• KRIT iz Here: il re è qui per restare

    KRIT iz Here: il re è qui per restare

    Il 12 luglio è uscito il quarto disco ufficiale di Big K.R.I.T.. KRIT iz Here. Il disco arriva due anni dopo il precedente 4eva Is A Mighty Long Time che aveva confermato il talento del ragazzo di Meridian e segnato, finora, il picco della sua carriera.

    Leggi tutto...

  • Abbiamo intervistato Nicola Siciliano

    Abbiamo intervistato Nicola Siciliano

    Tra un gelato e un bagno al mare, abbiamo avuto modo di intervistare il rapper napoletano Nicola Siciliano. Il partenopeo classe 2002 si è raccontato parlando di Napoli, di sé stesso e della sua musica.

    Leggi tutto...

  • Trump chiederà la liberazione di A$AP Rocky (su consiglio di Kanye)

    Trump chiederà la liberazione di A$AP Rocky (su consiglio di Kanye)

    In un tweet rilasciato ieri, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto sapere che si impegnerà per liberare A$AP Rocky, attualmente detenuto in Svezia per rissa, seguendo i consigli di Kanye West Kim Kardashian.

    Leggi tutto...

  • Pretty Solero contro tutti: cosa sta succedendo alla 126?

    Pretty Solero contro tutti: cosa sta succedendo alla 126?

    In questi giorni Instagram é stata avvolta dalle fiamme dell’inaspettato flame che vede contrapposti Vacca e Jamil contro il creatore del brand LoveGang “Pretty Solero”.
    Proprio per questo abbiamo deciso di riordinare tutti gli avvenimenti di questi giorni, accuse, minacce e peni volanti al Rock In, tutto ciò in una cronistoria semplice da confrontare dove vi spieghiamo nei minimi dettagli tutto ciò che é successo.

    Leggi tutto...

  • Home
  • MACHETE 4: LA RECENSIONE MIXTAPE

MACHETE 4: LA RECENSIONE MIXTAPE

Prenditela tu la responsabilità di definire un Machete Mixtape. È davvero corretto definirlo un mixtape nella sua accezione classica? O è piuttosto un album? Un label abum? Una compilation, come direbbero i nostalgici del FestivalBar?

Se avete impostato – come hanno fatto molti altri – il dibattito su natura e identità del prodotto discografico più discusso dell’estate 2019 in questi termini, lasciatevelo dire: siete clamorosamente fuori strada. Perché, nel suo nucleo centrale di senso, il Machete Mixtape è ben altro: è un termometro della scena rap italiana, una cartina tornasole, una sacrasindone nella quale si imprimono  di volta in volta i mutevoli lineamenti del panorama urban.

In un epoca in cui abbondano le fini analisi sociologiche, Salmo e compari traducono periodicamente in musica la loro versione sull’ambiente che ormai da anni li vede protagonisti.

Per questo è importante parlare di ciascun Machete Mixtape, a prescindere dalla qualità dei suoi contenuti. Perché anche l’ultimo nato, che raggiunge i suoi fratelli dopo un letargo lungo cinque anni che pareva più simile alla morte, ci racconta una verità fondamentale: in questi anni di silenzio, la scena rap è esplosa.

Letteralmente, non in senso commerciale. Ciò che prima costituiva un nocciolo relativamente omogeneo come una specie di uovo cosmico, è saltato in aria in mille schegge impazzite dirette in altrettante direzioni diverse, generando una galassia di nicchie, sette e circoletti, in generale poco permeabili alle influenze reciproche. Ora la biodiversità è l’unica costante, ed ecco che adesso ciascun rapper “fa’ la sua cosa” tenendo molto più d’occhio i propri contatori social che le azioni dei colleghi. 

Il quarto atto della vicenda è un riflesso di questo cambio di prospettiva, per accorgersi del quale occorreva la lucidità che bisogna riconoscere ai suoi padrini (Salmo, ma anche Low Kidd, Slait ed Hell Raton). Nel 2014 aveva ancora senso parlare di “un Paese unito sotto il culto del Machete”, e in effetti la coerenza del prodotto era assicurata sia dal punto di vista della line up, che delle produzioni, che dell’impianto grafico e promozionale del progetto. Quello era il flow Machete, quelli i suoi associated acts (tra padri nobili e discendenti diretti) e se volevi essere uno dei cool kids dovevi indossare sulla maglietta più teschi di un ossario medievale.

