporta. Come un prestigiatore. Come LL Cool J a suo tempo (“I’m not just a rapper. I’m an entertainer. That’s the difference”).
Ma non è tutto.

Perché l’elemento che caratterizza questo album rispetto ai suoi predecessori è la cura che Max dedica a spostare l’inquadratura su sé stesso fino a catturare un’angolazione diversa, e si risponde da solo, in controcanto: “sono molto più di un entertainer”. Il sottinteso è che oltre alla maschera del freestyler, del fight rapper, dell’animatore, c’è un uomo stanco di incedere in direzione ostinata e contraria, portando il peso del proprio sogno nonostante i sassi nelle scarpe, le tasche bucate e una fame atavica che lo consuma.

Questa volta, troverete dietro al microfono entrambi, la maschera e colui che la indossa, la persona e il personaggio, equamente rappresentati in un disco diviso in due emisferi, quasi un vinile in potenza, il cui lato A e lato B sono separati dal rasoio delle due strumentali affidate ai produttori e partner in crime Biggie Paul (“Escamotage”) e DJ 2P (“2P Solo”).

Da una parte gli anthem, le tracce da battaglia (come “Monstah”), il funny rap dal retrogusto dolceamaro ( “Mi Sono Innamorato di Una Stronza”), e persino singoli con vibrazioni potenzialmente radiofoniche (“Oggi No”), dall’altra il legame orgoglioso con il territorio (“EMME-I” corredata in questa edizione da una seconda, martellante strofa), con la propria storia e le proprie influenze.

Menzione d’onore in questo senso merita l’unico featuring del disco, “Più Forte di Me”, in cui il nostro duetta con il Re di Milano di persona, Jake La Furia. “Ma in fondo lo sai che eravamo meglio e più cattivi” scandisce il vecchio Fame all’indirizzo dei suoi detrattori, e la sensazione è quella di assistere ad un vero e proprio passaggio di consegne generazionale. Più correttamente, di un’investitura. Ora che l’epopea della Dogo Gang sembra essere a tutti gli effetti un glorioso capitolo chiuso nel grande libro del rap italiano, spetta a chi più di ogni altro rapper ha subito l’influenza della Trinità scriverne le prossime pagine.

E Max sembra del tutto intenzionato a farlo, puntando alla gola dei suoi ascoltatori un coltello a due lame, una rivolta contro il mondo, e l’altra, come sempre, verso sé stesso, per grattugiarsi cuore e ricordi. Due lame per due anime apparentemente inconciliabili, fuse nella stessa lega grazie ad un accurato lavoro nella selezione delle strumentali, che enfatizzano e accompagnano i differenti mood esplorati nelle tracce.

Risulta infatti sorprendente come lo stesso progetto possa contenere tappeti sonori inconsueti e melodici come quello di “Oggi No” e altri più grezzi e nostalgici come quello prodotto da 2P e Adma per “Tic Toc”, senza perdere la propria coerenza interna.

E’ una scelta che potrebbe non ottenere consensi unanimi da parte degli ascoltatori, ma è una scelta di cui va riconosciuto il coraggio. In una scena sempre più ampia e settorializzata, in cui la maggior parte dei player sembra determinato a coltivare la propria nicchia, riproponendo ancora e ancora le stesse due o tre specialità della casa, Nerone spalanca con fierezza le porte di un All You Can Eat, e invita i suoi estimatori ad abboffarsi assaggiando di tutto fino a sazietà.

Una possibile ipotesi sulle ragioni retrostanti a questa varietà di contenuti e sonorità può essere ricercata in un’osservazione attenta delle dinamiche contemporanee di fruizione della musica: il formato album arranca sempre di più rispetto alle singole tracce, destinate allo streaming isolato nel flusso della riproduzione casuale di Spotify. In un contesto nel quale un rainmaker come Salmo intitola il suo nuovo progetto “Playlist”, chi può dire che la scommessa di Max non si rivelerà vincente?

Quale che sia il responso, una vittoria dal canto suo Nerone l’ha già ottenuto: riuscire a confezionare un granata a frammentazione, efficace nel suo insieme come in ciascuna delle sue schegge. Perché è in fondo questa la sua intima natura: quella di non riuscire a rinunciare a nulla. Voler realizzare un disco coeso e sparare in tutte le direzioni, divertire e incutere rispetto, rappare, cantare, persino ballare con l’imprevedibile leggerezza di un calabrone. Intrattenere, dando tutto come un wrestler tra le corde che mette in mostra il suo intero campionario di mosse, a rischio di fratture e cadute rovinose.

Se questo era l’obiettivo del rapper milanese, possiamo concludere che sia stato raggiunto: ci ha dato una mezz’ora buona di Max ed una mezz’ora buona di Nerone.

“I bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?”

Bruce Springsteen – “The Wrestler”


Alberto Coletti

Alberto Coletti

Avvocato affetto da un'incontrollabile passione per il rap italiano. In questo mondo di numeri, sono finito a essere il Numero 2 di Chiamarsi MC. E sarà solo Dio a giudicarmi per questo.

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