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Fuggire dal Ciclo dei Vinti: Fiama di Glasond, Hammon e Kioda

Qualche settimana fa, Fiama di Glasond, Hammon e Kioda ha visto i natali su tutti i digital store. Fiamma che? Hammons cosa? Vi raccontiamo questa nuova, interessante realtà calabrese.

Parlo della mia terra, chiamami pure Giovanni Verga. Questo è uno dei versi più significativi del banger trap Busy Bisy, nelle parole pronunciate da Glasond in quello che fu il secondo singolo estratto prima del disco.

Due cose sono assolutamente prioritarie quando si racconta la realtà da cui provengono Glasond, Hammon e Kioda.
La prima è il contesto, quella Calabria (provincia di Cosenza, precisamente) respirabile negli accenti e nelle storie raccontate.
La seconda è la visione apocalittica della propria terra, abbandonato al suo destino senza possibilità di rimedio, come la Sicilia dei Malavoglia e del Ciclo Dei Vinti.

Il disco può essere diviso in due metà ideologiche, di cui una vogliosa di evadere con l’immaginazione, di scappare dal fuoco che divora la propria casa, e questo viene fatto per esagerazioni, modi di dire tipicamente americani, un’immatura illusione.
Il meglio viene però dato quando la loro calabresità, ben più genuina, fuoriesce.
Nei momenti più ovvi, quando fraseggiano in dialetto, e nelle trame più sottili, quando danno alle loro verità un sapore verace, rionale, “terrone e fiero di esserlo”.

Abbandonati a sé stessi nella provincia cosentina,  Glasond e gli altri sono anni che producono le proprie cose, partendo dal progetto lol-rap GVNGDROGV, e Fiama è stato confezionato in maniera indipendente un budget limitatissimo.

Il risultato però ha grande dignità, sia nel comparto audio sia in quello video, interamente curato dal talento alle macchine da presa di Hammon.

Proprio Hammon, al suo primissimo progetto “serio”, tocca le vette più alte dell’album, mostrando originalità espressiva a tratti esaltante in tracce come Busy Bisy, Fiama e Ice On, vera hit del progetto.

Kioda e Glasond si mescolano in maniera complementare, la voce calda e profondo del primo, la voce picon ù acuta e arrogante del secondo, mix che dà il suo meglio in Don’t love that hoe, brano arricchito oltretutto da una collaborazione americana nel pieno spirito delle connessioni da SoundCloud.

Proprio da SoundCloud il produttore Kid Sub mostra le influenze più evidenti nelle strumentali di Fiama, mai fuori mood né troppo invasive nei confronti dei protagonisti.

Ad Angelo chiude il progetto, un requiem dedicato all’amico deceduto, un pugno nello stomaco che non può lasciare indifferenti. “Ricordi Kiave? Ricordi Salmo? I nostri esempi”, la strofa di Glasond è da brividi, come l’outro skit di Hammon che dà il saluto ad Angelo e dedica Fiama alla sua memoria.

Un progetto che parte in maniera disinvolta e cafona e finisce con una malinconia che permette di rivalutare traccia dopo traccia il messaggio e lo scopo che i tre portano in Fiama.
Una Calabria come la vorremmo sempre vedere, leggere, sentire; una terra di passione, arte e lavoro che merita il suo posto sulla mappa del rap game, e questi ragazzini hanno ben in mente l’obiettivo.

Gambe in spalla, Glasond e soci, la strada è lunga. Ma inizia bene, questo si può già dire.

 

 

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