View this post on Instagram

Aprile 2019

A post shared by Salmo Official (@lebonwski) on

Ora i tempi sono cambiati e il Machete Mixtape ha cambiato pelle di conseguenza: smessi i panni del sarcofago canopi, ora si è incarnato in  una semplice cartella digitale, un contenitore per sua stessa natura anonimo, destinato ad accogliere al suo interno una varietà di file eterogenei tra loro, ognuno dei quali fa storia a sé, come le tracce degli album e gli artisti coinvolti.

Per rendere giustizia a questa estrema pluralità, l’unico modo era rispondere al fuoco con il fuoco: per questo di seguito non troverete un’analisi unica del Machete Mixtape 4 ad opera di una singola penna. Abbiamo preferito restituirvi senza filtri le voci di alcuni nostri redattori che dibattono sui pregi e difetti dei suoi protagonisti, per riprodurre- seppure in scala ridotta- la baraonda schizofrenica di suoni e immagini che è MM4, così come delle molteplici opinioni discordanti che può suscitare.

Chi ha torto? Dove sta la verità? Decidete voi, ma tenete presente che l’autentica lezione del Machete Mixtape è forse la stessa di Paolo Sorrentino: “hanno tutti ragione”. 

****

Salmo

Edoardo Mocellin: Siamo davanti al deus ex machina dell’intero progetto, presente nella metà dei pezzi del disco: qui con un ritornello, qui con una strofa, qui con una produzione. Salmo mantiene la stessa attitudine trasformista mostrata in “Playlist” e questo può far storcere il naso dal momento che questo Mixtape sembra una sorta di sua deluxe edition, con gli altri artisti impiegati a svolgere il ruolo di comprimari. Se la prova del nove è sempre sul beat però, il Patròn di Casa Machete nei pezzi si dimostra esplosivo e in costante evoluzione, come ci ha sempre abituato. 

Matteo Merletti: Come dice Edoardo, è la spina dorsale del progetto. Tecnicamente nulla da eccepire, i flow portati son sempre freschi e vari. Il problema sono però le barre, spesso scadenti o, per utilizzare uno slang popolare su Internet, cringe. Certo, almeno non si raggiungono i livelli di “Travis Scott/Tre biscotti”. Recupera, comunque, con il lavoro da producer. 

Cristiano Prataviera: io invece non sono d’accordo con quanto detto da Edoardo per quanto concerne l’evoluzione di un Salmo che ho percepito vivere il MM4 nell’ombra di Zzala, che in questa occasione si dimostra superiore su tutte le tracce rispetto al rapper sardo. Semmai parlerei più di un’involuzione, in quanto si rende protagonista con strofe poco ispirate e ritornelli meno martellanti del solito. Ma la prestazione sottotono rispetto ai suoi standard non deve trarre in inganno. Così come per Slait ed Hell Raton, il lavoro di Salmo è probabilmente più orientato alla coordinazione artistica del progetto, e da questo punto di vista i numeri stanno dimostrando ancora una volta il valore di questo artista. Buon lavoro anche alle produzioni. 

Nitro 

Edoardo Mocellin: Nitro, dispiace dirlo, ma sembra in lotta con se stesso: è intrappolato in un limbo in cui cerca di cambiare e di innovarsi ma senza ottenere grossi risultati, lo si poteva notare già in “No Comment” che non è stato in grado di convincere il suo pubblico a pieno. Quando cerca nuove modalità espressive (come in “No Way”) delude, quando rimane nelle sue corde (come in “Ken Shiro” ed il ritornello di “Machete Bos$$”) è apprezzabile, nonostante faccia leva sull’effetto “nostalgia canaglia” come in “Marylean” dove cita “Pleasantville”, uno dei suoi più grandi successi. Un vero peccato considerando che nei precedenti capitoli è sempre stato tra i più performanti specialmente nel volume 3 dove è stato il vero e proprio protagonista. 

