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Nascere e Morire a New Orleans: il primo album dei SuicideBoys è l’inizio di una nuova era

Dopo un interminabile periodo di attesa, posticipazioni e repentini cambi di titoli è finalmente arrivato il nuovo progetto e primo disco ufficiale dei SuicideBoys, gruppo originario della Louisiana composto da $crim e Ruby da Cherry.
Dal loro debutto nel 2014, i Suicideboys hanno generato un vero movimento di giovani alternativi e incompresi dalla società, sulla scia del primo punk ma con influenze che spaziano dal rap di Memphis a quello di Atlanta, riuscendo ad arrivare anche fuori New Orleans, a cui in un certo senso questo disco è dedicato.

I Want to Die in New Orleans” non è il classico progetto dei SuicideBoys, che negli anni hanno pubblicato decine di ep e mixtape prima di sentirsi pronti al grande salto che l’album rappresenta; il disco sancisce l’imposizione del gruppo a realtà affermata e anche piuttosto rilevante, unendo i classici testi di $crim e Ruby a sonorità meno violente in confronto ai loro precedenti progetti, e nonostante vengano mantenuti i flow forti e veloci che contraddistinguono il loro stile vi sono sono sonorità molto più leggere e orecchiabili, addirittura svariate componenti melodiche. Non mancano le già citate liriche horrorcore con argomenti che spaziano dall’abuso di sostanze alla depressione, senza dimenticare la violenza urbana della capitale della Louisiana che viene introdotta nella prima traccia “King Tulip“.

La potenza musicale dei SuicideBoys sta nel loro completarsi a vicenda, riuscendo ad amalgamare perfettamente le loro voci e i loro stili come fossero quelli di uno solo, nessuno dei due riuscirebbe a fare a meno dell’altro. L’immaginario oscuro e i loro misteriosi personaggi li rendono un gruppo inconfondibile nell’enorme mare sia del movimento “Punk rap” che di quello Hip-Hop americano in generale, e definirli unici sarebbe poco; sono emersi in un ambiente in cui il rap a New Orleans era rappresentato principalmente da figure storiche come Master P e Lil Wayne, che avevano dovuto lottare molto per dare spazio a una città centrale in svariati rami della black music ma mai prima d’allora dell’Hip-Hop.
Risulta altresì incredibile come, nonostante il loro pacchetto musicale sia “prevedibile”, loro siano sempre in grado di essere coinvolgenti e non esageratamente ripetitivi, prova che non importa quale argomento tratti, bensì come lo tratti.

Il disco non è altro che il personale manifesto dei due cugini con la loro musica, i loro testi che rispecchiano la loro amara visione del mondo ed è il perfetto progetto per cominciare ad ascoltarli, facendosi catturare dal malato universo di $crim e Ruby. Va detto che i SuicideBoys sono il classico gruppo “Love it or hate it”, raramente vi sono vie di mezzo.
I Want To Die in New Orleans rappresenta “il meglio e il peggio” del gruppo, rimanendo quindi attaccato alla ricetta che li ha resi così amati dal proprio pubblico, ma riesce anche a smussare determinati angoli del proprio stile, rispettando sé stessi e il proprio background, e generare il biglietto da visita giusto per coloro che si avvicinano piano piano alle loro sonorità. Portare la bandiera del proprio movimento significa anche questo.

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Fabio Russo

Fabio Russo

Mi piace il rap coreano.

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