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    Che io mi aiuti: Bresh ha retto da solo il peso dell’oceano

    La Liguria, da qualche anno, è diventata una regione che ha saputo imporsi con grande vigore al centro della scena rap nostrana. Dall’estremo occidente dell’Italia una giovanissima generazione ha saputo rompere l’egemonia che da due decenni dominava il genere nella penisola, dominio presidiato da Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna. Queste città hanno da sempre funto da centri di formazione e catalizzatori per i rapper di ogni dove, come grandi dojo separati in cui affinare le proprie abilità.

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    Il 9 dicembre 2014 Jermaine Lamarr Cole, in arte J.Cole, pubblica per Dreamville Records e Roc Nations il terzo album in studio: 2014 Forest Hills Drive. Cosa rende fino ad oggi questo disco un must listen per gli amanti del rap?

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Il Rap È Poesia? L’Esperto Risponde

Quante volte, discutendo di rap italiano, siamo stati tentati di definire il nostro idolo “un poeta“? Quanto spesso abbiamo visto accostare queste due discipline artistiche, spesso sulla base del malinteso che la stessa parola “rap” nasca come un acronimo dell’espressione “rhytm and poetry” (“ritmo e poesia“)? La risposta, in un caso e nell’altro, è senza dubbio “innumerevoli“. Ma, da un punto di vista strettamente lirico questa equiparazione è davvero possibile? In altre parole, il rap è poesia?

Per chiarirci una volta per tutte le idee al riguardo, abbiamo sottoposto la questione ad un giovane esperto del settore: Paolo Di Nicola, direttore editoriale della rivista culturale “Il Fuco” e laureando in Lettere Moderne presso l’Università di Siena. Di seguito trovate la sua prospettiva.

Paolo Di Nicola:

Risponderò rapidamente alla domanda: no, sono due cose diverse.

Eppure, non si tratta di una risposta così scontata. Le affermazioni circa lo statuto di “poeti contemporanei” da conferire ai rapper, e più in generale ai cantautori, emerge su internet a cadenza regolare. Le motivazioni possono essere molteplici, e quasi sempre sono frutto di una visione superficiale quando non proprio ignorante di una, o di entrambe, le branche di cui si parla.

È opportuno innanzitutto specificare che, nel mondo letterario, esiste un dibattito in merito, ma che la maggior parte degli addetti ai lavori tende a considerare l’ambito della canzone e quello della poesia come separati.

Il diverso stato sociale

La domanda nasce da due problematiche che affronterò singolarmente: il diverso statuto sociale e l’esigenza di innalzare il valore artistico di una canzone.

Ciò che porta a dire “i rapper sono poeti” è in primo luogo la mancanza assoluta di poesia nella vita di tutti i giorni. La poesia contemporanea (che pure esiste ed è viva e vegeta) non si conosce, è ormai relegato ad una nicchia ristrettissima; viceversa la canzone è diffusissima ed entra in ogni strato sociale. La seconda metà del Novecento ha portato sul piano culturale una vera e propria rivoluzione: la nascita della cultura pop. Si tratta cioè di autori, riferimenti, canone completamente slegato dalla cultura umanistica tradizionale e “alta”. Questa nuova cultura umanistica (perché lo è a tutti gli effetti) sotto molti aspetti è riuscita a soppiantare a livello mainstream (e cioè di cultura di massa) la funzione che aveva la vetusta cultura tradizionale.

Ciò significa che la canzone “pop” (di cui anche il rap fa parte) ha via via assorbito il ruolo sociale della poesia. La funzione sociale della poesia, cioè la sua capacità di comunicare ed emozionare, è stata soppiantata dalle canzoni. In altre parole, oggi il rap sopperisce al bisogno di poesia di migliaia di persone. Anche se si tratta di due forme comunicative diverse. Ipotizziamo una persona di cultura nella media: ha un diploma superiore, legge meno di un libro l’anno. Appare assolutamente ovvio che questo ragazzo non entrerà mai a contatto nella sua vita con la poesia contemporanea, perciò, forte della sua istruzione superiore penserà che la poesia sia morta dopo Montale (nei casi più fortunati, dopo Sereni o Penna), da qui l’affermazione “visto che la poesia non esiste, ma esistono le canzoni (che servono alla stessa identica cosa) ne deduco che i rapper siano i nuovi poeti”.

Due media diversi

La poesia e la canzone basano la loro comunicazione sulla parola, tuttavia la usano in modi completamente diversi. Con una metafora di Valerio Magrelli (poeta contemporaneo) si può dire che se la canzone è una torta allora il testo è il burro, o le uova. Insomma, è un ingrediente fondamentale ma non basta il burro per fare una torta. Allo stesso modo è opportuno riflettere su quanto il testo da solo non basta a reggere una canzone, e il motivo è semplicissimo: non sono pensate per essere lette. Il beat, il flow, la voce, sono tutti aspetti che concorrono alla fruizione della canzone, e sono parte integrante di ciò che ce la fa apprezzare, anzi aiutano la comunicazione del messaggio. Viceversa, la poesia nasce ed è scritta nella maggior parte dei casi per essere letta in silenzio. È come dire che il cinema ed il teatro sono la stessa cosa perché si basano sulla recitazione.

