• Home
  • L’ Era Della Bestia, un viaggio attraverso le mille sfaccettature di Jangy Leeon

L’ Era Della Bestia, un viaggio attraverso le mille sfaccettature di Jangy Leeon

“Per fare un bel disco ci vogliono i soldi, voi datemi i soldi che io vi faccio un bel disco”

Con questa frase Jangy Leeon apriva ufficialmente la campagna su Musicraiser per finanziare l’ uscita del suo album solista L’ Era Della Bestia. L’ iniziativa, nata sui primi di Gennaio, ha riscosso un enorme successo, tanto che dopo poche settimane si era già raggiunta la quota necessaria. C’erano insomma tutte le premesse per un ottimo disco, infatti ci troviamo di fronte ad un lavoro di altissima qualità, frutto di una ricerca e sensibilità artistica non indifferenti.

Recensire un prodotto del genere non è facile, specialmente se l’ autore appartiene ad una delle crew più rispettate di Milano e ha alle spalle progetti di notevole spessore. Si percepisce addosso un certo senso di responsabilità, amplificato dal fatto che dall’ ultimo album ufficiale, Lionel Collection, siano passati quattro anni, lasso di tempo sufficiente per far crescere hype e aspettative a dismisura. Tendenzialmente esistono quattro tipi di dischi: quelli che soddisfano le previsioni, quelli che le superano, quelli che le deludono e infine quelli come L’ Era Della Bestia, che sorprendono l’ ascoltatore in positivo, proprio perchè stravolgono ogni pronostico.

All’ interno dell’ album infatti troviamo sonorità e stili differenti intrecciati tra loro in modo inaspettato e originale: si passa dall’ atmosfera più classica e puramente Hip Hop di Roba Nostra con i due pezzi da 90 di casa Adria Costa Records, Nex Cassel e il produttore St. Luca Spenish, a tracce come Ibrido feat Dani Faiv (giovanissimo esponente della scena ligure intervistato da noi poco tempo fa: http://chiamarsimc.com/blog/rapprofondimenti/intervista-dani-faiv-dalla-break-dance-allentrata-machete/ ). Non manca una buona dose di novità e sperimentazione, in pezzi quali Don Papa o Hijo De Puta, dove ritmi esotici si mischiano con scratch di Dj Lil Cut, che sotto questo punto di vista rappresenta un elemento fondamentale.

Precisione

L’ aspetto che colpisce di più in questo lavoro è sicuramente la ricercatezza, la cura per i dettagli con cui ogni cosa, dalla scelta dei produttori a quella degli artisti nei featuring, è stata fatta. Nonostante la già accennata varietà fra i pezzi, il progetto segue e mantiene per tutto il tempo un suo filo logico ben preciso, evidente anche nell’ ordine delle tracce. Welcome To My Hell è l’ intro perfetta, con tanto di ospite d’ oltreoceano aka Merkules, rapper canadese autore di un album come Scars nonché stretto collaboratore di Snak The Ripper, mentre in chiusura e c’è spazio anche per l’ introspezione, con 44 These Days. Fin da subito quindi riconosciamo chiaramente lo stile di Jangy, accostato alla perfezione a quello del collega. Sono l’ accoppiata vincente, una dose di cattiveria pura enfatizzata dalle loro voci graffianti e cut leggendari come quelli di Vinnie Paz in Drag You To Hell Big Pun in You Ain’t a Killer.

Originalità

E così veniamo catapultati nel mondo di Jangy Leeon, che si reinventa e al tempo stesso, a suo modo, porta una ventata di freschezza. In un periodo storico del rap italiano in cui spesso si vedono mille fotocopie che imitano il sound del momento, il rapper milanese fa uscire un disco che attinge direttamente da culture e correnti musicali diverse. Weirdo, presenza fissa nelle tracce Don Papa, La Plata, Hijo De Puta, Bodas De Oro Playa Pimps, confeziona dei beat che immergono l’ ascoltatore in un’ atmosfera degna dei peggiori bar di Caracas. Merito anche dei campioni utilizzati, alcuni presi dalla musica tradizionale guineana, più nello specifico dall’ orchestra Balla et ses Balladins, già campionata in precedenza forse solo da J Cole, in Cole World: The Sideline Story. Per non parlare della diretta citazione al Buena Vista Social Club presente in Bodas De Oro. Questi pezzi si contraddistinguono inoltre per il featuring insolito con Francikario, artista latinoamericano che da anni vive e lavora a Milano.

Coerenza

Se da una parte ascoltiamo un Jangy Leeon inedito, dall’ altra anche nelle tracce più vicine alle sonorità attualmente in voga rimane se stesso, senza scendere a compromessi di alcun tipo. Vedasi Who We Are feat Nerone, unica produzione di Yazee nel disco, o la già citata Ibrido. Non mancano episodi con colleghi presenti in altre collaborazioni precedenti, come ad esempio la posse track Dirty Game, vero e proprio manifesto della MSL, e Twin Peaks, traccia dai toni cupi a cui ci hanno abituati il dinamico duo Lanz KhanAxos, caratterizzata dal beat firmato Low Kidd. Sebbene nell’ album ci siano soltanto due pezzi da solista,  Jangy Leeon riesce comunque a trovare il giusto equilibrio con ogni ospite, ritagliandosi il suo spazio. Sicuramente non passa inosservato di fianco ai suoi colleghi ma anzi, proprio questa abbondanza di feat con i nomi più disparati gli consente di mostrare appieno la sua versatilità.

Alla fine del film mentale in cui si piomba subito dopo l’ intro, ci si accorge che l’ unica costante è stata sempre e solo la voce di Jangy Leeon.  Si tratta letteralmente di un viaggio da un pezzo all’ altro, da un paesaggio all’ altro, un viaggio che dura sedici tappe e senza pause nel mezzo.

L’ Era Della Bestia è un grande album perchè sa stupire continuamente chi lo ascolta. Nulla è lasciato alla banalità del caso, ogni singola traccia è un tassello che compone quel puzzle di suoni, artisti e stili differenti che è il prodotto finale. I soldi  non faranno la felicità, ma di sicuro fanno bei dischi e Jangy Leeon l’ ha appena dimostrato.

Tag: , , , , ,


Gaia Di Paola

Gaia Di Paola

Mi chiamo Gaia, vivo a Milano e di milanese ho solo l' odio per la metro affollata e un paio di rapper nella mia playlist. Nel tempo libero adoro disegnare. Non sono brava con le presentazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici