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Clementino è rinato dalle proprie tarantelle

Tornare sulla scena dopo quasi due anni di inattività non è mai facile. Soprattutto se in questo lasso di tempo le logiche del mercato sono cambiate e la tua assenza è dovuta anche ad un lungo periodo in comunità a causa della dipendenza daquella merda che è la cocaina”. Clementino sa bene tutto questo, l’ha vissuto sulla sua pelle dopo aver toccato il cielo e raggiunto un grande successo con le due partecipazioni consecutive al Festival di Sanremo.

Tarantelle rappresenta il disco della rinascita personale di Clementino, dopo uno dei periodi più difficili della sua vita. Un album che non a caso presenta una forte impronta introspettiva e personale, dove il rapper campano riesce a mettersi a nudo come poche volte aveva fatto nella sua carriera. A collaborare con Clementino in quattro pezzi del disco sono Gemitaiz, Fabri Fibra e a sorpresa Nayt e Caparezza. Le produzioni sono invece firmate da numerosi beatmaker, tra i quali spiccano Yung Snapp, Don Joe, Shablo e Big Fish.

La struttura di Tarantelle si poggia sulla falsariga dei precedenti dischi di Clementino: troviamo in egual quantità l’autocelebrazione, l’amore, l’introspezione e gli immancabili pezzi dedicati alla marijuana, must della discografia di Clemente. I punti forti di questo disco stanno senza alcun dubbio in quelle tracce dove il nativo di Avellino guarda dentro sé stesso e parla direttamente allo specchio. Un palmo dal cielo ad esempio è un emozionante soliloquio in cui Clementino racconta di tutti i suoi sogni e di tutti i suoi incubi, con uno sguardo al passato che parte dalla sua infanzia, passa per l’adolescenza e arriva alla conclusione tanto agognata di “essere una grande rapstar/la mia vita di adesso“.

Un altro sguardo ai tempi passati – e non solo – è offerto da La mia follia, che si colloca tra le tracce più riuscite del disco per musicalità, testo e interpretazione: tra presunte notti magiche – che così  magiche non erano – e promesse che la vita non mantiene, Clementino dipinge un quadro che raffigura un’intensa angoscia esistenziale, in cui non resta altro che lasciarsi guidare alla propria follia.

Tarantelle (Che ne sarà di me) è invece la traccia del ricordo, il vero fulcro del disco e a mani basse il pezzo migliore: grazie anche dall’uso del dialetto napoletano per buona parte del brano, Clementino offre uno spaccato della sua vita di ieri, della venuta del suo successo e della sua carriera odierna, tutto questo reso possibile dall’impegno, dalla voglia di fare musica e trasformare la sua passione in un vero lavoro.

Anche la traccia conclusiva, Diario di bordo, spicca per la capacità di raccontare nei dettagli cosa è cambiato dopo l’uscita dalla comunità e la liberazione dalla dipendenza: l’intro stessa del pezzo preannuncia un Clementino che si racconta a cuore aperto, che ha ripreso in mano la sua esistenza ed è tornato a vivere serenamente, lasciando tutto ciò che ha passato impresso nel suo caro diario.

Menzione speciale per BabylonChi Vuole Essere Milionario?: la prima presenta il feat di un ottimo Caparezza, mentre la seconda, che vede la partecipazione di Fabri Fibra, ha le carte in regola per diventare una piacevole hit estiva.

Ma quali sono invece i problemi principali di Tarantelle? Le pecche di questo disco si possono ritrovare in buona parte dei pezzi autocelebrativi e in quelli dedicati alla marijuana. La qualità delle punchline è nella media – se non sotto – perché Clementino riprende spesso luoghi comuni già visti o si abbandona a giochi di parole piuttosto banali che da un rapper del suo calibro non ci si aspetterebbe. Certamente il flow e la tecnica di Clemente sono pressoché impeccabili, ma sono due aspetti che da soli non bastano quando si parla di fare buona autocelebrazione.

Fa eccezione soltanto Hola – in collaborazione con Nayt – ricca di barre che riescono anche a strappare un sorriso durante l’ascolto. A questo si accompagnano Sempreverde e Smoke Bong che, nell’economia del disco, sembrano essere dei semplici filler, inseriti soltanto per riempire le parti mancati dell’album.

Tarantelle non è il miglior disco della carriera di Clementino, come lui stesso aveva affermato prima dell’uscita: quello che abbiamo di fronte è un lavoro nella media, che presenta degli spunti molto interessanti così come dei limiti molto evidenti. Le produzioni di ottimo livello rendono il disco musicalmente vario e per nulla noioso durante l’ascolto; al contrario la struttura stessa del disco, come detto, ricalca quella dei lavori precedenti di Clementino e lo limita di conseguenza nella scelte artistiche, con alcuni pezzi liricamente rivedibili.

Per quanto questo disco non sia riuscito in toto, la sua importanza nella vita del rapper campano è comunque chiara: Tarantelle è un disco catartico, tramite il quale Cleme ha totalmente ripreso in mano la sua esistenza, è rinato ed è finalmente pronto a ricominciare a vivere. E questo, forse, è il risultato più importante.

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Jacopo Gotti

Jacopo Gotti

Ho 21 anni, sono genovese e ho sviluppato un'esagerata passione per questa musica.

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