• WWCD è il coronamento del viaggio della Griselda

    WWCD è il coronamento del viaggio della Griselda

    Il 29 novembre è uscito WWCD, il primo joint album della crew Griselda, composta da Westside Gunn, Conway the Machine e Benny the Butcher. L’acronimo del titolo significa “What Would ChineGun Do”, una barra che ritorna nelle tracce del disco come nella strofa di Westside in Scotties e nell’outro di May Store realizzato dalla storica collaboratrice Keisha Plum. Per i tre rapper di Buffalo si tratta del coronamento di un percorso che li ha portati in tre anni a firmare per la Shady Records di Eminem ed a collaborare con leggende della scena rap statunitense – da Ghostface Killah a Pusha T.

    Leggi tutto...

  • Senza Ghiaccio: la ribalta a riflettori spenti di Asp126 e Ugo Borghetti

    Senza Ghiaccio: la ribalta a riflettori spenti di Asp126 e Ugo Borghetti

    Senza Ghiaccio è il primo disco dei due membri meno sotto i riflettori della Lovegang: Ugo Borghetti ed Asp126. Il concept, però, non si basa solo su birre ed amari sorseggiati nei bar di Trastevere, anzi, si presenta molto più profondo di quanto si possa pensare.

    Leggi tutto...

  • Rooftop: sul tetto della Francia con SCH

    Rooftop: sul tetto della Francia con SCH

    Tecnica. Energia. Introspezione. SCH torna sulla scena con il suo quarto album in studio, quinto in totale, uscito il 29 Novembre 2019. Rooftop si compone di 17 tracce, alle quali vanno aggiunte altre 3 per la versione fisica.

    Leggi tutto...

  • Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album di Capo Plaza?

    Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album di Capo Plaza?

    Al dispetto del pensiero comune, Capo Plaza è nel gioco da più tempo di quanto si possa immaginare. Quindi cosa dovremmo aspettarci dal suo prossimo album?

    Leggi tutto...

  • Home
  • Hotel Diablo: la faida con Eminem ha fatto crescere Machine Gun Kelly

Hotel Diablo: la faida con Eminem ha fatto crescere Machine Gun Kelly

Quando Machine Gun Kelly annunciò Hollywood Whore, il primo singolo del suo ultimo album Hotel Diablo, in molti pensarono ad un nuovo capitolo del dissing che, nel 2018, aveva attirato sul rapper di Cleveland le attenzioni di tutto il mondo, dopo che questo aveva sfidato a muso duro colui che molti considerano l’intoccabile divinità del rap mondiale, Marshall Mathers III, Eminem.

Ma niente dissing. Saggia scelta. La disputa tra i due rapper aveva già fatto parlare abbastanza e Colson, nome di battesimo di MGK, ne era uscito senza alcun dubbio a testa alta, senza perdere inutile tempo su quale canzone fosse effettivamente migliore tra Rap Devil e Killshot. Ma dal confronto tra i due a trarne maggiori benefici era stato senz’altro Machine Gun Kelly, il cui nome correva in quei mesi sulle labbra di tutti gli appassionati di rap, compresi quelli che prima di allora non avevano mai sentito pronunciare il suo nome.

 

Il rapper decise quindi di cavalcare il momento di notorietà e pubblicò Binge, un EP dalle indubbie potenzialità che in realtà non ebbe neanche tutto questo gran successo, ma servì al rapper per riproporre un progetto puramente rap, senza quelle sfumature pop che avevano influenzato il precedente album bloom. Non che questo fosse un problema, chiaramente, ma i due lavori rappresentavano le due facce della stessa medaglia.

I numerosi riscontri positivi ottenuti nel periodo seguente al dissing, oltre ad aver notevolmente influito positivamente sulla popolarità e i numeri di MGK, hanno sicuramente aumentato la consapevolezza delle capacità dell’artista, dando quella svolta fondamentale al suo percorso artistico per la pubblicazione di un progetto in cui potessero coesistere, in maniera naturale, quelle due facce della stessa medaglia di cui sopra.

Il frutto di questo processo è Hotel Diablo, un album maturo che esplora trasversalmente generi diversi, dal rap più classico, quello che ha fatto la fortuna di Lace Up e General Admission (anche se mancano banger della portata di Till I Die e Wild Boy), al pop, spaziando anche tra i suoni dell’emo rap e del pop punk. In questi termini si rivela vincente la scelta degli artisti chiamati a collaborare, scelte che hanno facilitato la fluidità di un lavoro caratterizzato da una notevole disparità di suoni, che se mal gestita avrebbe potuto rivelarsi fuorviante.

 

Basti pensare alla hit dell’album, I Think I’m Okay, che vede la partecipazione al fianco di MGK di Yungblud e Travis Barker. La canzone si sta rivelando il vero e proprio traino dell’intero progetto, con quasi un milione di stream giornalieri e gli ascoltatori mensili dell’artista che su Spotify continuano a salire e sono arrivati, nel momento in cui viene scritto l’articolo, a più di 13 milioni. Il brano esprime alla perfezione la vena e la cultura pop-punk del rapper, il quale, spalleggiato da quelli che rappresentano rispettivamente la novità più interessante e uno dei maggiori veterani del genere, mette in mostra ancora una volta tutte le sue capacità anche al di fuori della sfera di suoni tipici del rap.

Gli altri ospiti d’onore, Lil Skies e Trippie Redd, solidificano il progetto con le loro strofe in Burning Memories e Candy, due delle tracce più personali del progetto. In Candy viene affrontato il tema della dipendenza da pillole dell’artista, mentre nella prima, Colson affronta i problemi legati alla tormentata situazione familiare della sua infanzia, dovuta in particolare all’abbandono della madre, che quando aveva nove anni abbandonò lui e il padre per scappare con un altro uomo.

 

“How’d you leave your only child at nine for another dude?

Took that pain and punched my father in the stomach ‘til he bled”

 

 

La vena estremamente personale della scrittura di MGK è ricorrente in molti altri pezzi di Hotel Diablo, quando vengono affrontate altre tematiche relative alla sua situazione familiare, come la morte della zia che, dopo la fuga della madre, rappresentava la figura materna della famiglia, o come la nascita della figlia nel 2008, e al suo rapporto complicato con le droghe, tematica fondamentale anche in bloom, dove già aveva raccontato di aver rischiato la morte di overdose e di aver più volte valutato l’opzione del suicidio.

Una delle tracce indubbiamente più importanti dell’album è però l’aggressiva Floor 13, in cui il rapper di Cleveland, nonostante non ci sia alcun attacco frontale, decide di togliersi comunque qualche sassolino rimasto nelle scarpe indossate durante il dissing con Eminem:

 

“I just spent the winter livin’ after someone tried to send a kill shot, missin’ me”

 

Sempre in questo brano, Machine Gun Kelly cita l’amico Odell Beckham Junior, star della NFL che si appresta a fare il suo esordio con la maglia dei Browns, squadra di Cleveland che grazie a lui, al quarterback Baker Mayfield e altri giocatori di ottimo livello, spera finalmente nella stagione del riscatto dopo numerosi anni di delusioni.

 

Ma mentre la città aspetta che brilli la stella di OBJ, a brillare ancora, questa volta più che mai, è la stella di MGK, che con Hotel Diablo si è affermato come uno degli artisti più completi del panorama musicale odierno. E finalmente sembra che sempre più gente si stia accorgendo di lui per le sue qualità, e non soltanto come ‘quello che ha dissato Eminem’.

Tag: , , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici