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North of Loreto: la nuova gioventù di Benjamin Bassi

Il 24 maggio Davide Bassi, meglio conosciuto come Bassi Maestro, ha pubblicato il suo ultimo lavoro, North of Loreto, un album che si discosta totalmente dai trend musicali del momento e ci fa fare un salto nel passato di oltre 30 anni, portandoci agli anni del funk, dell’electro dance e dei primi passi mossi dall’hip hop.

Non è facile per la nostra generazione, cresciuta nel 2000, cercare di capire cosa abbia spinto uno dei mostri sacri del rap italiano, alla venerata età di 46 anni e dopo una carriera di circa trent’anni, a proporre un lavoro caratterizzato da una così ricercata e insospettabile impronta stilistica nel 2019, l’anno della definitiva consacrazione di rap e trap a livello commerciale anche in Italia.

Che North of Loreto sia un qualcosa di fuori dal comune lo si capisce da subito, quando si apre Spotify e andando sulla pagina di Bassi Maestro per ascoltare l’ultima fatica del rapper milanese non c’è traccia dell’album, che si trova invece su un omonimo profilo. O ancora quando cercando qualche informazione in più su Genius le canzoni con il testo sono solo due e le uniche informazioni che si possono reperire sono che le strumentali sono tutte curate da Bassi e che Amore Plastico è una cover di una canzone giapponese del 1984 diventata famosa nel corso del 2018 a causa di un algoritmo di Youtube.

 

Per cercare di comprendere il significato di questo progetto allora il titolo può essere un buon punto di partenza: North of Loreto è un quartiere di Milano che sta vivendo una radicale trasformazione negli ultimi tempi. Per anni zona evitata a causa della malavita diffusa, il quartiere si sta lentamente affermando come una delle zone più interessanti della città, caratterizzato da una forte appartenenza dei residenti e una forte propensione all’innovazione.

La stessa voglia di migliorarsi e sorprendere che ha portato Bassi ad innovarsi e a fare delle scelte artistiche che lo portano nella direzione esattamente opposta rispetto a quella dell’odierna scena rap italiana, per la quale è sempre stato un punto di riferimento. Dopo aver rilasciato Mia Maestà nel 2017 e aver dimostrato di riuscire a ritagliarsi uno spazio anche nella scena che vedeva in quei mesi l’affermarsi della trap, collaborando con successo con alcune di queste nuove leve, Bassi non ha trovato in questa nuovi stimoli a livello musicale, e ha quindi fatto una scelta che a molti potrebbe far storcere il naso.

Davide ha deciso di voltarsi e tornare alle origini della sua carriera, di proporre un progetto in cui sarebbero stati percepibili tutti i suoni che ne hanno influenzato la formazione professionale: un salto in un passato così musicalmente remoto come nessuno prima di oggi aveva fatto in Italia.

 

Bassi Maestro propone così nel 2019 un album che parla la lingua degli anni ’80, del funk e dell’electro dance, con un accento che si sposta a volte sul jazz e a volte sull’hip hop di artisti come i Run-Dmc e Afrika Bambaataa, ovvero quell’hip hop caratterizzato dai suoni resi famosi e accessibili alla nostra generazione grazie specialmente all’entrata nel mainstream dell’album di esordio degli N.W.A, Straight Outta Compton, datato 1988, nel quale sono chiaramente percepibili le influenze dei suddetti artisti.

Uno degli elementi che salta subito all’orecchio anche dell’ascoltatore meno attento è un forte uso del vocoder, il padre dell’autotune, elemento tipico della disco music a cui spesso North of Loreto sembra voler rifarsi; elemento che nel corso dell’ascolto permette di concentrarsi sui suoni delle strumentali, facendo passare in secondo piano le parole.

 

L’album nel complesso risulta essere una mossa vincente non tanto in termini numerici (al momento l’unica canzone che supera i 10000 stream è 100, il brano con Ghemon), quanto invece in termini di percorso artistico, perché ha dato un ulteriore conferma della capacità di Bassi Maestro non solo di sapersi innovare ancora dopo 30 anni di attività nella scena, ma di sapersi reinventare nel contesto di una scena rap che rispetta ma nella quale non si rispecchia; anche perchè se l’obiettivo fosse stato quello di fare numeri sicuramente il nostro non avrebbe pubblicato l’album su un nuovo profilo: obiettivo centrato, verrebbe quindi da dire.

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Cristiano Prataviera

Cristiano, 22 anni, do voce alla mia decennale passione per il rap e tutto quello che ci gira attorno. Laureato in Economia, mi sono trasferito da poco a Milano per frequentare il Master in Marketing e Comunicazione della Bocconi e iniziare ad approcciarmi al mondo del mercato discografico.

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