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Il ritorno dei DSA Commando: Memento Mori non convince




Gli ultimi tre anni di assenza dalla scena rap dei DSA Commando hanno segnato un susseguirsi di novità stravolgenti per questa musica. Memento Mori è un fievole sospiro nel marasma di urla dei rapper che fanno uscire un pezzo al mese, tra challenge sulle Instagram stories e strategie di marketing fuori dal comune.

Le quattro tracce dicono poco del progetto musicale che dovevano avere in mente. È vero: D.S.A.C.O.M.M.a.n.D.O. è la benzina della macchina Memento Mori al pari di Notturni in Destroy The Enemy o Children of Dog in Sputo; oltre a quella, il vuoto. L’EP è una una copia di se stesso che si muove nella prevedibilità più scontata: un Masito – senza infamia e senza lode – in Canaro è forse l’unico momento di pathos in dodici minuti di rap.

Il buon vecchio Sunday è il coordinatore del sound del progetto: le sue basi simil-oniriche sono una delle note più piacevoli di tutto l’EP. Nonostante seguano la scia dei loro ultimi album, come il buon vino si apprezzano di più col passare del tempo e si lasciano ascoltare con nostalgia.

HellPacso, MacMyc, Krin183 e Sunday sembrano essersi chiusi in un bunker in cui erano presenti solo i loro dischi preferiti di sempre e da cui sono usciti dopo ben tre anni di assenza e silenzio. Che vita si prospettava di avere questo progetto quando era solo un’idea nelle menti dei quattro di Savona? Probabilmente non la necessità di far sentire la propria opinione quanto la voglia di stare di nuovo davanti a un microfono.

Memento Mori avrebbe potuto essere un EP significativo qualche anno fa. Nel 2018 la musica è un prodotto di uso veloce, per non dire usa e getta, che passa in sordina se non si diversifica dai classici suoni del passato. I DSA hanno consapevolmente scelto di rimanere uguali a se stessi per una questione di “fede”, di stile. Una volta ancora ci si ritrova catapultati nel loro mondo, violento e borderline, che oramai si conosce bene dopo i loro quasi vent’anni di attività. Che sia il titolo del progetto, “Ricordati che devi morire”, sia un triste presagio di una carriera che finora è stata tutta in salita?




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Eleonora Sironi

Eleonora Sironi

Classe '99. Nel tempo libero scrivo cose e giro per Milano con Neffa nelle Sennheiser.

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