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Lil Uzi Vert ormai non è più di questo pianeta

Il viaggio che ha portato alla realizzazione di Eternal Atake, il nuovo album di Lil Uzi Vert uscito il 6 marzo 2020, è stato una vera e propria Odissea, un lungo percorso dove il mito intorno al disco è parte integrante della caratura del prodotto finale. Questo disco dai contorni mistici, tra i lavori più attesi dell’ultimo biennio per quanto riguarda la musica rap mondiale, è stato concepito come un nuovo punto cardine nella carriera del rapper: c’è un Lil Uzi Vert prima di  Eternal Atake e uno dopo. La differenza? Il totale dispiegamento dei propri poteri.


Tutto è iniziato con un tweet nell’ormai lontano 2018 con il quale Uzi rivelava il titolo del suo progetto; da lì in poi si sono susseguite speculazioni di ogni tipo sulla sua data d’uscita: dalle numerose teorie riguardanti le fasi lunari al cercare date coincidenti con la storia dell’Heaven’s Gate, una setta ufologica degli anni 70 a cui è ispirato parte del concept di Eternal Atake.

 

Dopo numerosi ritardi, prolungati silenzi ed enigmi da risolvere sui vari profili dell’artista, finalmente questo disco ha visto la luce: e come è pronosticabile per tutti i prodotti più attesi, è stato pubblicato chiaramente a sorpresa, addirittura una settimana prima della data ipotizzata.

Ne è valsa la pena aspettare tutto questo tempo? Se cercate il prodotto che fungerà da nuova asticella per il prossimo biennio, non si può rispondere che sì. Eternal Atake è un lavoro che vale tanto quanto pesa, studiato e curato nelle sue sfumature, dalla campagna di pubblicizzazione iniziata poche settimane prima (o due anni fa, se vogliamo) fino alla sorprendente deluxe con tutto ciò che avviene nel mezzo.

Eternal Atake è il resoconto di un viaggio astrale, l’epopea di un esploratore celeste che è partito dalla terra per raggiungere  i più reconditi angoli dello spazio e trascrivere in musica gli incredibili scenari che si è trovato davanti. Per comprendere meglio il progetto bisogna dunque decifrarlo seguendo le indicazioni del suo autore. Come ha suggerito Uzi, il progetto è diviso in tre parti, così come tre sono gli alter ego del giovane Symire: la prima parte viene narrata da Baby Pluto, il quale fa mostra della propria dirompente arroganza; nella seconda l’ascoltatore è ospite del mite e malinconico Orenji, mentre nella terza ecco rivelarsi il connubio di queste due anime, il vero Lil Uzi Vert.

BABY PLUTO

L’album si apre con la title track della prima “anima” del disco, Baby Pluto per l’appunto. Questa intro tonante costituisce un assaggio eccellente di quello che sarà il resto del disco e dei rinnovati stilemi lirici e tecnici di Lil Uzi: padronanza più che mai consapevole del proprio arsenale metrico  – sono stati contati 151 flow nelle complessive 18 tracce – aggredendo senza remore le strumentali curate in buona parte da Brendon Finessing (la chicca da segnalare è senza ombra di dubbio il campionamento dell’inserto strumentale del gioco 3D Pinball Space Cadet per Windows in You better move).

Dopo la presentazione arriva il vero proprio showdown: le prime sei tracce come già accennato esprimono il lato più aggressivo, materialista e iracondo di Uzi, ansioso di fare dei propri avversari niente più che polvere e tacciando chiunque si sia permesso di brindare alla presunta caduta durante il lungo silenzio. L’ipnotica Silly Watch e la straripante POP (con un offbeat da prendere come oggetto di studio) meglio esemplificano il miglior lato del peggiore Symire, il quale conquista pianeti senza sosta nei primi passi del proprio viaggio.

Questa sezione, sebbene sia la meno apprezzata dal fandom abituato ai ritmi più melodici del rapper, svolge un’importante funzione di eterogeneizzazione dell’album: dando prova di un’elaborata poliedricità a tutto tondo il nostro rende Eternal Atake ancora più variegato dei lavori precedenti.

