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La morte non ha fermato Lil Peep

A poco più di un anno dalla morte di Lil Peep è stato rilasciato Come Over When You’re Sober Pt.2, seguito del suo primo progetto ufficiale. Lo abbiamo ascoltato (lo ammettiamo, più che ascoltato lo abbiamo consumato), ecco le nostre impressioni.

16 Novembre 2017, da noi sono le sette del mattino. Mi trovo al Pronto Soccorso.
Ho accompagnato mia nonna in quello che si rivelerà essere, da lì a poco più di un mese, il suo ultimo viaggio.

Chi ha avuto la sfortuna di frequentare gli ospedali saprà benissimo che in quell’ambiente ciò che davvero butta a terra non è di per sé neanche la malattia. È l’attesa, l’attesa snervante, l’attesa che fa sembrare minuti come interminabili ore, che riduce ogni briciolo di umanità.

Lei sta al momento sta relativamente bene, è adagiata sul lettino. Vorrebbe tornare a casa, ma sono necessari ulteriori approfondimenti. Serve altro tempo.

Sbircio il mio cellulare. Entro su Facebook. il flusso delle notizie è invaso dai post degli utenti di CMC che chiedono se informazioni sulla veridicità della notizia della morte di Lil Peep.

Controllo altre fonti, mi precipito su TMZ e Reddit: è proprio così, Lil Peep è morto di overdose nella notte.

La morte, in tutte le sue sfaccettature, è sempre stata la vera protagonista della musica di Peep: la fascinazione per la fine, la stessa che aveva colpito figure come Jim Morrison o Kurt Cobain, è presente in quasi tutti i testi del rapper di Long Beach che, scostandosi dagli stilemi della trap per fonderli con sonorità emo e a tratti grunge, era riuscito a trovare, nel giro di due anni, un riscontro di pubblico senza precedenti.

Gustav Åhr era un essere umano fragile che allo stesso tempo serbava una forza d’animo straordinaria: non aveva paura di mostrarsi, attraverso la sua arte, per quello che era. Un’anima persa.

Le droghe erano state un approdo naturale, un modo per riempire quel vuoto che nella sua vita l’andirivieni di ragazze e compagnie non era riuscito a colmare. Peep era consapevole che le sostanze lo avrebbero ucciso, ma non lo temeva: ciò che contava era risplendere fino all’ultimo momento.

Come Over When You’re Sober PT.2 riesce in questo intento. Il disco ha avuto una genesi particolarmente complessa e sofferta: subito dopo la tragica fine, la mamma di Peep, la straordinaria, tenace e sensibile Liza Womack ha materialmente portato il Macbook del figlio in un Apple Store, per far trasferire tutto il suo contenuto in un nuovo computer. Successivamente lo ha consegnato nelle mani del più fidato collaborato dell’artista, Smokeasac, autore di quasi tutte le produzioni in questo lavoro e di tutte quelle del precedente.

Il lavoro di post-produzione ha richiesto più di un anno, sia per lo stato assolutamente grezzo delle registrazioni vocali (Peep era solito lavorare in cameretta usando soltanto particolari impostazioni di Garageband) sia perché lo stesso Smokeasac, a causa della devastante perdita dell’amico, ha dovuto affrontare una gravissima depressione che lo ha portato quasi sull’orlo del suicidio.

Nel corso delle 16 tracce emerge il percorso di maturazione di un uomo, prima che di un artista.

Lil Peep è l’ultimo eroe romantico che il rap ha saputo offrirci: non c’è un solo secondo, nel corso del tape, nel quale non si senta fortissimo un senso impendente di angoscia.

La solitudine è il vero filo conduttore di un prodotto nel quale Gus (come era solitamente chiamato dagli amici), a soli 20 anni (quasi tutte le tracce sono state registrate nella prima parte del 2017), esprime tutto il suo rimpianto per una vita che sarebbe potuta essere diversa, che avrebbe potuto dargli altre opportunità.
È non solo la consapevolezza, come in Broken Smile o Runaway, di aver sprecato le poche opportunità con l’unica donna mai amata  alla rincorsa di una ghost girl che forse non incontrerà mai. No, c’è di più.

C’è l’oscuro presagio di chi sa che, a causa delle proprie scelte, non ha più molto tempo a disposizione, di chi ogni giorno, al proprio risveglio si sorprende della circostanza di essere ancora in vita.

Tutto questo si riflette nella visione che Peep aveva della realtà circostante: la vita per lui era diventata insopportabilmente magnifica, come per chiunque senta lo stridore fortissimo tra la propria sensibilità, a tratti esasperata, e lo squallore del mondo.

Life is beautiful è il vero testamento dell’artista di Long Beach: una delle sue prime composizioni (è un remix di Life, brano del 2015), ci consegna la visione cinicamente disperata di una persona che sente tutto il peso della bruttezza della vita, ma sa di non poter fare altro che cercare di rinchiudersi in sé, pur consapevole che tutto ciò non lo porterà a nulla.

Come Over When You’re Sober pt.2 non è un album perfetto: la sua natura postuma è evidente, soprattutto a confronto con la prima parte, molto più organica nella sua composizione.

Il lavoro di Smokeasac, benché prezioso, ha delle volte snaturato lo spirito originale della canzoni (praticamente tutte erano già circolate in forma di demo già a partire dallo scorso anno), appiattendole su sonorità standard e molto pop-friendly.

Certo, lo stesso Peep negli ultimi tempi stava sperimentando nuove formule (si pensi a tracce come Sunlight on Your Skin/Falling Down, prodotte da ILoveMakonnen, e, nell’ultimo caso, con la collaborazione del compianto XXXTENTACION), ma il lavoro del beatmaker di Los Angeles ha fatto perdere quella carica grezza, a tratti sofferta, delle tracce originali (che comunque si possono facilmente ascoltare su Soundcloud).

Questo disco non è l’ultimo apporto che Peep potrà dare ai suoi fan. Nonostante una vita parecchio fuori dagli schemi, il giovane rapper era uno stakanovista, e si pensa che ci siano decine di canzoni ancora inedite nelle mani di altri artisti con i quali ha collaborato o della sua etichetta discografica (la First Access Entertainment).

Peep ha cercato di aggrapparsi alla vita, scappando dai demoni che puntualmente lo inseguivano, ma ha fallito: è proprio nella sua debolezza che si cela la grandezza di una figura come la sua, che è riuscita a trasformare il dolore, quello vero, quello personale, in una forma d’arte che ha aiutato e continua ad aiutare milioni di ascoltatori in tutto il mondo.

L’astro di Lil Peep nell’ultimo anno, anziché eclissarsi (come la tragica fine avrebbe potuto far pensare) è diventato ancora più luminosa: neanche la morte è riuscita a fermare l’ultimo esempio di verità artistica che la musica ha saputo darci.

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Savio De Vivo

Savio De Vivo

24 anni. Sono un uomo di poche parole...ci sono domande?

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