Vi invito a fare due esperimenti che renderanno esplicito quello che sto dicendo in maniera semplice e intuitiva: prendete il testo di una canzone che vi piace, poi datelo a vostra madre (che quindi non conoscerà la suddetta canzone) e poi fatevelo leggere ad alta voce. Poi prendete una poesia, di quelle fatte a scuola, e cercate su YouTube un video di un attore che la legga. Capirete da voi quanto tutto ciò che c’è intorno al testo possa cambiare, spesso in modo radicale, il modo in cui viene percepito un testo.

Innalzare il valore artistico

Quanto detto finora ha una conseguenza molto interessante sul piano pratico: la differenza tra poesia e canzone è puramente formale, non di contenuto. Ciò significa che un bel testo non diventa una poesia e che viceversa una poesia brutta resta una poesia. Si tende a fare salti intellettuali rocamboleschi per trovare corrispondenze fra poesie e canzoni a livello di temi, spesso andando anche a scomodare opere minori di grandi autori al fine di legittimarne il valore: è un ragionamento sbagliato.

Una canzone con un testo profondissimo resta una canzone. E il perché è stato spiegato poc’anzi. Il bisogno di dire che “quel rapper lì è un poeta” vuol dire voler dare più dignità ad un rapper, perché la forma poesia è percepita come più alta rispetto alla forma canzone. Ragionamento che è fallace e se ci pensate anche un po’ offensivo nei confronti del rapper in questione. Ricordiamo che la poesia la leggono in pochissimi, e praticamente nessuno saprebbe nominare cinque poeti viventi, siete davvero sicuri che il vostro beniamino voglia essere questo?

La metrica

II tema della metrica è il più delicato. Sia perché è il più delicato da smontare, sia perché non è così immediato farlo.

In pratica chi sostiene che “il rap è poesia” spesso porta dai suoi argomenti che riguardano la metrica, fattore fondamentale in entrambe le forme d’arte. Purtuttavia il significato di “metrica” che si fa nel rap è più circoscritto. Infatti, le rime e (a volte) le sillabe non bastano per definire la metrica. Nel primo capitolo di uno dei più famosi manuali di metrica italiana (“Gli Strumenti della Poesia”), Pietro Beltrami non si stanca di ricordare che la metrica è anche un fatto di tradizioni.

Nel testo è presente una metafora molto utile: la metrica è il galateo della poesia. Ogni poeta si inserisce all’interno di una tradizione e, soprattutto dal Novecento, sceglie cosa tenere e cosa lasciare. La metrica è legata strettamente al periodo storico ed è per così dire un fatto interno alla poesia stessa. Inoltre, come sottolinea Stefano Dal Bianco (poeta e metricologo) in un suo intervento proprio sul dibattito canzone – poesia, la legittimazione della metrica nella canzone (e nel rap in generale) passa proprio per il riconoscimento di forme metriche tradizionali, mentre “un poeta che si faccia vanto di riprodurre schemi metrici preesistenti, di qualunque genere, un poeta, soprattutto, che consideri questo fatto un valore di per sé, non è un poeta”.

Il legame tra poesia e musica

l’ultimo argomento è il più spinoso dell’intera questione, riguarda il fatto che in origine la poesia non era separata dalla musica.

A prima vista sembra un’argomentazione forte, molto convincente. Purtuttavia è bene ricordare che veniamo da secoli e secoli di tradizione scritta. Abbiamo rimosso fin da subito l’aspetto cantato della poesia. In sintesi: la poesia si è sin dal primo momento emancipata dalla musica.  Noi contemporanei percepiamo la poesia principalmente come pensata per la lettura silenziosa.

Nota finale: il Nobel a Bob Dylan

Il Nobel a Bob Dylan ha fatto un po’ di casini. C’è da dire che la situazione in realtà non è chiarissima, e non lo è mai stata per la verità. Basti pensare all’antologia della poesia popolare di Pier Paolo Pasolini o più indietro a Pietro Metastasio, o ai numerosi poeti che hanno scritto libretti d’opera, oppure alle edizioni in volume di testi di autori di canzoni, come per esempio Francesco Guccini. È importante sottolineare, a mio modo di vedere, che alla canzone non viene tolto lo statuto di “letteratura”, essendo, nel cantautorato e nel rap più nello specifico, un genere che si basa sul testo.

Gli viene semplicemente chiesto, e viene chiesto a voi, di farla esistere come sé stessa, senza andarsi ad impelagare in definizioni in cui c’è bisogno di farla entrare a forza.


Alberto Coletti

Alberto Coletti

Avvocato affetto da un'incontrollabile passione per il rap italiano. In questo mondo di numeri, sono finito a essere il Numero 2 di Chiamarsi MC. E sarà solo Dio a giudicarmi per questo.

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