Matteo Merletti: Okay, sinceramente fatico a trovare un modo per giudicare. Nitro ha talento, tanto. Ed è pure peggio. La prestazione in questo tape è disarmante. Sembra la brutta copia del sé stesso di qualche anno fa. Cambia il tappeto musicale, ma lui ripropone sempre la stessa solfa, stesso flow e stessi contenuti. Esempio può essere “Ken Shiro”, quando su un beat poco convenzionale offre comunque una strofa con stessi spunti e rimandi del passato. Ci sarebbe anche il capitolo “barre socialmente impegnate” che potrebbero anche starci se non fossero del livello di: “Quando vai a messa confessa che/la guerra alle droghe è roba complessa/ a nessuno interessa se ha ucciso più lei della droga stessa” (in “FQCMP”, in cui inizia pure la strofa con l’inflazionatissima barra “Paraguay/guai”). Un peccato.

Cristiano Prataviera: Purtroppo mi allineo al pensiero comune e confermo la delusione nei confronti dei brani firmati Phil De Payne, che sembra ancora alla ricerca di un’impronta artistica che gli permetta di mantenere la sua identità musicale, in un mercato completamente stravolto rispetto agli anni in cui Nitro era esploso e aveva conquistato il grande pubblico della scena rap. E no, purtroppo, non basta dare addosso a Staffelli per rimanere a passo con i tempi.  “Ken Shiro” può essere un buon punto di partenza per il riscatto, in quanto traccia più significativa e riuscita di Nitro nel tape, così come potrebbe rivelarsi un buon approccio quello proposto sulle sonorità più fresche di “No Way”, in opposizione al suo classico mood musicale più cupo. 

Jack The Smoker

Edoardo Mocellin: Facciamo un gioco: provate a scambiare le strofe di Jack The Smoker nei capitoli 2, 3 e 4 dei Machete Mixtape, come nel trucco delle tre carte. Molto probabilmente non ci si accorge della differenza, e questa non è necessariamente una nota negativa. Infatti Jack, nonostante la sua immutabilità stilistica nel tempo, è l’unico a continuare a portare in sé i valori originari della Machete, con le sue strofe sempre incalzanti e sature di wordplay. Forse perfino troppo sature di wordplay? Queste sono ben accette in “Skit Freestyle” il pezzo meno canonico del Tape, atto appunto a praticare un esercizio di stile dove JTS riesce alla grande, nel resto dei pezzi rime come “Pescara/ Pes cara” o “Stadio/ Sta Dio” già al secondo ascolto rischiano di annoiare.

Cristiano Prataviera: Raga, chi si aspettava una presenza così importante di questo ‘vecchietto’ in mezzo a tutti questi giovani. E che presenza verrebbe da sottolineare. Jack firma quattro strofe del progetto e su tutte alza il livello qualitativo medio del brano, proponendo un flow che per appartenenza generazionale stacca e salta all’orecchio rispetto alla maggior parte degli altri artisti. E comunque no, in un tape spesso caratterizzato da barre banalotte adatte perlopiù a fan occasionali i wordplay di Jack non sono mai troppi.

Matteo Merletti: Grazie Jack. Oltre alla coerenza con i vecchi progetti già sottolineata, Smeezy offre una delle migliori performance del progetto con strofe di livello eccellente con le quali porta avanti la baracca, confermandosi il tent-pole lirico del progetto. Peccato che poi vengano abbinate a prestazioni discutibili dei compari. Almeno c’è “Orange Gulf”

Dani Faiv

Matteo Merletti: MVP del tape. Tira fuori la verve dei primi tempi lasciandosi alle spalle la wave arcobalenica e prova a salvare il tape assieme a Jack. Strofe sempre ottime, attitude a palate e quel timbro magnifico. Anche in “Yoshi”, nonostante sia uno dei brani meno incisivi dell’intero progetto, riesce ad alzare il livello della traccia. Oltre a sfoggiare una discreta tecnica emulando  il flow di Meek Mill in Going Bad, realizza anche alcune della barre più significative del tape come :

Vai a lavorare, hai fatto rap? Mhm, potevi evitare/ Ho visto che hai tante collane, però, ahimè, non lo sai fare

Difficile chiedergli qualcosa di meglio. Se c’è una buona notizia che emerge da questo MM4 è il suo stato di forma. 

