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  • Quentin40 non è più quello delle parole a metà

Quentin40 non è più quello delle parole a metà

Oggi l’hip hop si guarda, non è più da ascoltare” cantava Guè in Come Se Fosse Normale. Mai una citazione si è rivelata così azzeccata: oggi dove l’omologazione nel rap regna sovrano, la peculiarità di un artista è di fatto un elemento indispensabile per emergere da quel calderone fatto di vestiti rosa, beveroni e tatuaggi in viso. Quentin40 oltre ad essere uno degli emergenti più promettenti del panorama italiano per indiscusse doti di scrittura, è riuscito a distinguersi dalla suddetta massa informe grazie al suo segno particolare per eccellenza: troncare le parole.

Quentin ha spaccato in due la scena, entrando a gamba tesa nel Rap Game, facendo leva sul marchio di fabbrica unico ed irreplicabile; lo stesso che però sta via via trovando il tempo che trova, lasciando spazio a pensieri, riflessioni e flussi di coscienza che prevalgono sulla rabbia e sulla veemenza che esprimeva nelle primissime tracce.

Ascoltando i suoi primi lavori infatti notiamo come questa peculiarità preceda qualsiasi altra cosa, persino i virtuosismi e le autocelebrazioni tipiche del rap, dando spazio a giochi di parole (tronche) che lo hanno reso unico nel suo genere, motivo per cui non ha dovuto attendere molto tempo prima di ritrovarsi sui maggiori palchi d’Italia.

Tutto però cambia, tutto si evolve e tutto è relativo nella vita – e nella carriera – di un artista. Quentin, infatti, con il passare del tempo e con la progressiva pubblicazione dei singoli, ha man mano accantonato questo suo “tic” lasciando spazio a interpretazioni più mature e ampie.

L’evoluzione è piuttosto palese: se prendiamo in esame Thoiry e Luna Piè – le sue prime tracce – le parole tronche sono un must, facendo passare in secondo piano qualsiasi altro elemento narrativo. In Giovane1 invece emergono nuovi elementi che nel tempo acquisiranno sempre più importanza: le parole tronche infatti inizieranno a non essere più l’ingrediente principale ma fungeranno solo da cornice, lasciando spazio a punchline graffianti e ad un continuo richiamo all’immaginario tipico delle banlieue francesi.

Nella traccia seguente – Scusa ma – ritornano prepotentemente le parole tronche ma in un contesto totalmente rivisitato rispetto ai singoli precedenti; qui emergono sonorità decisamente più intime, quasi come fosse una lettera scritta di getto,  in cui prende coscienza della scalata al successo che sta compiendo.

“grazie mà/sono fuori dal cò(ro)/ce l’ho nel sà(ngue)/mère c’est la vie”

C’è dunque un ritorno alle origini, dove la sua peculiarità torna in testa alle prerogative, anche se solo per poco. In Giovan8 infatti le parole tronche non trovano spazio, lasciando campo libero ad un bel testo e a delle rime di pregevole fattura: nulla da dire in fondo, ma quella che fino a poco tempo prima era la sua spina dorsale, adesso sta diventando sempre più un elemento marginale. E forse è giusto così: un artista deve poter sperimentare; deve potersi cimentare anche in altri ambiti, abbandonando la comfort zone; deve anche poter sbagliare, se ciò serve ad irrobustirsi.

Nell’ultima traccia pubblicata, Se ne va feat Fabri Fibra – singolo di pregevole fattura arricchito dalla presenza del monumentale FF – le parole tronche non trovano spazio alcuno: Q40 ancora una volta espone il suo flusso di coscienza spesso caotico (com’è giusto che sia) ma che comunque segue un filo conduttore ben preciso; il suo marchio di fabbrica scompare del tutto e lui canta quel “guardo un po’ di me che se ne va”, alludendo fra le tante cose ad un’evoluzione incessante sia artistica che umana.

Le parole tronche per Quentin hanno rappresentato dunque un buon trampolino di lancio, facendolo brillare quando tutti gli altri emergenti erano concentrati a tingersi i capelli; egli sta seguendo un percorso ben preciso e delineato, accantonando (forse) questo suo elemento iniziale e concentrandosi su altri aspetti non meno importanti della sua musica: dai testi molto più elaborati a collaborazioni eccelse e performance su palchi illustri (come l’apertura alla rapstar francese MHD).

Al momento non sappiamo se Q40 abbandonerà del tutto la sua peculiarità o le ritaglierà uno spazio di tanto in tanto nelle sue tracce; l’elemento palese a tutti è il suo continuo mutamento, fatto di novità e di elementi che è giusto accantonare. Aspettando dunque un suo primo lavoro ufficiale, che potrà chiarirci le idee sulle scelte stilistiche intraprese, non ci resta che osservare ed ascoltare le prossime mosse dell’enfant prodige capitolino.

Quentin40 ai WMA

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Riccardo Rochira

Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

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