ORENJI

Dalla traccia numero 7 si assiste all’entrata in scena di Orenji, con il quale cambia totalmente il ritmo dell’album. Meglio fare un passo indietro: è il 25 dicembre 2019 e tramite un tweet sul proprio profilo Lil Uzi promette di riportare in auge le vibes che lo avevano consacrato con l’ormai famoso proclama di trattare il 2020 come il 2016, meglio noto come l’anno cardine in cui diede alla luce quelli che sono considerati i suoi due migliori lavori prima del disco in analisi, ossia Lil Uzi Vert vs. the World e The Perfect LUV Tape. La mente dei fan è subito tornata a quando il nostro emerse con prepotenza nel già affollato panorama musicale grazie a tracce come Money Longer, Erase Your Social, Of Course We Ghetto Flower e la grande amicizia con Playboi Carti.

Questa sezione – che comprende le tracce che vanno da I’m Sorry a Prices – è il fulcro del disco, il centro del più ambizioso progetto del rapper: Orenji è il filo rosso che collega il passato e il presente di Lil Uzi Vert e della sua musica, i suoi primi progetti e la grande maturità. Ed ecco che questa porzione di Eternal Atake è dunque un familiare rollercoster di emozioni, un’alternarsi di sentimenti declinati attraverso le melodie che danno mostra del lato più creativo e visionario di Uzi (supportato da quelle che sono probabilmente delle strumentali più ispirate del disco, il cui livello è di per sè nettamente più alto della concorrenza): menzione obbligatoria per Prices, al cui interno si trova il poderoso sample di Way Back di Travis Scott.

Basta ad esempio mettere in play i primi secondi di I’m Sorry per essere trasportati in un mood fortemente nostalgico,  ribaltato immediatamente con l’esplosiva Celebration Station: l’ampio novero di feelings e atmosfere presente in Orenji lo impreziosisce rispetto alla sezione precedente e sopratutto lo rende uno splendido regalo per chi attendeva da tempo un ritorno della forma migliore di Lil Uzi Vert, in grado persino di superarsi.

LIL UZI VERT

La terza parte dell’album, quella che porta il nome di Lil Uzi Vert, è tecnicamente sovrapponibile alla seconda, con la differenza che qui troviamo una crescente presenza di  tracce malinconiche come Urgency – nella quale è presente Syd, unica collaborazione dell’album – o esperimenti già riusciti come Secure the bag, le cui tinte richiamano ampiamente lo stile del primo Luv is Rage, mixtape datato 2015. In mezzo a questi brani il fulcro è da rintracciare nella sorprendente Venetia, un vero e proprio inno alla gioia targato Symere Woods, aperta da quello che potrebbe essere lo slogan del disco: “I’m not from earth, I’m from outer space. And I’m different.”

In questa frase c’è tutto ciò che rappresenta Eternal Atake, il viaggio verso la sua creazione e la genesi del progetto. Per esteso, si potrebbe assumere sia il senso della stessa arte di Lil Uzi Vert e della sua dirompente forza artistica, arrivata finalmente all’atteso compimento.

Se non si contano le due bonus track Futsal Shuffle 2020 e That Way, pubblicate come singoli anticipatori di EA, l’album vero e proprio termina con P2, ovvero il sequel della storica Xo Tour Llif3, il pezzo più noto di Lil Uzi e un vero e proprio anthem degli ultimi anni di questo genere musicale. Inserire una traccia di questo tipo è stata una scelta rischiosa, ma a posteriori forse non poteva esserci una conclusione migliore: P2 chiude il cerchio dell’ultimo triennio musicale dell’autore, nel quale è passato dall’essere un rapper “comune” a icona mondiale, e funge da ringraziamento a quella porzione di fan che lo ha accompagnato e sostenuto in questo lungo percorso.

Eternal Atake è dunque un disco denso e generato su molteplici strati, non tanto lirici ma piuttosto concettuali: un’enciplopedia di idee musicali (molto si dovrebbe ancora scrivere a proposito dell’esorbitante quantitativo di sample incorporati e intuizioni sonore alla base dei brani) nella quale sono declinati costanti richiami allo spazio e al singolo che ne amplificano la già elaborata caratura: senza cantare di nulla che non gli appartenga, Lil Uzi è andato oltre la propria dimensione restando però fedele alla propria poetica, performando una rinata versione del proprio sè.

Difficile ora come ora immaginare un viaggio più soddisfacente di questo, ma niente vieta di pensare che l’astronauta Lil Uzi Vert stia già progettando una nuova rotta, inseguendo il sogno di conquistare quanto più possibile l’universo. Se c’è un viaggiatore in grado di farlo, questi è sicuramente lui.

Articolo scritto da Nicola Simonutti e Gabriele Pettinà

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