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    MATTONI: IL GIOCO DI SKINNY

    Quando nel ’99 uscì il lungometraggio di South Park, la tag line non lasciava adito a dubbi: “PIÙ GROSSO, PIÙ LUNGO E TUTTO INTERO”. Lo stesso slogan non stonerebbe se applicato a “Mattoni“, esordio in major di Night Skinny, celebrato producer molisano già autore di “Pezzi“, il diretto prequel di questo disco.

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  • Where are all my friends tour: la versione a stelle e strisce del FuckYourParty

    Where are all my friends tour: la versione a stelle e strisce del FuckYourParty

    Qualche mese fa vi abbiamo parlato del nuovo fenomeno generazionale del rap italiano, quel movimento che sta portando freschezza e novità in una scena che aveva regalato poche e sporadiche emozioni dopo l’esplosione dei Bimbi e coetanei nell’ormai lontanissimo, specialmente in termini discografici, 2016.

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  • Atlanta come Oz, il viaggio della EarthGang in Mirrorland

    Atlanta come Oz, il viaggio della EarthGang in Mirrorland

    Il 6 settembre la EarthGang ha rilasciato Mirrorland, il suo terzo disco nonché primo sotto Dreamville, l’etichetta di J.Cole. Per il duo di Atlanta composto dai rapper Olu (Johnny Venus) e WowGr8 (Doctor Dot) si tratta del progetto più importante nei tredici anni di carriera. Innanzitutto, perché esce sotto un’importante label e, soprattutto, perché segue il disco dell’etichetta Revenge of Dreamers III, uscito a luglio, che ha permesso al gruppo di raggiungere un’ampia gamma di pubblico.

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    Non potete perdervi il documentario su Travis Scott

    Il 28 Agosto è uscito “Look mom I can fly“, un documentario prodotto da Netflix incentrato sul periodo di realizzazione di Astroworld, terzo disco del rapper Travis Scott, al secolo Jacques Webster. Lungo il cammino, l’esistenza di Travis verrà sconvolta da profondi cambiamenti, il più grande sicuramente la nascita della figlia Stormi, e l’artista di Houston si troverà ad affrontare le conseguenze del proprio successo. Abbiamo deciso di raccontarvi questa storia attraverso alcune citazioni tratte dalla pellicola stessa.

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  • Liberato si è preso il pop italiano

Liberato si è preso il pop italiano

Alle 23:58 dello scorso 9 Maggio, Liberato ha rilasciato l’omonimo album: un progetto che nella sua unicità e trascendenza è destinato a incastonarsi nella storia recente del pop italiano.

Due anni fa circa, un certo Liberato iniziava a scuotere le orecchie e gli animi degli ascoltatori italiani. Dall’identità ignota, il volto costantemente nascosto e incappucciato in un bomber nero, l’unica cosa ricollegabile a lui era Napoli, la città teatro della sua musica. Attira da subito l’attenzione di tutti per via della sua originale formula musicale e della grande aura di mistero attorno al suo personaggio: sembra sbucato dal nulla e la sua musica di diffonde a macchia d’olio.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti:  l’indie e la trap si sono presi la scena italiana lasciando al resto solo le briciole, piovono platini e Calcutta e Coez riempiono i palazzetti. Liberato ha nel frattempo rilasciato qualche singolo, tutte hit indiscusse, che ne hanno ulteriormente ampliato il pubblico e la portata, arrivando anche in radio.

Agli sgoccioli di un 9 Maggio dal sapore agrodolce, dopo un anno di sconsolata attesa, Liberato ha rotto il suo recente silenzio discografico facendo uscire a sorpresa un disco che non è solo un disco: oltre i singoli già usciti sono presenti cinque inediti, accompagnati da altrettanti video che costituiscono una mini-serie che strizza l’occhio a Fellini e Godard.

Prendete il napoletano, i suoi luoghi, le sue vie, il suo mare e mescolatelo con un inglese maccheronico ma dannatamente bello da sentire. Scegliete l’amore adolescenziale, quello più puro e infatuato, come fil rouge della propria opera. Infine optate per l’opzione più assurda e impensabile: una produzione sonora degna del pop più rosaceo, estivo e ballabile. Eppure, il risultato è straordinario: d’altronde, la bellezza non è aristotelicamente l’armonia delle parti con il tutto?

La forza di Liberato risiede proprio in questo: riesce a pescare tanti fattori ed elementi diversi da loro e magistralmente riesce a legarli, farli coabitare in simbiosi, e a formare un’opera unica nel suo genere. Liberato trascende le forme singole e crea un linguaggio universale e inclusivo: non importa se i suoi pezzi sono in una lingua capita da pochi, vengono ballati e ascoltati in tutta Italia.

La narrazione di Liberato è profondamente influenzata da Napoli e dalle sue peculiarità uniche al mondo: l’universo di questo album è l’esagerazione, l’assurdo, l’impensabile, insomma i tratti distintivi della città partenopea. Nonostante ciò, l’ascoltatore si trova proiettato nella magia senza tempo della città, percepisce la struggente bellezza della Gaiola Portafortuna (nell’album in versione acustica), i pittoreschi quartieri di Napoli in Tu t’e scurdat’ ‘e me.

Ma Liberato non è solo un disco: il più grande merito dell’artista (o artisti?) napoletano è quello di oltrepassare l’aspetto musicale e creare un’opera, un concept che coinvolge anche il cinema. La mini-serie Capri rendez vous, scritta e diretta da Francesco Lettieri, è un must-see. Rappresenta quel quid che sancisce Liberato come un progetto poli-strutturale, che abbraccia più forme d’espressione che esplorano la realtà ciascuna con una lente diversa.

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente… sparisce”. Come Keyser Soze ne I Soliti Sospetti, Liberato è inaspettatamente più svelato e sotto gli occhi di tutti di quanto non si pensi. È il pop adolescenziale, è Napoli, è una storia d’amore purtroppo terminata, è la sensualità r’n’b della sua voce, è la nouvelle vague di Godard. Al tempo stesso, è letteralmente impossibile classificare un progetto del genere: è indie? È un neomelodico ripulito? È pop? Nulla di tutto ciò.

Il carattere multiforme ma al contempo uguale a sempre coerente a sé stesso, come il fiume di Eraclito, è il principale punto di forza di questo progetto. A tutti gli effetti è un unicum nel panorama musicale italiano attuale. È  solo marketing? Senza anonimato non avrebbe avuto tale successo? Forse sì, forse no, non lo sapremo mai. In ogni caso, teniamoci stretto questo album.

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