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KIDS SEE GHOSTS di Kanye e Kid Cudi è un disco Rap con un’anima Rock




In un panorama Hip Hop in cui la Trap la fa da padrone e fornisce i beat su cui la maggior parte dei rapper in USA e nel resto del mondo preferisce esprimersi, Kanye West è uno dei pochi al mondo che può permettersi di discostarsi da questo trend, andando fuori dagli schemi.

Kids See Ghosts è a tutti gli effetti un album Rock, Rap su basi Rock, per i più suscettibili sull’argomento, Psychedelic Rock per la precisione. Un manifesto di questo concetto lo possiamo riscontrare nel verso conclusivo di 4th Dimension, brano tratto da quest’album, in cui Kid Cudi dice: “Watch the guitars roll and let your friends know”

Le chitarre di cui parla Cudi le troviamo in pezzi come Fire, che si apre con un sapiente sample di un pezzo del 1966 di Jerry Samuels “They’re coming to take me away”, e si fondono in maniera sublime con la musica elettronica, di cui Kanye come produttore e compositore è pioniere da ormai un decennio abbondante. È il caso della canzone che chiude l’album, Cudi Montage, dove a delle strofe caratterizzate dal campionamento di Burn The Rain di Kurt Cobain, si unisce in maniera magistrale un ritornello alla Bon Iver. Altri sample da menzionare assolutamente sono quelli presenti in Freeee (Ghost Town Pt.2) e  4th Dimension. Il primo che si apre con una frase da un discorso dell’attivista per i diritti degli afroamericani Marcus Garvey, che per forza di cose ci rimanda col pensiero alle recenti dichiarazioni di Kanye sulla schiavitù, l’ennesimo esempio del fatto che alla fine Kanye si diverte un mondo a trollarci tutti. Cos’è quella risata a metà di 4th Dimension se non una troll laugh?

Mentre in 4th Dimension, che non abbiamo potuto fare a meno di menzionare già diverse volte in quanto uno dei pezzi più interessanti dell’intero lavoro, abbiamo il campionamento più ambizioso. Kanye torna addirittura nel 1936 a ripescare una canzone di Louis Prima, What Santa Claus Say.

Qui un video con tutti i sample per ascoltarli con le vostre orecchie:

Kanye quest’anno ha deciso di dedicarsi a dare nuova vita alle carriere dei suoi colleghi. Ha iniziato con Daytona, album che segna il ritorno in grande stile di Pusha T, di cui Kanye ha curato tutte le produzioni. King Push che ritroviamo nel pezzo d’apertura di Kids See Ghosts, Feel The Love, impossibile da non ricordare anche solo per le sporche fantastiche di Kanye si cimenta nell’onomatopea di una mitragliatrice. Poi è toccato a Kid Cudi, con cui non è la prima volta che Kanye collabora: il loro sodalizio artistico risale addirittura a 808’s & Hearbreak, e ha deciso di collaborare con lui in tutte le tracce di Kids See Ghosts. Cudi in questo disco prosegue nel suo percorso di rinascita, per fare un riferimento ad uno dei pezzi dell’album in cui dà il meglio di sé, Reborn, percorso già avviato col suo ultimo album da solista dello scorso anno, Passion, Pain & Demon Slayin. Un lavoro forse un tantino dispersivo ma con dei picchi altissimi in cui già possiamo trovare il germoglio del Cudi di quest’album, grazie al quale abbiamo la fortuna di recuperare uno degli artisti più genuini e viscerali della scena musicale contemporanea. Infine questa settimana Kanye si è dedicato a NAS, curando le atmosfere musicali di Nasir, in cui è riuscito a rispettare l’identità musicale del suo collega con delle produzioni old school ma di qualità sopraffina.
Una peculiarità di tutti i lavori che stanno uscendo in queste settimane sotto GOOD Music, l’etichetta di Kanye West, è il formato da 7 tracce, legato al significato religioso del numero 7, una trovata commercialmente azzeccatissima in un mercato della musica rap mai saturo come oggi, dove dischi più brevi della norma possono risultare più godibili rispetto ad album anche da 20 o più tracce, che possono risultare pesanti e di difficile fruibilità.

Se come ricorderete Ye non ci aveva convinto (ovviamente per essere un album di Kanye West), Kids See Ghosts al contrario è un disco che rispetta tutte le aspettative che un lavoro di un gigante come Kanye West si porta dietro. Sappiamo che non si giudica un libro dalla copertina, ma mettendo a confronto le cover dei due dischi si possono individuare le differenze tra i due lavori: Uno, Ye, realizzato più di getto, quasi sbrigativo, più una raccolta di singoli senza quell’anima tipica dei lavori dell’artista di Chicago, che presenta come copertina una foto scattata dallo stesso Kanye di ritorno dal listening party dell’album in Wyoming; l’altro, Kids See Ghosts, molto più studiato e curato, con una certa coerenza tematica e musicale dal primo all’ultimo pezzo, in cui campeggia una bellissima opera d’arte di Tekashi Murakami.

 

I fantasmi di Kids See Ghosts sono quelli che perseguitano i protagonisti dell’album, quelli nella mente di Kanye West e Kid Cudi. Disturbi bipolari, depressione, istinti suicidi, queste sono le tematiche principali di quest’album, trattate però sempre con un fondo di speranza e di fiducia nella forza motrice della vita e del mondo, l’amore, “I can still feel the love” non a caso sono le prime parole che vengono pronunciate da Cudi nella prima traccia. Non si vedeva un Kanye così in forma come in questo lavoro da un bel po’, basterebbe indicare la sua strofa nel brano che da il nome al disco, Kids See Ghosts appunto, per dar prova di questo, ma in tutte le tracce liricamente Kanye si mantiene su livelli molto alti. Questo è un Kanye più Humble per dirla alla maniera di Kendrick Lamar, un Kanye che sembra abbandonare almeno per questo lavoro l’autocelebrazione, che nei testi dei rapper odierni, anche soprattutto per via della sua influenza, è un tema ricorrente. Kanye si mette a nudo come già in parte aveva fatto nelle tracce conclusive di Ye, e quando Kanye si mette a nudo tende a far nascere creature come 808’s & HeartbreakMy Beautiful Dark Twisted Fantasy, e Kids See Ghosts rientra di diritto in questa categoria.

 

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