Edoardo Mocellin: È proprio vero, siamo di fronte all’artista più in forma dell’intero mixtape, risponde presente alla convocazione e scende in campo con il coltello tra i denti. Questo disco può sancirne la definitiva consacrazione in vista anche della benedizione di Fabri Fibra, con il quale condivide il pezzo che ad oggi ha collezionato il più alto numero di streaming: “Yoshi”. Si relaziona bene in ogni pezzo e sopra ogni produzione, senza sembrare ripetitivo. Come d’altronde ha già dimostrato nel corso di questi due anni, in ogni disco è sempre riuscito a mostrare un lato diverso di sé stesso: in “The Waiter” quello più cupo e riflessivo, in “ Fruit Joint” quello più edulcorato e felice, in “Fruit Joint +Gusto” aveva già iniziato a dismettere gli abiti arcobalenici, processo che è definitivamente terminato in questo Tape dove per sua stessa ammissione ha dato più importanza alla musica rispetto che al personaggio.

Cristiano Prataviera: In questo caso mi trovo ad espormi più cautamente rispetto a Matteo ed Edoardo, in quanto Dani non mi ha entusiasmato tanto quanto loro. Non ho percepito un artista elevato per prestazioni sopra gli altri, piuttosto ho trovato il suo lavoro omogeneo e funzionale al concept del tape. Dani sembra rivelarsi in questo progetto per quello che probabilmente è sempre stato: uno zelante uomo di azienda, entusiasta di essere stato coinvolto, piuttosto che un battitore libero. In termini calcistici, prestazioni come quelle rese in “FQCMP” o “Walter Walzer” si addicono di più ad un solido mediano che ad un estroso capocannoniere.

Dani rappresenta per il MM4 quello che Nitro fu per il MM2, l’enfant terrible del progetto, ma a differenza del rapper veneto dell’epoca ho percepito la performance di Dani più piatta e meno appariscente, seppur qualitativamente di valore. Un po’ come quel gregario che nei tapponi di montagna spezza il gruppo imponendo il suo ritmo. 

Fabri Fibra 

Matteo Merletti: Fibra viene da un periodo discretamente lungo di feat discutibili, con strofe che sostanzialmente ribadiscono i medesimi concetti indipendentemente dal contesto: siamo di fronte al classico repertorio del Fibroga, che dosa rivendicazioni personali con i desideri e le paure dell’italiano medio. Ma, d’altro canto, nel precedente Machete Mixtape aveva fatto il fuoco con Nitro in “Doggy Style”, quindi il mio giudizio potrebbe risentire delle aspettative che mi ero creato. Che purtroppo sono state completamente deluse. In “Yoshi” regala un intervento completamente inconsistente e “Star Wars” sembra una delle strofe scartate da “Squallor”

Cristiano Prataviera: come già detto da Matteo, la strofa di Fibra in Star Wars ricorda i flow di “Squallor” ma il mio giudizio è diametralmente opposto al suo, e trovo la strofa di quello che molti potrebbero paragonare al Mace Windu del rap italiano davvero valida, che non sfigura nemmeno affianco a un Massimo Pericolo così in forma. Trova invece anonima ma sufficiente la strofa in “Yoshi”.

Edoardo Mocellin: Nel tape si può ben ravvisare il bipolarismo di Fibra. In “Yoshi” abbiamo il Fibra di “Fotografia” mentre in “Star Wars” abbiamo quello di “Stai zitto”, o come detto dai miei colleghi il Fibra di “Squallor”. Qual è il vero Fabri Fibra? Ardua questione, sembra evidente però come il rapper di Senigallia abbia perso quella verve che lo ha sempre contraddistinto, sembra aver attuato la politica dello “spazio ai giovani”, un po’ come un Gianluigi Buffon che torna alla Juventus per fare da chioccia alla squadra. 

