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Il Bambino Soldato è il primo passo verso la rinascita di LowLow

A più di un anno dal suo primo album solista, Redenzione, il rapper romano LowLow dedica il suo secondo album ai suoi fan, chiamandolo Bambino Soldato.

Se in Redenzione troviamo un ragazzo acerbo, che sta nascendo in quel momento, che sta prendendo la consapevolezza delle sue capacità soliste e che cerca di aprirsi al mondo, in Bambino Soldato l’apertura con il pubblico avviene del tutto, portando i testi e i sound ad uno step successivo.

In questo nuovo album, LowLow porta l’ascoltatore in un viaggio ricco di metafore e riflessioni personali su quella che è stata la sua vita finora: l’abuso dei farmaci e la consapevolezza di poter uscire da quel circolo, il rapporto con le altre persone, la propria insicurezza come arma di riscatto, l’artista che cresce tra Roma e Milano – in due realtà uguali ed allo stesso tempo completamente differenti tra loro – sono i punti salienti di un album che lancia il giovane rapper romano nel Rap Game in modo silenzioso, passando inosservato agli occhi dei più ma non da chi aspettava un suo ritorno in grande stile.

La saga di Sfoghi di una vita complicata continua, arrivando alla parte quattro: ancora meglio che nelle altre il rapper sottolinea come nessuno dei suoi fan, fino a questo momento, ha saputo conoscerlo davvero. Lui stesso afferma che la sua musica ha sempre presentato la parte cinica ed antipatica della sua persona, facendogli da scudo dal mondo esterno e dalle critiche. In brani come Pillole o Mare, invece, LowLow mostra un lato meno irrequieto e cosciente dei suoi limiti personali o delle sue dipendenze. Nel brano omonimo al titolo dell’album, si ha una visione abbastanza completa della sua vita prima del successo: dagli anni dell’infanzia in cui veniva preso in giro dai coetanei per il suo aspetto fino all’auto-celebrazione per essere diventato uno dei nomi che fanno scalpore nel mondo del rap, nonostante non provenga dalla strada, cosa che ha scaturito in lui una voglia sempre nuova di riscattarsi e migliorarsi.

Un altro merito va al produttore Big Fish, che non solo ha accompagnato LowLow in tutta la realizzazione del disco, ma è stato anche in grado di fornirgli maggiori sbocchi musicali, al fine di variare sound e contenuti di ogni canzone, toccando anche sonorità che non aveva mai sperimentato. Il tocco sopraffino e l’esperienza decennale di un decano come Fish contribuisce a rilegare il sound e a conferirgli un sapore deciso e autoriale.

Partendo con un handicap mediatico di un certo peso (la community è abbastanza schierata, e in negativo, nei suoi confronti), Lowlow ha riguadagnato il rispetto di chi lo schifava a priori con un lavoro non certo scevro di imperfezioni ma di grande umanità.
Continuando a lavorare in questo modo, potrebbe ulteriormente riprendere quota nelle preferenze degli ascoltatori, in fondo non è passato troppo tempo da quando veniva considerato uno degli astri nascenti del rap italiano.

La strada di Lowlow (o Giulio, come ama denominarsi nei pezzi, a sottolineare la differenza tra alter-ego e uomo sotto la maschera) è una di quelle viottole romane, ricche di storia ma piene di buche. E’ indubbio che questo ragazzo abbia segnato a suo modo un periodo significativo della scena, ma è pur vero che qualche comportamento sbagliato abbia compromesso e sfilacciato il legame con la gente del rap, portandolo piano piano a diventare una figura marginale nelle dinamiche della scena.

Sono album come Il Bambino Soldato che possono ricucire i rapporti, asfaltare le buche. Quello che oggi si chiama Bambino Soldato potrebbe essere, tra un paio di album, un Figliol Prodigo. E bisognerà rallegrarsi e far festa, perché Lowlow era morto ed è tornato in vita.

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