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    Il Rap È Poesia? L’Esperto Risponde

    Quante volte, discutendo di rap italiano, siamo stati tentati di definire il nostro idolo “un poeta“? Quanto spesso abbiamo visto accostare queste due discipline artistiche, spesso sulla base del malinteso che la stessa parola “rap” nasca come un acronimo dell’espressione “rhytm and poetry” (“ritmo e poesia“)? La risposta, in un caso e nell’altro, è senza dubbio “innumerevoli“. Ma, da un punto di vista strettamente lirico questa equiparazione è davvero possibile? In altre parole, il rap è poesia?

    Per chiarirci una volta per tutte le idee al riguardo, abbiamo sottoposto la questione ad un giovane esperto del settore: Paolo Di Nicola, direttore editoriale della rivista culturale “Il Fuco” e laureando in Lettere Moderne presso l’Università di Siena. Di seguito trovate la sua prospettiva.

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Ensi e il ritorno del boom bap moderno: Clash

Pochi giorni fa è uscito Clash, l’ultimo lavoro di Ensi che con questo progetto ci riporta direttamente alle origini più pure del genere.

Quando si è una colonna portante del genere, uno che ha fatto un featuring con Kaos One e quando hai sfornato almeno un classico, ogni tuo progetto viene passato sotto la lente d’ingrandimento del pubblico e pressato dal peso delle aspettative.

Venerdì primo Febbraio esce il quinto disco ufficiale della carriera solista di Ensi, Clash (sesto se si conta il classico Sotto la cintura dei Onemic), anticipato da tre freestyle usciti nell’arco delle prime tre settimane di Gennaio e l’estratto Deng Deng contenente il featuring di Patrick Benifei (nome sicuramente non nuovo, specie per chi segue lo stesso Ensi).

Il rapper torinese ci presenta il disco come la cosa più semplice del mondo: un disco rap, tante barre, qualche ritornello che resta in testa, un solo collega tra i featuring e tante rime ed il disco è esattamente quel che ci è stato presentato.

Clash inizia con il freestyle omonimo, parte subito forte e non si ferma più arrivando a toccare picchi molto alti in tracce come Mutombo e Rapper, traccia arricchita dalla presenza dell’unico altro rapper all’interno di questo progetto: Johnny Marsiglia, che reduce dal fortunato ed apprezzato Memory ha regalato quella che senza dubbio è una delle strofe migliori di tutto il progetto.

Verso la fine del disco vi è anche occasione di toccare corde più intime, in particolar modo le ultime due tracce con cui Clash si chiude colpiscono per l’enorme distacco attitudinale dal resto dell’album che riesce comunque a mantenersi omogeneo nel suo sound e nelle, ottime, prestazioni del suo interprete.

Anche le altre collaborazioni funzionano, Attila arricchisce una traccia come Rat Race, il singolo Deng Deng è una mina ma più di tutti incuriosisce la performance, oltre quella di Marsiglia, di Agent Sasco, featuring di calibro internazionale che dà una marcia in più ad un banger come Rapper.

Il concetto dietro l’ultima fatica di Ensi è tanto semplice quanto efficace, si punta tutto sul rap e questa scelta, oggi più che mai, appare giusta.

In un mercato del genere ed in una situazione come quella attuale per il rap italiano puntare sul rap è quello che serve poichè , paradossalmente. è proprio il rap che manca. Tra tutta questa innovazione, voglia di sperimentare e creare nuove strade ancora non battute in Italia (o proprio nel rap in generale) si sta perdendo di vista l’anima di questa musica che Ensi ci ripropone prepotentemente in questo progetto.

Chiamatelo come volete, boom bap, classic shit, “vero” rap, Hip Hop ma questo manca nella scena nostrana attualmente ed il rapper torinese ce lo sbatte in faccia con la stessa fotta delle grandi battle di freestyle mostrandoci che suonare classici non è suonare vecchi, che non tutto quello che non è Trap allora è old school, che esiste ancora chi fa questa musica nel senso più puro e genuino del termine.

Questo rappresenta Clash e questo è quello che ci vuole dire Ensi in questo inizio di 2019 e probabilmente lo fa nella maniera migliore possibile.

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