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  • Oasis, l’isola che non c’è di Bad Bunny e J Balvin

Oasis, l’isola che non c’è di Bad Bunny e J Balvin

Era il lontano 3 Marzo 2017 quando Bad Bunny e J Balvin pubblicavano la loro prima collaborazione, Si Tu Novio Te Deja Sola: mentre il primo era in procinto di esplodere nel mercato del mainstream, il secondo veniva da un Latin Grammy per il miglior disco dell’anno, Energía. A distanza di poco più di due anni, la coppia di superstar latine pubblica Oasis, l’attesissimo joint album annunciato a settembre 2018.

Nell’intervista a Complex dove per la prima volta venne nominato Oasis, Bad Bunny disse una cosa piuttosto interessante: “Io non sono un artista, un cantante trap… io sono un bambino che sta facendo questa fottuta roba”. Dopo l’uscita di X100PRE e soprattutto di questo lavoro congiunto, il significato di quella frase inizio a comprenderlo appieno. Avete presente l’Isola che non c’è? Quel magico luogo popolato da fate, pirati, indiani e dove i bambini non crescono mai. Ecco, l’Oasi di cui parlano Balvin e Bad Bunny è molto simile.

 

 

Leggendo la parola “oasi”, cosa viene in mente? Con tutta probabilità, quei luoghi in mezzo al deserto dove potersi rinfrescare, ed effettivamente è così, ma c’è di più: è un rifugio, un posto che cela ciò di cui gli uomini hanno bisogno. L’Isola descritta nell’opera di J.M. Barrie non è distante da quest’idea: viene spesso interpretata come una metafora della fantasia dei fanciulli, un posto in cui tutto può accadere e soprattutto nel quale ci si può nascondere dalle intemperie del mondo esterno.

Dunque, J Balvin e Bad Bunny sarebbero dei bimbi sperduti che vogliono far credere che la fantomatica casa di Peter Pan sia reale? Non proprio. Il loro rifugio paradisiaco esiste già.

 

“Bienvenido’ al oasis
Aprovecha que estoy fácil
Pasarla bien no es difícil”

“Benvenuto all’oasi
Approfittane che è facile
Spassarsela non è difficile”

 

Balvin apre Mojaita con dei versi semplici quanto esaustivi. L’ascoltatore viene immediatamente catapultato su un’isola caraibica e accolto da una moltitudine di belle ragazze – perché cosa c’è di più desiderato da un uomo?

L’elemento preponderante nelle prime canzoni è il sesso, amplificato dalle liriche esplicite proposte dai due rapper. I costumi delle zone d’origine appaiono come di consueto in varie forme, ad esempio tramite citazioni (“Yo quiero ser tu Daddy, pa’ darte Gasolina”, riferimento a Gasolina di Daddy Yankee) oppure con la rassegna di alcuni paesi dell’America Latina (Yo Le Llego).

 

Dopo tre brani di riscaldamento volti ad un’immedesimazione efficace quanto superficiale, l’attenzione si sposta verso i sentimenti. Bunny e Balvin dipingono la classica situazione di un relazione interrotta per poi interpretarla in maniere differenti. In Que Pretendes la focalizzazione è posta sul non voler tornare indietro, rifiutando i ridondanti tentativi della ex di convincere il partner; nella penultima traccia, Odio, avviene l’estremizzazione del tema precedente, sottolineando il binomio amore-odio.

 

Di diverso avviso è La Canción, senza dubbio la più emotiva del disco. La base malinconica di Nicael accompagna la tristezza degli artisti, causata dall’ossessivo ricordo della canzone che usavano cantare e ballare assieme alla propria ragazza (vista da Balvin come “La fantasia oscura di Kanye West”). Degna di nota è proprio l’importanza della musica in sé: in Como un bebé viene identificata come la cura ad hoc per un litigio.

Il parco sonoro di Oasis, curato nei minimi dettagli ma non esattamente vario, è prettamente composto da beat reggaeton, intervallati da puntate di latin trap. Due produzioni presentano delle sfumature: Un Peso e la già citata Como un bebé. Entrambe sono accomunate dalla presenza di un ospite: nel primo caso, l’icona del rock en español Marciano Cantero, accolto dal campionamento di Lamento Boliviano; nel secondo episodio, invece, vi è Mr Eazi, pioniere della Banku Music, un particolare genere africano.

 

Si può dire che Oasis non sia solo l’album giusto al momento giusto: la musica latina sta attraversando un forte periodo di crescita a livello di notorietà, e buona parte del merito è da attribuire proprio agli interpreti di questo progetto. Bad Bunny e J Balvin, in sintonia per tutta la durata dell’album, hanno creato un’opera pura e compatta, facendo leva sulle atmosfere e sul fattore sentimentale, incarnando a pieno il clima e l’ardore del popolo latino-americano. L’Isola che non c’è esiste eccome: si trova a Porto Rico, in Colombia, a Cuba, a Santo Domingo; quei posti dove gli uomini nascono, crescono, si innamorano e magari se vanno, ma quando poi ritornano, diventano nuovamente bambini.

 

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Matteo Carena

Ho 19 anni e sono un perfezionista maniacale. Se non siete d'accordo su qualcosa, troviamoci al pub e discutiamone tra un boccale di birra e l'altro.

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