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    Che io mi aiuti: Bresh ha retto da solo il peso dell’oceano

    La Liguria, da qualche anno, è diventata una regione che ha saputo imporsi con grande vigore al centro della scena rap nostrana. Dall’estremo occidente dell’Italia una giovanissima generazione ha saputo rompere l’egemonia che da due decenni dominava il genere nella penisola, dominio presidiato da Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna. Queste città hanno da sempre funto da centri di formazione e catalizzatori per i rapper di ogni dove, come grandi dojo separati in cui affinare le proprie abilità.

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    Il 9 dicembre 2014 Jermaine Lamarr Cole, in arte J.Cole, pubblica per Dreamville Records e Roc Nations il terzo album in studio: 2014 Forest Hills Drive. Cosa rende fino ad oggi questo disco un must listen per gli amanti del rap?

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Music To Be Murdered By: Eminem è davvero finito?

Sono passate giusto un paio di settimane dall’inizio del nuovo decennio, ed è già arrivato il primo scossone dell’anno: Eminem ha rilasciato completamente a sorpresa Music To Be Murdered By, il suo undicesimo album. Il successo di Kamikaze, anch’esso droppato senz’alcun preavviso, ha fatto sì che il rapper di Detroit ripetesse la medesima mossa di mercato, che ancora una volta sembra dare i suoi frutti. Ma se non ci si sorprende dal punto di vista delle vendite, si può dire la stessa cosa dal lato qualitativo?

Music To Be Murdered By è un passo avanti rispetto ai precedenti lavori, Kamikaze e Revival. Quest’ultimo aveva visto un Eminem spento e tormentato dalla paura di deludere i propri fan. Quello stesso timore, paradossalmente, fu il principio del tracollo targato Revival: per non correre rischi, Marshall ripropose un mix di sonorità esplorate in Recovery e The Marshall Mathers LP 2, risultando però totalmente fuori luogo, considerando l’anno d’uscita dell’album (2017).

 

 

Gli spietati giudizi della critica gli diedero nuova linfa vitale. Il dirompente remix di Chloraseptic e il successivo disco Kamikaze mostrarono nuovamente il volto più feroce di Eminem. Dietro le apparenze, tuttavia, si palesava una versione incredibilmente frustrata di Shady, incapace di accettare sia il proprio fallimento, sia il forte cambiamento avvenuto al mondo della musica hip-hop nel corso degli anni Dieci.

 

Marshall, nella sua ultima fatica, si presenta con un concept ben definito. Il titolo e la cover, infatti, sono una citazione all’omonimo LP di Alfred Hitchcock. Le musiche dell’opera di Hitchcock, datata 1958, derivano dalla serie tv Alfred Hitchcock Presenta e, come specificato dal maestro del brivido nelle note di copertina, hanno la funzione di “accompagnare gli omicidi”. Per il suo album, Eminem riprende questo pensiero al fine di delineare un’atmosfera di contorno dal sapore thriller. L’idea, per quanto non originale, è interessante, ma eccetto in alcuni episodi liricamente violenti (Stepdad) o dal clima torvo (Darkness), non viene mai valorizzata sul serio.

 

L’obiettivo che sembra porsi Slim Shady è quello di unire, nella maniera più coerente e graduale possibile, il vecchio e il nuovo, compiendo di fatto un passo indietro a fronte della sua granitica filosofia anti-cambiamenti.  Nello stesso disco coesistono pezzi diametralmente opposti come Unaccommodating con Young M.A e la posse vecchia scuola I Will assieme alla Slaughterhouse (Joe Budden escluso, ovviamente). La componente innovativa, rappresentata per lo più da una buona parte dei featuring, funziona piuttosto bene. Da sottolineare le prove di Don Toliver Anderson .Paak, entrambi parecchio apprezzabili nelle relative tracce.
I problemi seri, manco a dirlo, sono gli stessi dei dischi precedenti.

 

Innanzitutto, il capitolo basi, uno dei punti critici in tutta la discografia eminemiana. Malgrado la partecipazione di producers di un certo calibro (Dr. Dre, D.A. Doman, The Alchemist), ancora una volta le produzioni sono un tasto dolente. In certi casi – Those Kinda Nights, per esempio – troviamo un beat che non si presta per nulla al tipo di traccia che Eminem ci realizza sopra. In altri – Godzilla, questa volta – la produzione appare fuori dal tempo, una sorta di controversa fusione fra un generico beat Shady-style dei primi 2000 e la base di Camelot di NLE Choppa.

 

Il secondo, enorme, limite viene espresso da una serie di scelte molto discutibili. Tornando a Godzilla, viene da porsi una domanda: l’extrabeat dei record era davvero necessario? A differenza della controparte iconica in Rap God, questo è totalmente decontestualizzato, senza contare il fatto che cancelli interamente la buona prova del compianto Juice WRLD. Altro pezzo dalle dubbie intenzioni è il già citato Those Kinda Nights. Esso è una wannabe hit da club con Eminem che rimembra le notti brave coi D12 e il bravo ragazzo Ed Sheeran a realizzare un ritornello completamente alienato dal resto della traccia.

 

Un ultimo appunto riguarda i temi trattati. Da una parte, Shady riprende per l’ennesima volta degli argomenti già ampiamente consumati, quali il difficile rapporto coi media (Unaccommodating), la resilienza di fronte alle difficoltà (You Gon’ Learn) e la passata dipendenza dalla droga (Never Love Again). Così su due piedi, verrebbe da pensare che Eminem non abbia davvero più nulla da dire.

Eppure, la storica penna made in Detroit riesce a scrivere due storytelling di assoluto livello: Darkness e Stepdad, entrambi menzionati all’inizio. Il primo è un brano cupo e triste (l’utilizzo del sample di Sound Of Silence, in questo caso, è un’arma a doppio taglio, essendo stato abusato dall’internet per la creazione di numerosi meme) incentrato sulla spinosa questione delle armi libere in America; il secondo, che per intensità ed epicità ricorda vagamente Kim, racconta per filo e per segno il maltrattamento di un patrigno nei confronti del figliastro e della compagna.

 

Che conclusioni si possono trarre da Music To Murdered By?

È sotto gli occhi di tutti che Eminem abbia intrapreso la via del tramonto già da Revival. Per quanto l’enorme fan base possa garantirgli dei numeri da capogiro, Shady sa bene che il mondo non gli appartiene più, e ha capito che l’unico modo per tentare di riprenderlo è voltare pagina. Anche in questo disco, però, la svolta non è arrivata. Marshall è stato nuovamente fermato dai suoi demoni ed è ricaduto nelle stesse trappole, concependo un prodotto debole e con pochi spunti degni di nota. All’alba dei quarantott’anni l’età inizia a pesare, ma conoscendo Eminem di certo non si darà per vinto. Dopotutto, fino a quando avrà qualcosa da dire, la sua penna non firmerà alcuna lettera d’addio.

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Matteo Carena

Ho 20 anni e sono un perfezionista maniacale. Se non siete d'accordo su qualcosa, troviamoci al pub e discutiamone tra un boccale di birra e l'altro.

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