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Fruit Joint di Dani Faiv dimostra che le dimensioni non contano

Nel mercato saturo e nauseabondo dei giorni nostri, un progetto conciso ma carismatico come Fruit Joint di Dani Faiv permette al pubblico di respirare un secondo di più. Ed è un respiro fondamentale.

E’ ufficiale, le nostre orecchie soffrono di bulimia. Fagocitano senza dignità dosi drammatiche di rap, senza scremature di genere o di target, e le vomitano di venerdì in venerdì. L’ascoltatore medio lo immagino saltare come un disgraziato da Axos a Sfera Ebbasta, da Lazza alla Dark Polo Gang, forse fino a dimenticarsi le effettive separazioni tra una casella e l’altra.
Il 2018 italiano, dal canto suo, ha fortemente assecondato i nuovi bisogni dell’ascoltatore liquido, dando il via alla maggior concentrazione di uscite ufficiali da che se ne ha memoria.

L’ascoltatore medio di 5, 6, 10 anni fa aveva necessità e modalità di consumo antitetiche a quelle odierne: il numero di artisti conosciuti e seguiti attivamente era certo minore, ma sapeva recitare a memoria il Tradimento o il Mi Fist della situazione.
Oggi è diverso, siamo diversi: il mercato è cresciuto sia nei players che nelle modalità con cui questi arrivano negli encefali di chi segue la scena. Non siamo più noi a cercare la musica, è lei a inseguirci in ogni dove.

L’ascoltatore del 2018 conosce molti più artisti, ascolta molta più musica, ma per pura e semplice matematica il tempo dedicato all’ascolto curato e periodico di un dato album è infinitamente minore.

I progetti hanno vita minore per colpa di vincoli oggettivi legati alla concentrazione del mercato, e il meccanismo di difesa degli artisti è quello di concepire, magari inconsciamente, progetti più orientati a un’esposizione mediatica immediata anziché scrivere “il disco della vita”.
L’ultima fatica di Dani Faiv mostra il meccanismo precedente, estremizzandone ancor di più i connotati.

Fruit Joint è un disco prevalentemente estivo, fortemente legato a un periodo emotivo del suo autore (e come tale, estemporaneo), di sole 8 tracce, che ha quasi la forma di un’EP, dell’antipasto di quello che verrà. Sa che tutto, oggi, ha una scadenza e accetta la sfida.

La tracklist di Fruit Joint è assortita con grande ratio, il livello presentato è costante e, nella sua minimalità, manca di tutto ciò che non serve. Le tracce filler, cliché dei progetti medio-lunghi, sono assenti, e tutti i brani hanno pressoché la stessa incidenza sulla resa finale.

La differenza tra un pessimo e un ottimo album non sta mai nelle ambizioni, quanto nei risultati conseguiti, e quello trattato è un progetto che centra tutti i bersagli che si prefissa di colpire. Sorprendendo nei momenti dove l’ascoltatore abbassa la guardia, come nella traccia d’apertura (Pollo) in cui la cupezza della base e le barre graffianti del “treccinato” ci riportano indietro al Dani di The Waiter.

Il body centrale dell’album è invece di chiara matrice arcobalenica, e rientriamo nel colorato mondo di Gameboy Color (qui con il sequel Gameboy Advance) e di La La La La La, nel quale però assistiamo a un notevole potenziamento tecnico e ad una caratura d’interpretazione certamente superiore all’acclamato The Waiter.

Le produzioni, curate dai fidati Low Kidd, ThaSupreme, Strage e Kanesh, costruiscono una forte identità musicale, dando veramente senso a quell’inflazionatissima parola chiamata “Freschezza”. Il fondatore di 333Mob ha battuto il tempo della hit per acclamazione dell’album: Ananas, con la graditissima partecipazione dell’erede designato di Samuel Heron, GBit, qui in forma strepitosa.

L’unica nota che potremmo definire dolente è Fortnite, singolo non amato al tempo dell’uscita e che perde ulteriori punti all’interno di Fruit Joint.

Quando Fortnite venne pubblicata, da molti venne derubricata a “traccia senza impegno dedicata al videogioco del momento”, e pur non stonando pare scollata dal concept che corre tra la prima e l’ultima traccia dell’album.

Definire questo disco come “corto” lascia desumere un’accezione negativa, e nasconde l’accusa di aver rilasciato un prodotto insufficiente; usiamo invece “essenziale”, privo di tutto ciò che non è necessario, perché è encomiabile e rara la quasi assoluta mancanza di ridondanze.

Fruit Joint non salverà il mondo ma ne è estremamente cosciente, e prende in giro chi si schianta contro il muro del tempo che ormai, per i signori album, è destinato a diminuire sempre di più.
Per scrivere il disco della vita, invece, ci sarà tutto il tempo del mondo.

 


Michelangelo Arrigoni

Michelangelo Arrigoni

Responsabile della Redazione di Chiamarsi MC. Se abbiamo recensito male il disco del tuo artista preferito, devi incazzarti con me.

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