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Abbiamo fatto ascoltare per la prima volta Soul of a Supertramp a un fan della Trap

A tre anni precisi dalla sua uscita ho ascoltato per la prima volta Soul of a Supertramp di MezzoSangue.

Lo ammetto, quando nel 2012 un misconosciuto MezzoSangue caricava sul suo canale YouTube il freestyle per partecipare al Capitan Futuro Rap Contest (organizzato da Esa), io ero gasato esclusivamente per il video un po’ situazionista (e assolutamente geniale) di Mortecattiva, e avevo snobbato completamente il futuro vincitore col suo iconico passamontagna.

Proprio a partire dalla notorietà acquisita con quella competizione online, il rapper romano è riuscito a ritagliarsi una sua fetta di spazio nella scena italiana, pubblicando nello stesso anno il mixtape Musica Cicatrene, accolto coi favori del pubblico e degli addetti ai lavori.
La sua definitiva consacrazione, tuttavia, è avvenuta tre anni dopo con l’album Soul of a Supertramp, rilasciato in free download il 23 Gennaio 2015.

Il 2015 è un anno fondamentale per il rap italiano: se SoaS ebbe un’eco notevole fra tutti gli amanti del genere più propriamente hardcore, nello stesso periodo, a Cinisello Balsamo, il sodalizio artistico e umano tra Sfera Ebbasta e Charlie Charles dava vita a XDVR, un album che ha segnato l’avvento di nuove sonorità e tematiche che spesso sono state etichettate come “trap” (in qualche caso a ragion veduta, in altri meno).

Solo tre anni, dunque, ci separano dal rilascio del lavoro più noto di MezzoSangue, ma sembra già passata un’epoca, sia per attitudine lirica sia per le sonorità complessive.

mezzosangue

Si noti bene, il disco suona “vecchio” solo a tratti e gli anni passati non hanno fatto perdere più di tanto la carica alle immagini evocate, ma è di sicuro diverso dalle ultime composizioni che stanno riscuotendo successo presso il grande pubblico, proiettando il rap italiano verso vette artistiche e commerciali che mai, prima d’ora, aveva conosciuto.

La figura di Mezzosangue è quella di un uomo che lotta contro dei demoni, interiori ed esteriori. La società dei consumi, sorretta dagli interessi dei grandi gruppi economici che cercano di condizionare le vite degli individui per orientarli a spendere e a omologarsi, è il grande bersaglio delle invettive del rapper romano, che, in quasi tutto il corso dell’album, appare molto aggressivo, sia nei testi sia nel flow. Una nota non particolarmente positiva è che proprio quest’ultimo ricorda fin troppo spesso quello di un altro suo concittadino noto presso il grande pubblico, Noyz Narcos, ma tra i due almeno a divergere sono, in linea generale, le tematiche affrontate.

A fronte di una prima parte che sembra essere formata quasi del tutto da cronache di resistenza (per prendere in prestito le parole dei Club Dogo), la seconda metà del disco sembra tracciare un movimento d’involuzione e di chiusura nel proprio io, con le basi che si fanno più melodiche e la voce che diventa meno carica di rabbia. Probabilmente proprio in questo senso si può leggere la scelta (ai tempi particolarmente audace) di non includere nell’album nessun featuring.

Il ricorso a citazioni di varia natura (cinematografica, letteraria, sportiva) è molto accentuato in tutto l’album, e questo è senz’ombra di dubbio un punto che depone a favore del rapper romano: rendere accessibile a un pubblico, composto per la maggior parte da giovani, concetti e atmosfere che non sempre possono cogliere in autonomia è sempre cosa buona e giusta.

Se l’attenzione generale è stata catturata soprattutto dal MezzoSangue più hardcore di tracce come Armonia e Caos o Diventa Quello Che Sei, è probabilmente quello più “soft” di Benoit Lecomte o della title track, Soul of a Supertramp, che risulta più attraente: anche quando la figura di riferimento è quella del guerriero impegnato nella sua personale lotta alle ingiustizie, il vero fascino non è emanato dal momento della battaglia, ma da quello del ritiro, della sostanziale riflessione sulla propria vita e sulla propria condizione umana.

La scrittura di Mezzosangue segue una cifra stilistica cara a una certa scuola hardcore ormai classica del rap italiano e non cogliere l’influenza di artisti come Kaos è davvero difficile, anche per un orecchio poco allenato. Se il ricorso a frasi d’effetto sembra essere un espediente che permette di toccare le corde del cuore degli ascoltatori e scavare un solco profondo nelle loro menti, uno stile di scrittura simile appare, col passare del tempo, poco efficace nell’articolazione del discorso complessivo che sottende l’album: delle volte si ha l’impressione che il disco si trascini come per forza d’inerzia e che ci si trovi davanti alla continua riproposizione degli stessi concetti e delle stesse atmosfere.

Una menzione d’onore va fatta alle produzioni, curate per lo più da DJ Squarta e da Grabe, che sono di assoluta qualità e sono un perfetto accompagnamento all’immaginario lirico: la scelta delle strumentali è un’arte che rivela il talento di un rapper così come la scrittura, e su questo punto va dato assolutamente onore al merito a MezzoSangue.

Paragonare quest’album alle più recenti uscite del rap italiano sarebbe un’operazione semplice, ma allo stesso tempo intellettualmente disonesta: le sonorità e le tematiche sono troppo diverse per poter essere precisi, così come esiste una profonda divergenza fra l’attitudine portata avanti da un artista come MezzoSangue e quella degli altri esponenti dell’attuale scena. Un collegamento, però, è possibile: la scelta del personaggio mascherato e il continuo mistero intorno alle proprie generalità (anche se ormai entrambi gli aspetti sono ben noti) sono state, senz’ombra di dubbio, mosse di marketing a dir poco geniali. Se una delle accuse più spesso rivolte agli esponenti della trap italiana è quella di essere più manager di se stessi che artisti, non si può glissare su quanto fatto da Mezzosangue, il quale, pur avendo un background e dei mezzi tecnici notevoli, per potersi far conoscere dal grande pubblico è dovuto ricorrere a uno stratagemma non dissimile da quelli che adottati dagli esponenti della trap per promuovere il proprio lavoro.

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Nell’ultimo anno qualcosa sembra essersi smosso rispetto alla foschia che sembrava aver avvolto il rapper romano. È stata annunciata l’uscita del suo prossimo album, dapprima per Ottobre dello scorso anno, per poi essere rimandato a data da destinarsi, inoltre l’artista si è impegnato in qualche live.
Per MezzoSangue si prospetta un compito non facile: da un lato dovrà accontentare il nocciolo duro di fan che gli si sono affezionati e che, in qualche caso, si aspettano una quasi sterile ripresa della fortunata formula di Soas; dall’altro dovrà riuscire a tenere il passo con una scena, come quella italiana, che in soli 3 anni sembra essere mutata a tal punto da aver alterato il proprio DNA, e che potrebbe non accogliere al meglio il lavoro di un rapper che si discosta molto dagli attuali canoni. Certamente tutto il pubblico italiano attende con ansia il nuovo lavoro di chi, sia per quelli che lo amano sia per quelli che lo odiano, è visto come uno dei nomi più importanti del panorama rap italiano.

(Articolo di M.G.)

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