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Gianni Bismark è la prima grande sorpresa del 2019

A distanza di 2 anni e un mese da Sesto Senso, lo street album che aveva fatto conoscere Gianni Bismark al pubblico, grazie anche alla spinta di È tutto vero con Tony Effe, il rapper romano torna sulla scena il 18 gennaio con Re Senza Corona, prima fatica musicale in major dopo la firma con Universal avvenuta lo scorso dicembre.

Il disco, della durata di 26 minuti, si compone di 11 tracce, tutte prodotte da G Ferrari (giovane beatmaker romano di belle speranze), mixate e masterizzate dagli Enemies, cioè Yoshimitsu e Manusso, produttori da anni legati ad Honiro Label. Tra i feat. troviamo la Dark Polo Gang, Izi, i 3 membri Lovegang Franco126, Ketama126 e Pretty Solero e, un po’ a sorpresa, Ntò, ex membro dei Co’Sang.

Entriamo nel vivo del disco, partendo da quello che è il primo estratto, cioè Gianni B., una sintesi di quello che è il rapper di Triplo Sette Ent.: Gianni Bismark “vor dì esse strada”, “vor dì pure stornello che parla”, vuol dire aver vissuto la strada e saperne parlare con una credibilità unica nel suo genere, vuol dire immaginarsi le vie di Roma ascoltando il suo flow, la sua voce e il suo marcato accento romano particolarmente coinvolgente. Ciò che salta subito all’occhio, o meglio, all’orecchio dell’ascoltatore, è la poetica di Gianni Bismark: è semplice, diretta, non particolarmente ricercata, è fatta di massime e di modi di dire e gli permette di essere sia street sia personale al punto giusto.

Fatta questa premessa generale su quello che sarà il disco, dentro i 26 intensi minuti di Re Senza Corona c’è spazio per le 1000 sfaccettature del membro di Triplo Sette Entertainment: l’esercizio di stile unito all’introspezione offerto da tracce come Rolex e Chitarra romana (il cui titolo è un tributo all’omonima canzone della storica cantautrice romana Gabriella Ferri); il romanticismo tutto personale di Università (“co’ te andavo più veloce pe’ sentimme le mani strette sur petto”) arricchito dalla strofa di Franco126, nel suo classico stile che procede immagini vivide, chiare e significative; la presa di posizione e la consapevolezza di non essere come gli altri in Fatte furbo e So finiti i giochi; la prepotenza e l’aggressività dei due banger veri e propri del lavoro, Pregiudicati e Soldi sporchi, pezzi nettamente in contrasto (un po’ come tutto il disco) con l’ondata “happy-trap” (se così la si può definire) che ha interessato buona parte del mainstream italiano nel 2018.

Non è finita qui perché, sul vario e originale tappeto musicale di G Ferrari, il rapper romano parla apertamente di una Vita amara che non farà mai per lui, attraversa Roma in Anni 70, mettendo a confronto i tempi passati con la realtà di oggi, cosciente però che nulla è cambiato: Gianni Bismark è sempre lo stesso che ha ancora l’ansia della volante, che non può fare a meno di ricordarsi di chi lo ha aiutato quando le cose non andavano, che avrebbe coperto “pure su danni pesanti” l’amico che ora non c’è più. In chiusura, la title track riassume in maniera eccellente l’anima di Re Senza Corona e il modus vivendi di Gianni che, parlandoci direttamente (anche con una bellissima skit finale) ci ricorda qualcosa di molto importante:

“Devi realizzare il sogno che c’hai dentro ar petto
Tienilo in alto finché non l’hai raggiunto
E dopo sboccia in gruppo
Arrivati al punto non scordarti chi c’hai avuto affianco
O fai la fine del mio amico affranto”

Come ha detto lo stesso rapper nell’ultimo post su Instagram prima dell’uscita del disco, Re Senza Corona vale l’anno e mezzo speso a realizzarlo, è una vera e propria dichiarazione di intenti da parte di Gianni Bismark: dopotutto, non è necessario ricevere una corona per sentirsi padroni di sé stessi e di quello che si ha attorno.

RECENSIONE A CURA DI JACOPO GOTTI

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Savio De Vivo

Savio De Vivo

24 anni. Sono un uomo di poche parole...ci sono domande?

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