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Scatola Nera e l’approccio al pop-rap: successo o flop?

Più di cinque anni fa, nel lontanissimo maggio 2014, usciva Kepler, il primo joint album ufficiale tra Gemitaiz e Madman, dopo che i due avevano già collaborato ad un mixtape, Haterproof, e ad un ep, Detto, Fatto. Probabilmente proprio con Kepler, i due vennero consacrati tra i big della scena, un duo iconico e talentuoso pronto a prendersi sempre più spazio tra la sempre più grande folla di ragazzini che proprio all’epoca si approcciava per la prima volta al rap italiano.

Qualche settimana fa invece è uscito l’acclamatissimo secondo album di coppia dei ragazzi classe ’88, Scatola Nera, che tra entusiasmo e scetticismo aveva fatto parlare di sé in lungo e in largo, complice il successo estivo dell’unico singolo che ha anticipato l’uscita del disco, il settimo capitolo della celeberrima saga dei Veleno.

Come tutti sappiamo, in quei 5 anni abbondanti che si frappongono tra i due progetti, il panorama discografico del rap italiano è stato stravolto: una buona parte di quei ragazzini che si erano appassionati al genere probabilmente oggi sognano, provano o hanno già provato a fare i rapper, chi all’epoca era poco più di un emergente oggi può puntare a conquistare le vette delle classifiche mentre chi invece già all’epoca era un nome importante oggi è sulla bocca di tutti, compresa parte di quegli adulti che continuano a ripudiare il genere, e magari si appresta a partire per un tour europeo o mondiale.

 

Proprio questo paradigma discografico può essere usato come chiave di lettura per cercare di capire, e giustificare, un album come Scatola Nera, che si presenta come un album di circostanza, un po’ molle, privo di quella voglia di prendersi il mondo che aveva affascinato i primi fan dei due rapper.

Un album di circostanza, cosi come di circostanza appaiono i featuring del disco fin dalla prima volta che se ne legge la tracklist, mentre all’ascolto quasi tutte le collaborazioni dimostrano di non essere state contestualizzate adeguatamente nello sviluppo di un concept musicale proprio del disco, rivelandosi funzionali solo ed esclusivamente al fine di renderlo il più possibile adatto ad un pubblico di massa. Si può interpretare in questo senso anche una preoccupante involuzione lirica da parte di Madman, che dopo averci abituato per anni a testi caratterizzati da metriche elaborate si lascia troppo spesso abbandonare a testi piuttosto banali.

Chiariamo, non che questo approccio sia un caso isolato nel mercato odierno: Rkomi ad inizio anno ha inserito nel suo album di matrice pop-rap, artisti pop per eccellenza come Jovanotti ed Elisa, mentre Achille Lauro e Boss Doms hanno sviluppato un tipo di suono capace di trasformarli nei co-protagonisti del Festival di Sanremo, concluso poi alla nona posizione. C’è da dire che effettivamente quest’ultimo progetto nel suo complesso non ha ottenuto poi grandi riscontri in termini numerici, come invece sta dimostrando Scatola Nera, che vede undici dei suoi dodici brani abbondantemente sopra i due milioni di stream sul solo Spotify in nemmeno due settimane.

 

Perché allora Scatola Nera è stato così aspramente criticato, soprattutto da quella parte di pubblico storicamente legata alla coppia?

 

Quello che probabilmente manca a Scatola Nera rispetto a progetti come i sopracitati Dove Gli Occhi Non Arrivano e 1969 è la capacità di mantenere un tratto distintivo e di farlo elemento portante di un progetto molto più commerciale. Le “colpe” quindi non sono da attribuire in toto a Gemitaiz e Madman, ma devono essere imputate anche ad una direzione artistica inopportuna o inefficace, incapace di amalgamare produzioni tutto sommato innovative e quantomeno interessanti con le prestazioni dei due rapper, che seppur discrete, rispecchiano le richieste che il mercato attuale impone per ottenere determinati risultati.

Sempre che l’obiettivo non fosse la semplice massimizzazione delle vendite, anche a costo di deludere i fan di vecchia data nostalgici dei Gemitaiz e Madman di qualche anno fa che speravano, o si aspettavano, nella peggiore delle ipotesi, un album in stile Kepler.

Perché in questo caso l’obiettivo verrà probabilmente centrato in pieno. Ma ne è valsa la pena?

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