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68? Tombola! Ernia riporta il conscious rap ad alti livelli nel mainstream

Vi ha incuriosito con No Hooks, vi ha ammaliato con Come Uccidere Un Usignolo, vi ha convinto con 67. Con 68 lo amerete. Ecco la nostra recensione del nuovo album di Ernia.

Se nel 2011 qualcuno avesse puntato sui Troupe D’Elite sarebbe stato sicuramente reputato un matto. Se nel 2011 qualcuno avesse detto che 7 anni dopo Ernia e Ghali sarebbero stati tra gli artisti più originali e duttili del panorama rap italiano, sicuramente nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Invece oggi, nel 2018, precisamente venerdì 7 settembre è uscito 68 di Ernia, un disco in continuo divenire, che muta in ogni singola traccia e che non lascia spazio alle banalità ed ai clichè dei rapper di cui siamo costantemente bombardati da anni.

Copertina di 68, il nuovo disco di Ernia

68 non è un disco usa e getta, non è un progetto pensato per accalappiare audience e fiumi di ragazzini con gli occhiali di Kurt Cobain, non è un album che tra due mesi finirà nel dimenticatoio. 68 è un qualcosa di massiccio, di ragionato, di spessore lirico e culturale, un conscious rap che forse non è mai esistito in Italia, con rimandi spesso complessi che costringono il pubblico a riascoltare la traccia più volte per coglierne le innumerevoli sfumature.

Ernia si è sempre smarcato dall’assimilazione della propria figura del novero dell’allora scena trap,  restando concentrato sul suo percorso senza deragliare in suoni e modi che non gli appartengono. CUUU/67 dell’anno scorso – certificato disco d’oro – è stato solo l’antipasto del concept lineare e determinato di Ernia, anticipando un ricco bagaglio di rime e flow che possono però tranquillamente coesistere nello stesso progetto, alternando produzioni martellanti a strimpelli di chitarre e docili note di piano, rendendo di fatto il disco un prodotto di qualità e di pregevole fattura.

68 è una sorta di sequel, come fosse una saga iniziata nel 2016 e che prosegue a distanza di due anni con cambi di personaggi, sceneggiature ed interpretazioni, ma che mantiene l’impronta dello stesso regista. Il 68 – come spiegato svariate volte – è l’autobus che porta dalla periferia più estrema ad una zona centrale di Milano; metaforicamente parlando, invece, egli spiega come simboleggia anche il suo passaggio dall’essere un emergente ad affermarsi come una delle piacevoli sorprese del nuovo mainstream.

Il disco si apre con la traccia King QT – parola ricorrente nei suoi testi che si rifà al suo quartiere QT8 – dove Ernia inizia a scaldare i motori e a far capire il mood dell’intero disco: rime a profusione, giochi di parole velati, una padronanza eccellente della lingua e una ventata di novità in un terreno sempre più piatto e arido.

La title track 68 è invece la vera sorpresa forse di tutto il disco, e lo si capisce dalla prima nota: produzione funk rap tendente a quei suoni dei Flaminio Maphia dei primi 2000, dove racconta il Matteo ragazzino in quel bus, quando tutto era diverso e le ambizioni spesso non combaciavano con il talento espresso negli anni a seguire. Tra i palazzoni e villette a schiera stavo nel mezzo/così che prendevo da entrambi mi comportavo in base al contesto” spiega Ernia, non collocandosi – da sempre – in nessuna fazione sociale ma prendendo continui spunti sia dalla borghesia che dalla borgata.

Scorrendo troviamo Simba, un pezzo con una strumentale puramente trap ma che non implica la totale assenza di contenuti e skills: al contrario, Ernia attinge dal suo bagaglio culturale che da sempre lo distingue dal resto della scena, incastrando alla perfezione giochi di parole, cambi di flow ed estro nel mescolare il tutto: “Non ho bisogno di una marca sopra la sacca/Mi noti perchè è tutto culturale il mio bagaglio”.

E’ poi la volta di Tosse – che si lega alla traccia successiva Sigarette – dove mostra il suo lato emotivo e sentimentale, pur non rinunciando a tecnicismi e lyrics di pregevole fattura; le produzioni in entrambi i casi accompagnano i flussi di coscienza di Matteo, guidando l’ascoltatore nel trip della voce narrante e trasportandolo all’interno di situazioni ed eventi ben definiti.

C’è poi spazio per l’unico featuring del disco nella traccia Bro con l’amico Tedua, il quale può solo arricchire un racconto di per se già esaustivo. In questo brano infatti i due si presentano come storytellers dei quartieri, con una sorta di reportage pasoliniano sulla vita di strada: “nei testi fotografo ciò che c’è in strada” è la frase che spiega l’intero mood della track.

E così via fino al capolinea di questo 68, che parte dalle zone periferiche ed arriva dritto nella mente e nei cuori degli ascoltatori, guidati per mano dal protagonista del viaggio. Questo autobus amato e odiato dal suo stesso autista ma che, in ogni caso, lascerà impressi nell’ambra questi momenti di vita raccontati magistralmente.

68 è anche la tratta “from zero to hero” che in questi lunghissimi tre anni ha ricongiunto Ernia prima alla dignità di artista (sottrattagli a seguito del naufragio del progetto TDE), poi alla curiosità e infine al plauso del pubblico. Nessuno più ride di lui, lui sicuramente una sghignazzata se la farà, pensando all’odissea che lo ha portato dov’è oggi. Ride bene chi ride ultimo.

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Riccardo Rochira

Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

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