Massimo Pericolo 

Edoardo Mocellin: Non si ha memoria di un’artista riuscito a passare in così poco tempo dall’essere emergente ad essere stimato e coccolato da tutti i big della scena. L’intro della sua strofa è già un tormentone mediatico e la strofa stessa mantiene di gran lunga le aspettative trasportandoci in quel misto di autocelebrazione e descrizione cruda della realtà a cui ci ha ben abituato in questi sei mesi nel quale è passato dalle stalle alle stelle.

Matteo Merletti: Continua sulla scia di “Scialla Semper”, regalando una delle migliori strofe del tape. Il suo stile è inconfondibile, con quelle barre che all’apparenza sembrano banali ma in realtà aprono un mondo. “Ho cagato a casa di Marra” rappresenta appieno questa sua qualità, è una barra che riassume perfettamente i cambiamenti che ha vissuto in questi mesi in cui è passato da illustre sconosciuto a registrare un feat per il King del Rap e per il quarto capitolo del Machete Mixtape quando, per il terzo, una sua strofa non aveva vinto il contest Join the Crew.

Cristiano Prataviera: Si può discutere sul fatto che abbia fatto o meno la strofa più bella del tape, ma non si può discutere il fatto che ormai Massimo Pericolo sia molto di più del fenomeno di “Sette miliardi”. Ormai siamo di fronte a uno dei rapper più influenti della scena, un rapper maturo che ha dimostrato di saper stare tra i grandi nomi del Rap game e semmai sono i grandi nomi del Rap game che non sanno stare affianco a lui. 

Lazza 

Edoardo Mocellin: Lazza dimostra che questo 2019 è roba sua, dopo un ottimo disco ed una benedizione più o meno conclamata da parte di Guè Pequeno, anche in questo tape si dimostra in grandissimo spolvero, presentandosi bello arrogante in ogni strofa. Curiosa la sua presenza solo ed esclusivamente in compagnia di Salmo, con il quale forma una coppia scoppiettante ed irriverente. Un peccato però le collaborazioni si siano limitate solo ed esclusivamente al rapper sardo, sarebbe stato gradito sentirlo in collaborazione con gli altri artisti del roster, in particolare con Nitro o ancor meglio con Dani Faiv con il quale condivide il primato come membro più in forma e con il quale nei mesi precedenti aveva già confezionato un ottimo pezzo quale “Gabbiano/Moonrock”.

Cristiano Prataviera: co-protagonista designato a tavolino del MM4 insieme a Salmo, per cavalcare l’onda del successo di “Re Mida”, fa più o meno bene su tutte le strofe e smuove l’anima di MM4. Con il tormentone “Ho paura di uscire pt. 2” si ritrova catapultato di diritto tra i nomi più importanti del 2019, nel caso ad alcuni non fosse bastato quanto fatto dal rapper fino ad oggi. 

Matteo Merletti: Per Lazza, il discorso è lo stesso di Salmo. Tecnicamente non gli si può dire nulla ma certe uscite sono francamente discutibili ( “Mamma sto sborrando”? Davvero?). Forse dal punto di vista delle barre di dubbia qualità si può dire che comunque abbia fatto meglio del padrino sardo. Comunque, come per “Re Mida”, il buon Lazza ha, per me, fallito il salto di livello. 

Ghali 

Edoardo Mocellin: Poco più di una comparsa un po’ parruccata per il rapper di Baggio, il pezzo risulta molto anonimo nonostante la produzione eccelsa di Sick Luke. A Ghali non basta autocitare sue frasi iconiche di qualche anno fa per tornare quello di quei tempi, i panni del rapper ormai gli stanno stretti. Un ulteriore segnale che ci mostra come ormai abbia imboccato la via senza ritorno della pop music.

View this post on Instagram

Fanculo i capelli, il personaggio e tutte le cose che dovrebbero fare da contorno alla musica. Pronto per una nuova sfida, pronto per restare. Il messaggio e’ completamente l’opposto e forse ho bisogno di questo per sentirmi sempre più vivo. Assurda la vita, sognavo Machete e ad oggi sono due anni che ne faccio parte, sognavo un disco d’oro e l’ho fatto, sognavo un palco tutto mio pieno di gente che cantava i miei pezzi e l’ho fatto, mi ascoltavo Fabri Fibra e adesso abbiamo un pezzo insieme. Ora ho sogni ancora più grandi e non ho paura perché so che avró sempre voi con me, ovunque vado. Tra 4 giorni uscirà il disco più importante dell’anno e Machete e’ riuscita di nuovo ad unire tutta la scena come una grande famiglia. MM4 OUT 05/07 ?

