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Quantità o qualità? Beast Mode 2 di Future è l’ennesimo progetto gradevole ma non necessario

Future è fuori da poco con l’ennesimo mixtape, Beast Mode 2.  Ecco la nostra recensione.

Se dovessimo stilare una classifica degli artisti dell’ambiente Trap rap che più hanno saputo dimostrarsi versatili e influenti (anche fuori dallo stesso mondo Hip-Hop), Future Hendrix occuperebbe una delle posizioni più alte della lista.
A scapito della mastodontica produzione musicale dell’artista di ATL, si può dire che Future non abbia mai commesso passi falsi, talvolta sperimentando, talvolta riproponendo la classica (e sempre valida) formula che l’ha portato tanto in alto, senza mai risultare troppo noioso, ripetitivo o poco creativo. Egli ha sdoganato argomenti oramai abusati da tutti come quello della codeina o delle benzodiazepine, analizzando anche l’altra faccia di queste sostanze in canzoni come l’iconica (e malinconica) “Codeine Crazy“. Tra gli altri suoi meriti troviamo anche l’aver contribuito a trovare una via di mezzo tra “rapping” e “cantato” e l’aver portato di moda (con T-Pain e Lil Wayne) l’autotune, di cui fa largo uso nella sua musica.

Il progetto di cui parliamo oggi è il seguito dell’omonimo mixtape “Beast Mode“, uscito nel 2015 e contenente nove tracce e due collaborazioni rispettivamente con Young Scooter e Juvenile. BM2 segue per filo e per segno la struttura del suo predecessore, con nove tracce, un solo featuring assieme a Young Scooter e Zaytoven che cura le produzioni in maniera impeccabile.
Il disco non ha particolarmente nulla che riesce a spiccare sul resto (come magari faceva Mask Off nel self-titled uscito lo scorso anno), poiché è tutto molto standard, dalle sonorità agli argomentati trattati e il modo in cui vengono trattati. Niente ci fa dire “Wow” mentre ascoltiamo il disco, insomma, non è presente niente che stupisca all’ascolto per un motivo o per l’altro. Del resto, esattamente come il mixtape che l’ha preceduto, Beast mode 2 non ha poi troppe pretese, forse non ne ha proprio, è semplicemente un disco breve che si fa ascoltare, come tanti progetti di Future.

Beast mode 2 è un lavoro valido e su questo non ci piove, ma per rigirare la frittata andrebbe posto un quesito a noi stessi (che vale per Future Hendrix ma non solo): è più importante impegnarsi a creare qualcosa di nuovo e diverso o seguire una formula di successo che mai deluderà nessuno? E soprattutto, un seguito deve necessariamente essere “coerente” al predecessore? Del resto, se è vero che Culture II dei Migos è stato un successone planetario mantenendo i classici canoni del gruppo, anche Luv is rage 2 lo è stato pur c’entrando poco e niente con il Lil Uzi del primo Luv Is Rage. Lo stesso Future ha prodotto un album ufficiale denominato “DS2“, seguito del primo “Dirty Sprite” che era stato prodotto quando Hendrix era ancora una pulce nella scena della capitale della Georgia e suonava non a caso più “sporco” in confronto al suo successore (che è probabilmente il suo progetto più riuscito).

Considerato ciò, sarebbe stato forse sensato aspettarsi di più da questo seguito che un semplice “disco per passare il tempo“, ma allo stesso tempo non gli si può muovere nessuna critica consistente, se non che è vuoto come tanti altri lavori dell’uomo che detiene (assieme a Gucci Mane, Jeezy, T.I. e tanti altri) lo scettro di Atlanta.
Future dovrebbe dar più attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità (per quanto la prima non la faccia mai davvero mancare nei suoi dischi), altrimenti rischia di appiattire inesorabilmente l’impatto della propria figura nella scena, non regalando più dischi memorabili e facendosi surclassare dai più giovani fenomeni che sbucano ogni giorno come funghi.

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Fabio Russo

Fabio Russo

Mi piace il rap coreano.

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