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Gang Shit evidenzia il bisogno della trap italiana di voltare pagina

L’annuncio di un pezzo prodotto da elementi del calibro di Sick Luke e Ava, con la Dark Polo Gang e Capo Plaza a rapparci sopra sembrava un sogno vero e proprio. Mettere in play invece è come svegliarsi di soprassalto.

Qualche giorno fa un post su Instagram aveva annunciato l’uscita di Gang Shit: Sick Luke + Ava alle macchine e Capo Plaza e quel che resta della DPG alle liriche (se così vogliamo chiamarle). Sulla carta c’erano tutti i presupposti per una hit, ma la realtà è un’altra cosa, e Gang Shit è solamente l’ennesimo pezzo insipido come ne sono usciti tanti negli ultimi mesi.

Sembra di trovarsi di fronte lyrics compassate, che si prestano a un’esecuzione piuttosto stanca della “trap per come la immagineremmo”.
Il che di per sé potrebbe pagare se parlassimo di nomi emergenti, smaniosi di raggiungere pubblico, non sufficiente però per promuovere chi la trap in Italia l’ha portata all’apice come la Dark Polo Gang. Già, perché se ormai abbiamo capito che la DPG è diventata un meme di sé stessa (Pyrex unico a salvarsi pienamente nella canzone), anche la ricetta a due ingredienti di Capo Plaza, autotune importante + stesso andazzo dei testi da ‘Allenament, comincia decisamente a stancare anche quando il rapper di Salerno varia flow.

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GangShit Fuori Ora????

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Anche la produzione risulta abbastanza sotto tono per gli standard a cui X2 e Ava ci avevano abituati: si tratta di una strumentale complessivamente “statica” che cambia poco all’interno del pezzo, con tonalità generalmente basse (tolto qualche fiato che va a rompere ogni tanto la monotonia). Paradossalmente la strumentale, nonostante questi tasti dolenti, resta la punta di diamante del pezzo.

Gang Shit è un esame di maturità fallito per la trap italiana. Gli artisti presenti su questa traccia sono ormai consacrati (volenti o nolenti) come big della scena, ma si ha come la sensazione che non si possa andare oltre gli argomenti e le punchline già sperimentate un annetto fa. E questo non per mancanza di mezzi ma semplicemente perché ci si è resi conto che basta svolgere il “compitino” per veder arrivare i risultati. Non ci si cura più di alzare l’asticella e questo rimarrà probabilmente il più grosso limite della trap in Italia.

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Leonardo Trinci

21 anni e sentirli fin troppo. Amo la musica, faccio musica, scrivo di musica.

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