A post shared by Dani Faiv (@danifaiv) on

Cristiano Prataviera: in quanti abbiamo storto il naso vedendo un beat di Sick Luke per il MM4 ‘sprecato’ per Ghali? Diciamoci la verità, più o meno tutti. Nonostante la canzone non sia indimenticabile comunque l’ex membro della Troupe d’Elite fa il suo e risulta meno pop rispetto al Ghali a cui ci siamo ormai abituati. Il risultato è una canzone carina, ma che svolge più che altro il compito di rimpolpare la tracklist con un elemento di bizzarria.

Matteo Merletti: Come dicono i colleghi, il pezzo è abbastanza anonimo. Sinceramente non so quanto sia imputabile a Ghali, più che altro il pezzo c’entra poco o nulla con gli altri del tape. La sua performance è anche migliore di altre regalate ultimamente, probabilmente è il contesto sbagliato per lui. 

Marracash

Edoardo Mocellin: Marracash purtroppo viene calato in un pezzo che non gli si addice, il “Pleasantville”, “Il Cielo Nella Stanza” del MM4 per capirci. Non che negli anni non abbia dato dimostrazione di sapersela cavare egregiamente anche nelle love songs, solo che lo avrei visto meglio in un altro tipo di pezzo, in “Star Wars” o in “FQCMP” ad esempio. Tutto sommato però il pezzo e la sua strofa ci stanno, se solo smettesse di fare continui riferimenti politici che alla lunga stufano un po’, si spera abbia tenuto il meglio per il proprio disco.

Matteo Merletti: Chi sei tu e cosa ne hai fatto di Marracash? Ora, il giudizio dipende anche dal brano, Marylean, che per lunghi tratti sembra una parodia di una love song. Se così fosse, tutti i partecipanti avrebbero colto nel segno sebbene chiamare Marra per un intento simile sia un’occasione un po’ sprecata. Il fatto è che il brano non è una parodia ma è Il Cielo nella Stanza 2.0, forse pure più debole. Quindi il succo è che sì, è un’occasione sprecata. Ma non smorza l’hype per il nuovo disco.

View this post on Instagram

Sono passati 10 anni da quando è nata la machete. Nel 2010 facevamo le rime sulla musica elettronica in maniera molto istintiva, non eravamo supportati da tutti i vecchi rapper della scena ma almeno eravamo originali e potevamo distinguerci dal resto! Quando siamo arrivati a Milano bastava guardarci in faccia per capire che avevamo fame e la nostra musica era violenta! Le cricche nei bar ci chiamavano terroni, sardignoli, pecore, zulù. Un giorno mi hanno chiesto se arrivava internet in Sardegna ? a noi non fregava un cazzo di quello che dicevano in giro, volevamo fare la storia e così è stato. I machete mixtape sono diventati con il tempo una consacrazione per gli artisti emergenti. Abbiamo visto passare mode, rapper meteore, arrivisti, figli di papà, approfittatori e infami. Negli ultimi anni ci siamo allontanati dalla famiglia ma queste cose possono capitare. È bastato riunirci e fare musica insieme per risentire quella magia che ci ha spinti fino a qui! Sono passati 10 anni e la Machete ancora in piedi. Più forte di prima! Tra 5 giorni esce il quarto capitolo e non vediamo l’ora di martellarvi il cranio! ???

A post shared by Salmo Official (@lebonwski) on

Cristiano Prataviera: questa volta estremizzo il giudizio di Edoardo e Matteo e considero la strofa di Marra come papabile  ‘Flop dell’album’, complice per l’appunto una canzone che a sensazioni comuni sembra rivelarsi fallimentare nella sua concezione. La strofa di Marra scivola addosso inesorabilmente, così come il feat con la compagna Elodie. Una ricercata e voluta quiete prima della tempesta del tanto atteso album o periodo fuori forma? 

Tha Supreme 

Edoardo Mocellin: Tha Supreme è sicuramente il più difficile da analizzare. Come produttore probabilmente è il più in forma del collettivo (dissento da Matteo, secondo me “Ken Shiro” è una mina), come rapper invece mi lascia interdetto, se da un lato ne riconosco la freschezza e l’innovazione dall’altro, spesso, mi sembra molto frivolo e fuori luogo, a tratti imbarazzante ed inascoltabile. Per ora il verdetto è rimandato, vedremo se in futuro riuscirà a trovare uno stile ben definito e funzionale al personaggio.

Cristiano Prataviera: alti e bassi come nessuno nel tape. Ho trovato i ritornelli  particolarmente piacevoli, ma le strofe, quantomeno rivedibili, ribaltano completamente il giudizio. Il suo valore come producer è tanto oggettivo quanto è soggettiva la sua bravura nel rappare.

Matteo Merletti: Personalmente, assieme a Nitro e Fibra, è il peggiore del tape. I ritornelli, con l’aumento degli ascolti, lasciano un po’ nel segno ma le strofe sono, perdonate la schiettezza, imbarazzanti. Non è un pregio il fatto che sia innovativo, innovare non è sinonimo di migliorare e questo è l’esempio. Nel capitolo produzioni, nelle quali è obiettivamente un talento da tenere sotto osservazione, delude nuovamente, il beat di “Ken Shiro” lo ho trovato proprio fastidioso, al limite della cacofonia.

Tedua 

Edoardo Mocellin: Tedua è quello che probabilmente delude più le aspettative. Immerso in questo contesto ci si aspetta una strofa alla “Burnout” o alla “Passa”, densa dei suoi incastri per capirci, se ne esce invece con una strofa insipida, che non lascia niente. A onor del vero è in realtà il pezzo in sé che non convince, forse il peggiore del tape.

Cristiano Prataviera: vado controcorrente: un giorno portò il mare a Milano, da una settimana invece con questa strofa porta in Veneto l’estate nonostante i continui temporali. Strofa freschissima ma come già giustamente osservato, un po’ fuori luogo e sicuramente non ai livelli del miglior Tedua. 

Matteo Merletti: Così come per Ghali, il giudizio su Tedua è un po’ in sospeso. Lui non regala la migliore delle prestazioni iniziando la strofa in maniera molto (troppo?) simile a “Elisir” ma riprendendosi più che dignitosamente al cambio di flow. Il punto è che è un pesce fuor d’acqua, non c’entra molto con il tape ma nemmeno col brano con ThaSup e Nitro che vanno in una direzione completamente diversa. 

Beba

Edoardo Mocellin: La quota rosa del progetto viene assegnata a Beba, la first lady di casa Machete. La sua strofa è fresca e non sfigura nonostante la convivenza nel pezzo con Jack e Salmo. Nel pezzo ci tiene ancora una volta a sottolineare la sua superiorità rispetto alle altre rapper donna della penisola, anche se le punchline sui meme sono errori da matita blu.

Cristiano Prataviera: la citazione ai meme è un grande NO. Forse è capitata nella canzone sbagliata, ma avere questa strofa come copertina per la propria carriera può essere dannoso. Il potenziale c’è e deve essere sfruttato meglio. 

Matteo Merletti: Tecnicamente poco da eccepire. Lei rappa bene, ha un buon flow e, concordando con Edoardo, regge il confronto con i due giganti sul beat nonostante Jack sia un gradino sopra sia a lei che Salmo. Personalmente trovo molto discutibile fare barre sui meme dei social, soprattutto se sono meme morti da mesi come quello del sindaco di Genova. Comunque, dimostra di avere le carte in regola per affermarsi sulla scena.

Gemitaiz

Edoardo Mocellin: In un pezzo del genere, dove ritornello e seconda strofa sono a livelli altissimi Gemitaiz riesce ad inserire una buona prima strofa in linea con il suo 2019, che sembra in netta ripresa rispetto agli ultimi anni. Si hanno buone aspettative per il probabile disco con il socio MadMan che tra l’altro fornisce una divertente intro al pezzo.

Cristiano Prataviera: “quel cojone der Gemitaiz” quando vuole ci sa ancora fare. Altra bella strofa che conferma, nonostante l’assenza di progetti solisti, il periodo di forma di Davide in questo 2019. 

Matteo Merletti: Sostanzialmente concordo con i due compari qua sopra. Gem regala una buona strofa, rispettando i buoni standard tenuti quasi sempre da inizio anno. Esce anche un po’ dalla comfort zone che si è creato in questo tipo di strofe, lanciando qualche frecciatina politica (sulle quali astengo il giudizio anche se sicuramente ne ho sentite di peggiori).

 Izi

Edoardo Mocellin: Izi ha probabilmente proposto agli ascoltatori la strofa più forte del disco, la base viene completamente divorata, da togliere il respiro. Uno dei pezzi più forti del tape che unisce due ottime strofe ed un ritornello mai sentito prima. Diego dopo “Aletheia” si dimostra ancora in forma smagliante.

Cristiano Prataviera: uppo il giudizio di ‘Candidata miglior strofa del tape’ . Riprende la strofa di Salmo in “Ho Paura di Uscire” e la trasforma in una pioggia di flow dei suoi, che chiude in bellezza questo quarto capitolo della saga Machete. 

Matteo Merletti: Ah, come rappa Izi (da leggere con l’intonazione di “Ah, come gioca Del Piero”). Sicuramente una delle migliori strofe del disco, Izi conferma la forma strepitosa di cui gode dai tempi di “Pizzicato”. Ad oggi, si classifica tra i migliori rapper in Italia. No cap.

Shiva

Edoardo Mocellin: Probabilmente la vera sorpresa del disco, insieme a Dani Faiv demoliscono il beat di Salmo in “Walter Walzer”. Si conferma uno dei nomi più caldi del momento dopo “Rip RMX” di Side Baby e le 300k di views in un giorno di un freestyle per annunciare il nuovo singolo con Emis Killa. Da tenere d’occhio, Salmo e soci hanno puntato ancora una volta sul cavallo giusto.

Cristiano Prataviera: davvero una bella strofa quella di Shiva, nome che va a nozze con la tracklist voluta dai vertici di Machete, in quanto artista con una solida fanbase che fa parlare spesso di sè. Il suo apporto al progetto è sicuramente un buon pretesto per approfondirlo. 

View this post on Instagram

MACHETE MIXTAPE 4 FUORI ORA

A post shared by SHIVA (@fuckshiva) on

Matteo Merletti: Mi sa che andrò controcorrente. Ho trovato Shiva sostanzialmente impalpabile, finita la traccia mi ero già dimenticato della sua strofa. Il che è in linea con la svolta che sta dando alla sua carriera. Chiariamoci, sa rappare e stare sul beat. Il problema è identitario. Se in dischi come “Tempo Anima”, per quanto acerbi, aveva un suo carattere distintivo ora come ora è invece uno dei tanti. E in una scena florida come quella attuale questa carenza può essere pericolosa. Ma probabilmente il problema sono io.

Hell Raton

Edoardo Mocellin: Anche il rapper fondatore del collettivo si ricava un angolino all’interno del tape che riesce a sfruttare al meglio con la sua tipica rappata spagnola. Sembra chiaro come ormai all’interno dell’etichetta ricopra un ruolo manageriale più che musicale.

Cristiano Prataviera: ah ma allora il Gringo rappa ancora. Bella strofa, peccato solo non abbia registrato di più, avrebbe potuto fare sicuramente meglio rispetto ad altri colleghi molto più presenti. 

Matteo Merletti: Potrei fare copia incolla del giudizio di Edoardo. Aggiungo un po’ di rammarico perché Hell Raton in coppia con Salmo aveva sempre regalato buone performance (“Los Ojos del Diablo” per esempio) mentre qui si rivela sostanzialmente dimenticabile.


Alberto Coletti

Alberto Coletti

Avvocato affetto da un'incontrollabile passione per il rap italiano. In questo mondo di numeri, sono finito a essere il Numero 2 di Chiamarsi MC. E sarà solo Dio a giudicarmi per questo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici